sabato 26 luglio 2014

Patto Civico Comasco

Si è tenuto nella mattinata del 26/07/14, presso Villa Calvi in Cantù, un incontro presentazione/aggregazione organizzato dal costituendo “Patto Civico Provinciale”.
Presenziavano l’evento i sette Sindaci Civici ormai noti alle cronache locali.

Nella prima esposizione del progetto il Sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero (che ha tra le altre cose rimarcato che non si presenterà ne come candidato Consigliere, ne come candidato Presidente), ha spiegato ai numerosi presenti, a mio avviso almeno un ottantina, che si parte dal presupposto ci sia nell’aria una chiara voglia di questa novità assoluta.
Ha rimarcato Bizzozero che i problemi sono comuni a tutte le amministrazioni e che si sta cercando una soluzione a questa situazione contingente che nasce ben prima dell’Euro e della crisi economica, perché dovuta innanzitutto ai danni creati dalla partitocrazia, deviazione nata negli anni ruggenti.

Si tratta di sgretolare un sistema di potere; si può cambiare soltanto costruendo un percorso partendo dal basso, lottando contro il clientelismo, male comune derivante dalla partitocrazia ormai ben salda e d affermata.

Come rimarcherà in seguito anche Vincenzo Latorraca (Segretario Politico di “Lavori in Corso”), la lista civica che ha espresso Bizzozero quale Sindaco canturino non è ne antipolitica, ne antipartitica, ma un movimento locale che fa della politica ragionata e programmata, nel ruolo partitico locale, la propria ragion d’essere, in attesa di tessere anche reti di più vasta gamma.
E’ stato specificato da Bizzozero anche che la Partecipazione Popolare e la Democrazia Partecipata stanno alla base di una vera alternativa antipartitocratica. Sarà necessità di questo “Patto” convincere anche gli amministratori che sono comunque di area partitica tradizionale che occorre credere nella svolta civica, a questo avviso sono invitati anche essi a partecipare a questo progetto, se non si ritrovano completamente soddisfatti, nel loro ruolo, dai rapporti con la politica tradizionale.

Tanto Bizzozero che Giuseppe Napoli, Sindaco di Fino Mornasco, hanno ribadito che all’interno del Patto esiste un rapporto alla pari tra i partenti e che i componenti il Patto non si ritengono migliori di chi fa politica onestamente all’interno dei partiti, svincolandosi però dalle logiche servilistiche e che semplicemente sono in cerca di logiche migliori e sicuramente non clientelari.
Durante gli interventi Vincenzo Latorraca ha dichiarato che “Lavori in Corso” da sempre è favorevole ad un cambiamento basato su Autonomia, Responsabilità e Partecipazione e che la logica del Patto debba necessariamente seguire non solo il passaggio dell’aggregazione, ma anche quella dello sviluppo di un programma condiviso e scritto da un gruppo di lavoro, programma che sia il cartello politico di questa coalizione (affermazione questa poi condivisa da tutti gli aderenti).
Un’ altra affermazione condivisa è stata fatta da un partecipante di cui mi è sfuggito il nome: con questo progetto non si guarda tanto indietro verso gli sbagli fatti, ma avanti verso un miglioramento sicuro.
Si parte da qui e da molti incontri che le Liste Civiche stanno portando avanti sul territorio, di certo si arriverà ad una svolta storica nella politica italiana.

Torneremo a parlare presto di questo progetto,

Giorgio Bargna

giovedì 24 luglio 2014

Valori (3) L'Amore

 Abbiamo detto che in questo percorso avremmo trattato anche di amore, un argomento vasto e difficile da trattare, tanto da essere ben poco presente anche nelle analisi filosofiche e psicologiche che si occupano del comportamento umano; certamente di tratta di un  termine inflazionato o contaminato da molteplici significati, va detto che probabilmente non esiste altro termine per definire quel sentimento di forte empatia che vuole il bene dell'altro senza anteporre il proprio. Certamente, esclusi altri significati, in questo termine vi è la ragione principe del comportamento morale per molte persone, solo chi non lo incarna può non tenerne conto nel fare e nel valutare leggi che devono regolamentare il comportamento umano nella società.

