martedì 2 dicembre 2025

PADRI, MADRI, FIGLI: PADRI IN DIFFICOLTA' E RELATIVI DRAMMI



Proseguiamo il discorso parlando di due temi contemporaneamente, la difficoltà dei padri separati e i figlicidi perpetrati dai padri, temi spesso legati a doppio taglio.


Esiste sicuramente il “dramma dei padri separati”, che spesso nelle separazioni corrono il rischio di perdere i figli. 

Nulla può giustificare un gesto così orribile come l'uccisione di un figlio. E qui non si tratta certo di giustificare ma di capire. Ammesso che sia possibile. Non ho dubbi che nelle vicende di separazione e affidamento il padre sia la parte debole, almeno a breve e medio termine.

L’aspetto più critico che lo riguarda, quando la separazione è conflittuale è la perdita dei figli.

Sappiamo tutti ormai che vengono sentenziati  affidamenti condivisi in percentuali altissime, ma sappiamo bene anche che si tratta in molti casi di pura formula facilmente eludibile da parte della madre con mille escamotage, accompagnati a volte da accuse strumentali di violenze fisiche o, peggio, di abusi sessuali sui figli. 

Siamo comunque anche  consapevoli che pure i padri danno spesso, nella separazione, il peggio di sé, ignorando il dovere economico del mantenimento dei figli, trascurando in vari modi la prole (per non parlare di coloro che, incapaci di accettare la separazione, agiscono con violenza contro la partner aggredendola, ferendola, uccidendola), il rischio di essere privati del rapporto con i figli è concreto. 

Come nei casi di figlicidio "matrigno" incide sicuramente l'equilibrio mentale di un padre.

Separarsi da un figlio è un rischio che può tradursi in un dolore indicibile, esasperare al limite della follia, del gesto inconsulto (non sono pochi i padri che si sono suicidati per il dolore di non riuscire a frequentare i figli).

E’ ovvio che chi commette un gesto tanto drammatico come un figlicidio non è in possesso di un perfetto equilibrio psichico e nervoso, è plausibile che incorpori una debolezza, una fragilità, una paura che lo ha spinto ad arrendersi, nel modo peggiore, anziché combattere per il proprio diritto di genitore. 

Non scopriamo certo l'acqua calda asserendo che l’uccisione di un figlio sia l’espressione di una patologia o di uno sconvolgimento della mente, ma quella patologia, non si sarebbe mai manifestata se la separazione non avesse significato, in concreto o in prospettiva, la probabile perdita dei figli. 

C'è sicuramente qualcosa di sbagliato nelle leggi, non si può chiedere agli uomini di essere presenze amorevoli per i figli e poi estrometterli brutalmente dalla quotidianità degli affetti per farne dei "visitatori" saltuari e ininfluenti. 

Ovviamente non si tratta puramente di colpe legate alle leggi, negli autori di questi gesti a volte sopravvive  anche un sentimento patriarcale di possesso e di dominio, che rende loro intollerabile l’idea di essere abbandonati,  un modo aberrante di riaffermare un diritto assoluto sulla donna da parte del maschio e un evidente segnale di debolezza, disorientamento, paura.

Crediamo meno ai raptus, anche se la scienza li riconosce, quale causa di un figlicidio, anche se questa carta viene spesso giocata dagli avvocati.

Non dimentichiamoci poi di un elemento che colpisce al giorno d'oggi, con reazioni a volte diverse tra uomo e donna, molte persone, la depressione, che ha due volti in tutti noi: quello autodistruttivo, implosivo, che comprime la persona in un’inquieta inerzia sempre più paralizzante ed il volto aggressivo, che si alimenta di rabbia, di frustrazione, di odio. 

Prendo un esempio base, per un uomo perdere il lavoro può essere devastante.

La perdita del lavoro significa una gravissima crisi per l’identità: in un giorno perde reddito, status di lavoratore, relazioni sociali, ritmi quotidiani, rispetto dei familiari. 

L’angoscia del domani può diventare pervasiva, la depressione spalanca le porte ai pensieri di morte. Suicidi od omicidi, se l’aggressività viene diretta contro altri, con l’elemento frenante della paura delle conseguenze che perde tutta la sua forza, davanti al pensiero di aver perso tutto: il lavoro, l’amore, il rispetto dei figli. 

Quanto elencato sinora dunque, sono fattori che possono armare la mano, soprattutto quando crescono in uomini dal pensiero primitivo, impulsivi, poco capaci di autocontrollo per carattere, educazione o disperazione. Dal punto di vista preventivo sarebbe essenziale non banalizzare la depressione, specie nella sua forma violenta. 

Come già in parte concluso nel post precedente all’interno delle famiglia, sarebbe essenziale che tutti ci ascoltassimo, restando su questo tema quanto all'interno di un nucleo famigliare si sa sostenere un uomo, in crisi profonda? Poco e male dico io.