Descrivere l'amore è dunque impresa vasta, esso certamente è qualcosa di veramente grande, la vera anima che rende viva la vita stessa, il motore che muove ogni cosa animata ed è capace di rendere vitale ciò che sta per morire. Potremmo descriverlo anche con ogni azione di Madre Natura o in quell'essenza che fa battere il cuore dell'uomo e lo trasforma in un organo di carne. Salvo rari casi, tutti, tendenzialmente, siamo posseduti da forme di amore; l'amore è una potenzialità insita in noi, che cresce insieme alle nostre esperienze; anzi probabilmente nessuno può decidere di non amare perchè anche quando pensiamo di non farlo lo stiamo facendo. La nostra vita vissuta con attenzione è già amore, esso è talmente vasto da comprendere tutto ciò che è visibile da occhio umano.

Volessimo valutare il significato di questo termine secondo la lingua italiana andremmo a coprire un vasto raggio che certamente comprenderebbe questa serie di sfaccettature: l’amore familiare, quello per gli amici, l’amore per se stessi, l’amore romantico e quello sessuale (considerato da alcuni più un istinto che una vera e propria forma d'amore), l’amore platonico, l’amore romantico, quello caritatevole; ad essi dovremmo aggiungere certamente poi l’amore ideale che si nutre per qualcosa di astratto o inanimato (quali un'idea o un obiettivo), l’amore politico o sociale (teso verso i propri principi, la propria nazione o patria, la propria dignità, il proprio onore e l'indipendenza) nonché l’amore di fede verso qualche essere divino o Dio (devozione).

Esiste una bella definizione dell'amore di Herman Hesse: " Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa sente se stessa e percepisce la propria vita".

Probabilmente l'amore è quel momento in cui ci si trasforma solo in emozione, brivido, consapevolezza che ci sei, che sei anima.

In sostanza, concludendo questo capitolo, l’amore è Universale e non ha bisogno di parole, si nutre del silenzio, comunicando con tutti gli esseri del mondo senza bisogno di traduzioni in lingue diverse, parlando nel silenzio dei cuori.

Solo chi è sordo nel cuore può non comprendere.

(continua)

mercoledì 23 luglio 2014

Valori (2) La Comunicazione

Proseguendo il percorso, parliamo ora di comunicazione; formalmente si tratta di un processo che tende alla condivisione delle notizie e delle idee articolato attraverso alcuni elementi fondamentali: chi trasmette l’oggetto, vale a dire il sistema che trasmette, ovverosia l'emittente; un canale comunicativo, necessario alla trasmissione dell'informazione; il contenuto di essa; un codice di trasmissione che la tramuti in una forma linguistica all'informazione, che la riempia di significato. Non bastano però questi elementi, il processo permane incompleto senza l’ultimo tassello, il ricevente. Questo ultimo elemento però non sempre significa l'assunzione completa dell'informazione, essa non dipende solo dall'efficacia del canale trasmissivo, che già di per se stesso non sempre è ottimale, ma anche e soprattutto dalla ricezione ottenuta … ostilità e messaggi dai linguaggi estremamente complessi influenzano tanto l'emittente quanto il ricevente. Necessità quindi, per attuare una comunicazione perfetta, l’introduzione di un "contesto" che influisca positivamente sui due processi di significazione (dell'emittente e del ricevente) e viene quindi a costituire in tali modelli il sesto elemento fondamentale. La comunicazione comunque dovrebbe intersecarsi con la verità, non succede spesso purtroppo, la manipolazione è frequente ed atta a travisare, ad incanalare, a confondere.

Ne parlavo qualche post fa di un “nuovo” sistema comunicativo di certo non perfetto ma che comunque consente una onesta informazione. Oggi tramite internet possiamo esprimere e recepire quanto vogliamo senza che nessuno (a discrezione) ci contesti oppure lasciandolo fare, ma soprattutto possiamo confrontare le idee e svilupparle attraverso poi la nostra mente.

I detrattori della rete spesso criticano ferocemente questo mezzo, io non sono d’accordo, perlomeno non lo sono in toto; esiste si il rischio che porti all’alienazione dalla vita reale, ma questo dipende dagli utenti, non dal mezzo utilizzato.

Ne parlo spesso, invece, di un sistema comunicativo dal costo praticamente zero, parlo di partecipazione, discussione e proposizione di idee in percorsi condivisi. Io parlo sostanzialmente di democrazia partecipata applicata alla politica ed all’amministrazione, ma questa formula è possibile applicarla a più contesti partendo dalla famiglia per arrivare al lavoro. Confrontarsi e deliberare insieme consente uno scambio comunicativo intenso e completo e vi assicuro che in più di un occasione ho cambiato idea su dei temi che non pensavo avrei mai tradito. Quella comunicazione perfetta di cui accennavamo all’inizio si concretizza a mio vedere tramite questo interscambio di idee che si assimilano, poco altro, se non nulla, fa di meglio.

(continua)

domenica 20 luglio 2014

Valori

Vorrei partire quest’oggi in un viaggio alla scoperta dei valori. Sono certo di sapere il punto di partenza, un po’ meno di sapere dove si possa poi giungere alla conclusione.

Ognuno di noi ha certamente dei valori dove riconoscersi, qui tratteremo, se ce la farò, della vita, della verità, della comunicazione, dell'amore, della giustizia, dell’onestà, della libertà, della volontà, dell'intelligenza nell’ascoltare il prossimo e capire ciò che dice, della famiglia, dell’amicizia, della pace e del bene.

Partiamo il nostro tour dalla vita, sicuramente tutti la desideriamo appagante, qualcuno in meno desidera viverla anche in modo consapevole.
Lasciando da parte le domande proprie della filosofia chiediamoci in che cosa consiste la nostra vita terrena. Una logica scientifica ci risponderebbe che la nostra vita è costituita da attimi, secondi, minuti, ore, giornate, mesi e anni. Tempi da riempire e vivere in prima persona.
Viviamo un’ epoca  caratterizzata da tante scoperte scientifiche, dalla tecnologia e dalla comunicazione, e l’umanità ha scoperto che tutto è energia, energia da non perdere. Volendo anche i pensieri sono energia da poter concretizzare con dei contenuti.

Ognuno di noi, potrebbe essere paragonato a un Pc che immagazzina sensazioni e sentimenti memorizzando e trasmettendo, tramite la mente, dati che impronteranno il corpo. Mentre il corpo materializza, la mente, la coscienza dove si trovano? Io ho spesso lì impressione che i miei sentimenti, le mie sensazioni viaggino slegati dal corpo obbligandomi ad uno sforzo aggiuntivo. Sarebbe quindi importante imparare a dare una nuova direzione al nostro modo di pensare, per scoprire noi stessi, ossia per trovare noi stessi, essere presso di noi e dare un senso determinante alla nostra vita personale. Dovremmo imparare a giungere ad una vita appagata che è creativa.

Dicevamo che avremmo trattato anche di verità, un tema complicato. Lo è perchè ognuno di noi ha la propria come verità, quelle condivise in grande maggioranza probabilmente sanciscono le pochè le verità assolute, ma non è certo. Però potremmo asserire che la verità già è l’esser sinceri con se stessi e con chi ti circonda; la verità è quella cosa che serve per andare avanti perchè con le bugie, su diciamoci la verità, prima o poi ti fermi perchè vieni scoperto!

Che senso potrebbe avere una vita piena di bugie, una vita nella quale anche tu faresti fatica a sbrogliarti tra il falso dal vero, a distinguerli, in una vita dove dopo averne sfornate tante una dietro l’altra alla fine non sapresti nemmeno tu distinguere il falso dal vero?

Potremmo anche dire che verità è anche conoscenza, intesa come consapevolezza e comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento. La nostra conoscenza potrebbe anche essere assodata e certa, trasferibile, rappresentabile tramite diversi “supporti”  che possono svariare da una conversazione, as una lezione, ad un intervista, ad un media qualsiasi. Ma vi è anche una conoscenza molto più “privata”, molto più propria, personale, quello che sentiamo nostro e che non sempre riusciamo a condividere, parlo di quella capacità personale di azione alla quale diamo il nome di “intuizione”, quanto cioè ci permette di risolvere situazioni anche gravose grazie alle proprie esperienze puramente personali; essa però prima o dopo verrà messa al servizio della comunità.