Siamo sempre su quel punto, si lo Stato, si la società, ma soprattutto noi, nel nostro quotidiano, famigliare o sociale che sia, siamo gli artefici di un cambiamento radicale e/o i complici, indiretti a volte, diretti in altre occasioni, di quanto accade.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna

sabato 29 novembre 2025

COMUNITA', UN VALORE, NON UN SOSTANTIVO

 


Comunità, termine in disuso, qualcosa che è stato sgretolato con tante abili strategie, che hanno portato all'egoismo e alla disgregazione.
C'è stato un tempo in cui i media dell'epoca aggregavano, dalla scuola di italiano in TV, ai programmi televisivi visti nei bar e nelle famiglie "patriarcali", ai programmi radiofonici di grande interesse.
Oggi i media sembrano più disgregare, atomizzare, che unire.
Facciamo un breve report sulla situazione attuale.

Secondo i dati del Censis le prime cinque fonti d’informazione preferite dagli italiani includono strumenti tradizionali come telegiornali, reti televisive all news e quotidiani cartacei a pagamento, insieme all’innovazione fornita dalla piattaforma social più diffusa, Facebook, e dai motori di ricerca su internet, come Google, che permettono in pochi secondi di aggregare risultati per parole chiave o argomenti.
I pericoli avvertiti della propaganda e della manipolazione online hanno determinato un ricentraggio sui palinsesti informativi audiovisivi tradizionali. 
I telegiornali mantengono salda la leadership, sono i programmi a cui gli italiani ricorrono maggiormente per informarsi, nell’area delle fonti informative audiovisive si collocano anche i giornali radio, Facebook rimane comunque, malgrado quanto scritto prima, il secondo strumento di diffusione delle notizie, dopo il telegiornale, lo utilizza per informarsi il 31,4% degli italiani.

Se andiamo a cercare attraverso l'intelligenza artificiale scopriamo che gli argomenti di dibattito attuali includono temi legati all'intelligenza artificiale, la sostenibilità ambientale e questioni sociali come la salute mentale, la violenza sulle donne, i diritti civili, la disuguaglianza e il futuro del lavoro. Altri temi di attualità includono conflitti internazionali come quello israelo-palestinese, la bioetica e questioni più specifiche legate al mondo giovanile, come il cyberbullismo e i NEET. 

La ricerca ci elenca quali sono invece gli elementi di tendenza nella ricerca di notizie.
Musica, cinema, serie TV e contenuti divertenti sono tra i più seguiti. Ricette, food blogging e video culinari hanno un vasto pubblico. Destinazioni, esperienze di viaggio e consigli di viaggio sono molto popolari. Argomenti come salute, fitness, cura del corpo e dieta sono sempre più seguiti, così come le notizie su celebrità e vita dei VIP mantengono un interesse costante. 
Notizie di cronaca, eventi politici, tragedie e calamità naturali generano molto traffico, passando però spesso in secondo piano.

Sembra quasi assente nelle statistiche che elabora l'AI il tema dei "nuovi poveri" e delle difficoltà che incontrano spesso le famiglie a "tirare fine mese". Eppure spesso da queste situazioni più o meno contingenti derivano fatti di cronaca collegati a suicidi, uxoricidi, femminicidi e via dicendo.
Eppure in Italia quasi un residente su dieci vive in uno stato di povertà assoluta, si contano complessivamente 5 milioni e 694 mila poveri assoluti, per un totale di 2 milioni e 217 mila famiglie, che non dispongono delle risorse necessarie per una vita dignitosa, impossibilitati cioè ad accedere a un paniere di beni e servizi essenziali, quali ad esempio alimentazione adeguata, abbigliamento, abitazione.
L’Italia conta un numero di persone a rischio povertà o esclusione sociale (al 23,1%), in Europa solo Bulgaria, Romania, Grecia, Spagna, Lettonia e Lituania registrano valori più alti. La Caritas in 10 anni  ha avuto un incremento di assistiti pari a più 62,6%, dal Nord un incremento del 77% di richieste d'aiuto.

Sostanzialmente in un sistema di media così articolato ci si preoccupa più della guerra in Ucraina (che comunque ha riflessi rilevanti nel quotidiano) o del conflitto israelopalestinese che non dell'anziano o del vicino di pianerottolo.
Una televisione fatta di programmi che propinano ricchi premi e cotillons, di programmi enogastronomici, di serie TV turche e americane, viaggi, grandi fratelli e naufraghi famosi, accompagnata da social digitali che tendono ad atomizzare le popolazioni, ci aiuta dimenticare ciò che accade di brutto intorno a noi, vicino a noi, a chi con noi costituisce una comunità.