Abbiamo trattato in sostanza di vita, verità e forse dell'intelligenza nell’ascoltare il prossimo e capire ciò che dice il resto alle prossime puntate.
Giorgio Bargna

mercoledì 16 luglio 2014

Posti in "liquidazione"

Mi capita spesso di prendere spunto dai pensieri di Alain de Benoist, anche perché la pensiamo praticamente eguale su quasi tutti i fronti.

Affrontiamo un tema attualissimo, l’abdicazione del concetto di "autorità"  a favore di volgare, scialbo, servile, ordinario lassismo nei confronti delle regole, siano esse di normativa naturale e/o fisiologica che di stampo sociale.

Parla spesso de Benoist di quella che lui definisce "liquidizzazione" della società, ove tutto è orizzontale e dai contorni sfumati, indefinibili e indefiniti, ove tutto è compenetrato e appunto "liquido", a discapito della "solidità".

Nella realtà della società quotidiana non riscontriamo ormai più nessuna certezza, vi sono rimaste ben poche regole sociali, conclamate dalle comunità e dalla natura, che resistano.
Valori che hanno una storia che neppure l’anarchia potrebbe contraddire per il loro valore sociale e civile quali la famiglia, le istituzioni, le norme del vivere civile oggi vengono spazzate via, dissolte da una azione dissolutiva, devastante che lascia dietro a se stessa solo un arido deserto, un caos.

Quel valore che ritengo prima naturale che sociale, la famiglia composta da uomo, donna e figli frutto della loro unione sessuale e naturale viene attaccata di continuo attraverso azioni e pensieri che,  sfidando la fisiologia della procreazione, arrivando a ridurre la donna a mera macchina incubatrice, l'uomo a puro e semplice fornitore di spermatozoi e il bambino ad autentico giocattolo/merce di scambio.

Le regole dell'integrazione e dell'accoglienza degli stranieri, peraltro necessità conclamata negli anni dalla storia e dalle necessità,  vengono spazzate via da un "mare" di sbarchi che non accenna a placarsi, spesso non tanto nella noncuranza e nel menefreghismo di chi di dovere, quanto nel nome di un guadagno economico legato ad una società infarcita di poveri, nostrani od importati che siano.

Le identità comunitarie spesso vengono dissolte, quando invece basterebbe una saggia azione di multiculturalismo per amalgamare anziché sfilacciare e distruggere il tessuto stesso della società.

L'uomo, il cittadino, il “principe” oggi si ritrova spogliato dalle certezze sulla famiglia, sulla comunità, sulla religione (ma questo ritengo sia il male minore), sugli ideali politici e si ritrova allo sbando nel deserto osservando un fluido paesaggio che fluttua nell'incertezza cronica e privo di un ancora di salvataggio. Esso si ritroverà privato di autorità e di regole di riferimento, schiavo impotente di una società dominata dal denaro a vantaggio di lobby di pressione.

Una società liquida discioglie in primis i rapporti personali e sociali fondamenta imprescindibili dell'umanità (come testimoniamo ogni giorno i nostri occhi) e  non può che condannare a un presente ove le leggi naturali vengono sovvertite a favore di un futuro governato da forze oscure puntate verso la distruzione.

Giorgio Bargna

sabato 12 luglio 2014

Dell'onestà

Molto spesso, quando si parla di onestà, di primo acchito si pensa a politici, amministratori e commercianti, ma il concetto di onestà a mio vedere non si limita al significato economico che definisce onesto chi non ruba, non froda e non corrompe ma è molto più articolato. Onestà sicuramente ha a che fare con intenzioni, motivi e disposizioni del carattere e del comportamento di una persona.

Si potrebbe asserire che una definizione semplice e coerente di onestà sia questa: l’onestà indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, astenendosi da azioni riprovevoli verso il prossimo fondate sull’inganno.

L’onestà viaggia di pari passo a molti aspetti della nostra vita ed influisce su questa sotto svariate forme. Tramite essa si esprimono tanto il rispetto per se stessi quanto  il rispetto per gli altri. L’essere onesti implica la necessità di dire a te stesso e agli altri la verità, anche se a volte è difficile e scomodo; essere onesti va oltre al  semplice non mentire, si tratta di un voto al senso della verità. Una persona onesta ricerca la verità con la mente aperta e cerca di comunicare chiaramente la verità, l’onestà comincia dentro di noi, è parte delle nostre relazioni personali e alla fine colora e dirige tutto quello che facciamo.

Viene certamente facile e gratuito affermarlo, ma le persone oneste sono degne di fiducia, sono coloro su cui si può fare affidamento, sono quello che dicono di essere, vogliono dire quello che dicono e mantengono la loro parola. Tramite questo parametro si influenza tutta la nostra vita, condizionando tanto le nostre relazioni con gli altri quanto l’ immagine che costruiamo per noi stessi.

Viene certamente spontaneo a molti il chiedersi perché, vivendo in un mondo in cui la disonestà sembra quasi un luogo comune e spesso è prevista come parte del “fare successo”, una persona dovrebbe essere onesta rischiando oltretutto di essere tacciata di ingenuità e stupidità e rischiando, oltremodo, di essere buggerata perpetuamente.

In realtà sono convinto che non occorra impegnare un grande sforzo per intuire che l’onestà è importante per tutti. Una società basata su inganni e menzogne non può, non potrà mai, funzionare bene. Se non possiamo credere che le persone che ci circondano ci dicano la verità, il nostro senso di comunità soffre, gli inganni e la mancanza di fiducia portano conflitti e disgregazione sociale.

E’ innegabile, comunque e di fatto, che ascoltare la verità non è sempre facile visto che ascoltare la verità significa il rischio di modificare qualcosa che preferiremmo lasciare così com’è.

Facciamo uno sforzo comune teso al miglioramento dell’ambiente che ci circonda, votiamoci collettivamente all’onestà.

Giorgio Bargna

giovedì 10 luglio 2014

Lo scotto

Abbiamo di fatto monetizzato ogni aspetto della nostra esistenza, questo processo ha però di fatto istituito una nuova tassa collettiva da pagare, oggi come nel futuro: il mancato rinnovamento della capacità del pianeta di accogliere i nostri rifiuti e di fornire materia prima per i nostri prodotti e per le nostre esigenze fisiologiche.

Stiamo perseguendo un processo veramente deleterio, il capitale naturale, ovvero l’insieme delle risorse naturali e dei servizi che svolgono per noi e per il pianeta, è un patrimonio definito, esauribile, insostituibile. Malgrado l’evidenza, facciamo finta che questo capitale sia illimitato, rigenerabile all’infinito,  un aspetto quasi insignificante.

Troppo indaffarati nella creazione di profitto, ci siamo voltati indietro senza dare il giusto peso ad un aspetto terrificante: il mancato rinnovamento della capacità del pianeta di accogliere i nostri rifiuti e di fornire materia prima per i nostri prodotti e per le nostre esigenze fisiologiche.

Stiamo parlando dei beni naturali della Terra, suolo, aria, acqua, flora e fauna e di ogni parte dell’ecoclima che rende possibile la vita sul nostro pianeta.
Ci scordiamo bellamente dell’approvvigionamento (il sistema idrologico garantisce la fornitura di acqua dolce) della regolamentazione (prevenzione dell’erosione del suolo e il mantenimento della fertilità della terra assicurati dalle foreste), di quelli che possiamo definire servizi culturali (l’innegabile piacere che deriva ad esempio da una passeggiata nel verde), della protezione delle specie animali e vegetali,  che assicurano la biodiversità. Stiamo disintegrando senza alcuna oculatezza pensando solo al guadagno effimero ed immediato quanto non siamo in grado di procurarci da soli, il tutto nell’ intento unico di appropriarci di beni che in fondo spesso, non ci sono di alcuna utilità.

Come sottolinea Herman Daly, “la crescita diventa anti-economica quando gli incrementi della produzione costano, in termini di risorse e benessere, più del valore dei beni prodotti. Una popolazione in crescita anti-economica arriva al limite di futilità, il punto in cui l’aumento dei consumi non aggiunge alcuna utilità; una crescita anti-economica produce rapidamente più mali che beni, e ci rende più poveri invece che più ricchi. Una volta superata la dimensione ottimale, la crescita diventa ottusa nel breve periodo e insostenibile nel lungo. Volendo, noi possiamo incrementare ulteriormente la produzione, ma questi incrementi costano, in termini di risorse e benessere, più del valore dei beni prodotti. L’ulteriore crescita del PIL non fa aumentare il benessere, ma lo blocca o lo riduce.”

In realtà avremmo davanti a noi una soluzione naturale pressoché inesauribile, il flusso di radiazioni solari provenienti dal Sole.

Un ipotesi da continuare a sviluppare, l'economia nuova, imponente e sostenibile che può, da sola, garantirci energia e sostenibilità.

Giorgio Bargna

lunedì 7 luglio 2014

Bene Comune

Quando parliamo di bene comune cosa intendiamo? Potremmo dare alcune diverse risposte probabilmente, a me piace affermare che si tratta di uno specifico bene che è condiviso da tutti i membri di una specifica comunità. Esprimendoci filosoficamente il bene comune rappresenta un'idea, un'entità o altro, che giova all'intera collettività.

Sostanzialmente i beni comuni altro non sono che, dice Wikipedia: "beni utilizzati da più individui, rispetto ai quali si registrano - per motivi diversi - difficoltà di esclusione e il cui "consumo" da parte di un attore riduce le possibilità di fruizione da parte degli altri; sono generalmente risorse prive di restrizioni nell'accesso e indispensabili alla sopravvivenza umana e/o oggetto di accrescimento con l'uso". Oggi viste le situazioni eco/climatiche ed economiche questo tema sta ricavandosi quello spazio di importanza che gli compete ".

Ma senza andare ad allargare troppo il discorso concentriamoci sulla definizione che io amo di più, il bene comune inteso come qualcosa di comunitario da salvaguardare e sviluppare, qualcosa su cui ogni cittadino dovrebbe spendere un’azione.

Del bene comune fanno parte senza ombra di dubbio alcuna  le risorse naturali quali le acque in genere, l’aria; il "verde" ed ogni zona naturale tutelata, come pure i beni archeologici e culturali. Ma io aggiungerei secondo la mia visione anche la tutela ed il rispetto di ogni area comune della città, dal parchetto all'arredo urbano, dal bus alla pulizia del marciapiede e chi può ne vuole ne metta.

Consideriamo nel nostro discorso che il bene comune è un “asset”, un qualcosa che appartiene all’intera comunità e che quindi scavalca come ruolo la comunità stessa, è qualcosa di ancora più importante di essa. Si parla di un bene disponibile ma che condiziona a qualche clausola, sicuramente qualcosa di non mercificabile pena il non utilizzo nel proprio senso lato.

Un bene comune è, deve essere, un legame sociale che scavalca la persona. L’individuo non potrà mai considerarsi realizzato se non in un progetto comune, un progetto che occorre rispettare ed alimentare.

In una società che deve smarcarsi assolutamente dalla globalizzazione è necessario individuare alcuni processi laddove si sviluppino sussidiarietà e solidarietà simultaneamente. Occorre sviluppare la reciprocità, essa sviluppa la fiducia e la voglia di essere “associazione”, comunità, gruppo, bene comune autosviluppato.

Concludo con una frase estrapolata dal web: “In ultima analisi La società dei beni comuni profila con efficacia il quadro teorico e paradigmatico necessario per prendere coscienza dell'intreccio, oggi più che mai evidente, fra crisi ambientale, economica e politica. La via maestra per reagire a questo stato di cose passa, in primo luogo, per una radicale conversione culturale, sicuramente individuale prima che collettiva, perché la coscienza da acquisire riguarda il modo proprio di ognuno di percepire la realtà: per raggiungere la consapevolezza del bene comune occorre una trasformazione del soggetto, una rivoluzione nei suoi apparati motivazionali, una visione del mondo autenticamente rivoluzionaria. Mentre la logica del marketing (o della propaganda) produce motivazioni allineate alla produzione di ideologia dominante riduttivista e incentrata sullo statu quo, quella del sapere critico di base produce la trasformazione qualitativa essenziale per la stessa percezione dei beni comuni”.

Giorgio Bargna  

giovedì 3 luglio 2014

Educazione Civica, Cittadinanza Attiva

Prendo spunto nel cercare l’argomento da trattare approfittando di un tema che stiamo trattando in un gruppo privato, intenzionato a diventare progetto attivo: l’ educazione civica.
Si tratta di un argomento abbastanza fumoso, per come è sempre stato trattato nel nostro paese. L’educazione civica, più che per la propria attuazione, è sempre stata famosa quale materia scolastica da seguire senza troppa passione.

Nelle intenzioni dei governanti essa dovrebbe educare i cittadini a comportamenti socialmente utili, il punto è: cosa vogliono insegnarci persone che eticamente hanno poco valore? Non parlo degli insegnanti, parlo di chi gestisce la “patria podestà”…non ho sbagliato battere lettera, podestà intesa in questo senso.

Credo sia sensato incorporare in questo argomento temi quali educazione ambientale, educazione stradale, educazione sanitaria, educazione alimentare, leggi  e costituzione, risparmio energetico. Potremmo, concentrandoci, aggiungere probabilmente molti altri temi, diciamo però che l’educazione civica debba servire soprattutto a fornire conoscenze e strumenti che consentano di parlare di cittadinanza attiva, quindi, a mio avviso, diritti e doveri, poteri e responsabilità.

Per molti anni ho scritto essenzialmente di politica, oggi incrocio, possibilmente, ad essa qualcosa di sociale anche se non essenzialmente legato in senso stretto; quanto scrivo oggi però, oltre che essere una specie di disamina sociale è anche un invito alle amministrazioni, locali e non, per un percorso … non mi dispiacerebbe che l’amministrazione della mia città (espressa dal movimento politico a cui appartengo) ne tenesse conto.
Possiamo quindi a livello amministrativo locale, ma si potrebbe ampliare il discorso, parlare di cittadinanza, oltre che “educata” anche attiva.

Promuovere della cittadinanza attiva vuol dire anche invitare i cittadini a fare cose, aderire a programmi, esserci, quindi numeri, persone che aderiscono, che vengono convocate, anche attraverso le iniziative on line, a “fare” qualcosa, ad esserci. In realtà Cantù già si fregia di tutto ciò, ma occorre spingere affinché sia possibile fare sempre meglio e sempre meglio venga rappresentato e divulgato.

Oggi in un periodo in cui i tradizionali soggetti della rappresentanza sono in crisi, viaggiano in rotta di collisione col mondo, è giunto il momento per far valere nuovi criteri di rilevanza. Le regole che ordinano le modalità di selezione degli interlocutori hanno ormai variato i valori e vanno adeguate all’evoluzione dei rapporti sociali e istituzionali, vanno moltiplicati i luoghi istituzionali, i ruoli e le funzioni pubblici, le occasioni in generale in cui la rappresentanza civica diventi un fattore ordinario di partecipazione.

Una reale rivoluzione civica non può prescindere dalla creazione e il consolidamento di un ambiente in cui contino i temi civici. Occorre quindi strutturare una politica culturale, creare alleanze tra soggetti associazioni e di altri mondi, rendere “pesante” e visibile perché ricco di cose, di idee, di persone intelligenti il mondo dei cittadini organizzati. Può voler dire creare cordate con altri soggetti, dare vita a siti, fare campagne “civili”. Partire soprattutto dal presupposto che certe battaglie non si vincono da soli e che l’unione fa la forza.

Occorre impossessarsi delle informazioni che occorrono a capire le priorità e i problemi di interesse pubblico, per costruirne agende e politiche, per definire gli interventi definiti e per valutare l’operato dei governi. Occorre che questo accada non solo per alzare il livello qualitativo delle politiche, ma anche per allargare sempre più ai cittadini, direttamente interessati, la governance dei sistemi di intervento pubblico.

Purtroppo una delle lacune dell’attivismo civico è la propria invisibilità, vale a dire la difficoltà a rappresentare quello che si fa, le persone che lo fanno, i risultati che si raggiungono. E’ necessario rilanciare, con il contributo delle istituzioni e dei media, campagne di comunicazione per far conoscere a tutti la possibilità di attivarsi prendendosi cura dei beni comuni del proprio territorio.

Parliamo quindi, miscelando educazione civica e partecipazione, di ciò che in molti ambienti viene definita “buona pratica”; una “buona pratica”, per essere definita tale, deve  soddisfare a mio, e non solo, parere sicuramente almeno questi requisiti:

• MISURABILITÀ (possibilità di quantificare l'impatto dell'iniziativa);

• INNOVATIVITÀ (capacità di produrre soluzioni nuove e creative per il miglioramento della qualità dei servizi e per la tutela dei diritti dei cittadini);

• SOSTENIBILITÀ (attitudine a fondarsi sulle risorse esistenti o capacità di generare essa stessa nuove risorse);

• RIPRODUCIBILITÀ (possibilità di trasferimento e applicazione in luoghi e situazioni diversi da quelli in cui è stata realizzata);

• VALORE AGGIUNTO (impatto positivo e tangibile sui diritti degli utenti e sulla promozione della partecipazione civica).


Ne torneremo a parlare, Giorgio Bargna

martedì 1 luglio 2014

La fatica di essere "Social"

Partiamo, scrivendo e leggendo questo ragionamento, dal concetto che io di tutto sono tranne che un esperto in comunicazione.

Quando leggo articoli che provengono da “Il Ribelle” in genere mi trovo in larga parte in linea; nel caso di questo articolo invece non succede proprio così.

L’autore, accusa Facebook di inutilità e controproducenza a livello di informazione e cultura.
L’autore ritiene che è necessario approfondire un argomento prima di imbrattare il web di messaggi a più non posso, che basterebbe andarseli a studiare.
Non gli posso certo dare torto, ma la dispersione di idee grezze e non approfondite non è certo un esclusiva dei social network in genere. Basta entrare in qualsiasi bar, in qualsiasi negozio, in qualsiasi luogo di lavoro per sentire riprodotto a voce quanto espresso a parole sui muri del web.

Ci si chiede nell’articolo, tra le altre cose, i motivi per i quali si ricerchi il contatto, il raffronto, la condivisione con degli sconosciuti. Questo in realtà è il senso (visto dalla parte del fruitore del servizio) dell’esistenza dei social, si ricercano contatti con cui condividere e ragionare, confrontarsi e supportarsi. Nella mia bacheca Facebook risultano presenti 2.900 amici, credo di conoscerne personalmente circa il 10%, di cui abbastanza bene non più del 2%, i veri amici li conto con le dita delle mani. 
Malgrado tutto in questi anni sono riuscito a catalizzare attorno alle mie pubblicazioni prettamente politiche molti lettori e qualche condivisore: questi ritengo siamo coloro che fruiscano al massimo del sevizio che da il social. 
Più raramente è successo sulla mia bacheca di discutere … è bello quando si ragiona lo è meno quando ci si pone quali scudieri di un idea. Per qualche tempo mi son perso in discussioni sviluppatesi all’interno di “gruppi” … era realmente tempo perso, quando ci si trova di fronte a chi non accetta che vi possa una visione diversa c’è poco da fare, sia per apprendere che per convincere.

Vi sono aspetti negativi probabilmente nell’utilizzo dei social, c’è chi condivide la propria privacy a più non posso, senza ritegno ed a rischio di condivisione incontrollata; anche qui però dipende dall’utilizzo: posso volendo divulgare ilo mio stato d’animo attraverso frasi e/o brani musicali, ma se voglio dire quante volte faccio plin plin o se mia moglie mi mette le corna ho modo di dirlo con funzioni personalizzate.

Certo che oltre alla velocità di comunicazione si è accelerata anche la pubblicità delle intenzioni di una persona; io non ritengo sia un male, anzi.

Su una cosa ha ragione chi ha scritto il testo, oggi chi è vicino a qualcuno. In un luogo, in una situazione, rischia di essere catapultato nel mondo, sarà questo un danno? Sarà un reato? Forse non sono ancora maturati i tempi per stabilirlo.

Di sicuro i social, usati al meglio, catalizzano, come si dice sono virali, ma quanti leggono e ragionano e quanti viaggiano a carisma e /o simpatia? Quante persone in realtà vengono veramente raggiunte? Secondo me non ce lo diranno mai, noi resteremo i fruitori del servizio, i conteggi saranno sempre appannaggio di chi  gestisce il giro del fumo.

Una cosa è certa, utilizzare un social con tutti i crismi porta ad uno spreco di energia enorme seguendo i “mi piace”, le condivisioni e le pubblicazioni per ottenere poi un ritorno che non sappiamo valutare in toto?
Ne vale la pena? Non lo so, ma ho corso il rischio e lo correrò ancora per molto.

Giorgio Bargna