Ecco. Comunità. Un sostantivo caduto in disuso da un certo periodo di tempo.
Ecco, Patto per il Nord, nel suo incedere politico e sociale ha nei suo progetti anche la ricostruzione della Comunità, quella con la C maiuscola. Perché il Patto per il Nord nasce da un principio semplice e universale: il federalismo non è una formula astratta, ma un modo di concepire lo Stato e la Comunità. È la chiave per rendere l'Italia più giusta, più vicina, più libera, più capace di crescere.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 


venerdì 28 novembre 2025

PENSIONI, TRA MISERIA E DIGNITA'


Prendo spunto da un recente lancio dell' ANSA, da cui si apprende le donne percepiscono pensioni mensili mediamente inferiori, di un quarto, a quelle degli uomini nei Paesi dell'Ocse.

Per l'Ocse, il divario medio tra donne e uomini in materia di pensioni nei Paesi Ocse è diminuito per passare dal 28% del 2007 al 23% del 2024, e questa tendenza dovrebbe continuare, inoltre la popolazione attiva (20-64 anni) dovrebbe diminuire di oltre il 30% nel corso dei prossimi quattro decenni in Spagna, Estonia, Grecia, Giappone e Repubblica slovacca, e di oltre il 35% in Corea, Italia, Lettonia, Lituania e Polonia.
Per l'Italia, dunque, visto come si raccolgono i contributi, per stanziare le pensioni future, le cose si fanno sempre più difficili, lo leggiamo qui sopra. 
Ovviamente dobbiamo considerare cosa negativa la differenza presente tra uomini e donne.

Ma gli squilibri pensionistici in Italia sono anche altri, figli di mille disposizioni diverse, che continuano a modificare le "regole di ingaggio", e di scelte socioeconomiche che negli anni meno recenti hanno influito molto.

Forse gli unici che hanno avuto una, quasi, totale giustizia sono stati i lavoratori dipendenti (in base ovviamente al loro salario), il sostituto d'imposta ha garantito loro una certa sicurezza economica, minata soltanto da un carovita forsennato, dovuto a scelte scellerate della nostra classe politica.

Ma anche in questo campo qualcosa è andato storto, per anni ai dipendenti pubblici è stato concesso di ritirarsi dal mondo lavorativo attraverso le baby-pensioni.
Questo è stato possibile grazie a normative risalenti agli anni 70, che permettevano di andare in pensione dopo un numero limitato di anni di lavoro, circa 20 anni di contributi, a volte anche intorno ai 40 anni di età; questo sistema ha comportato e continua a comportare costi ingenti per lo Stato e limitazioni per tutti gli altri lavoratori dipendenti, statali o del settore privato che siano.

Ma il dramma più grande riguarda un certo numero di artigiani, commercianti, agricoltori, partite IVA di vario genere.

Stiamo parlando di categorie che sono state per decenni la spina dorsale economica del paese, in alcune zone del Paese esistevano praticamente solo loro a livello imprenditoriale e produttivo, in Brianza ad esempio, ancora fino gli anni novanta e forse più, sotto ogni complesso abitativo c'era un laboratorio. 
Queste sono le persone che a cavallo degli anni '50 e '90  hanno fatto risorgere l'Italia, tramite un economia fatta di cambiali e spesso e volentieri strette di mano, persone, soggetti economici, che dovevano a volte fare attenzione a non uscire da certe percentuali di guadagno dichiarato, pena anni di lavoro senza guadagno.

Persone che in un determinato periodo di anni ha dovuto lavorare in nero perché non c'era scelta, persone a volte mal consigliate.

Sicuramente comportamenti illegali, ma che hanno consentito all'Italia di risorgere, prima che qualcuno la svendesse e spogliasse.
Persone che in molti casi non percepiscono più di 700/800 euro di pensione.

Persone che meriterebbero una vita decorosa, ma che spesso e volentieri, a causa di problemi e vicissitudini, non la hanno. 
Persone che non vanno abbandonate, così come si dovrebbe ridurre lo squilibrio pensionistico tra uomini e donne . 

Tralasciamo il discorso comunque, e forse ancor di più, spinoso che riguarda i diversamente abili e le loro pensioni ridicole, altrimenti rischio la blasfemia.

Non sono un economista, sono semplicemente un osservatore di ciò che succede quotidianamente, ma all'interno della mia azione politica spingerò affinché qualcosa venga fatto per loro.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como


 

mercoledì 26 novembre 2025

SANDRO, IL FIGLIO DELLA LUNA

 



 



Carlo e Lucia decidono di avere un figlio, saputo che sarà maschio, scelgono il nome Sandro.
Sarà una gravidanza tutto sommato normale, un parto un po' complicato ma non drammatico.
Sandro nasce, Carlo e Lucia scopriranno in seguito che Sandro è "un figlio della luna".
"Figli della luna" è una metafora per l'autismo, usata per descrivere la loro distanza emotiva e la difficoltà di comunicazione con gli altri. Il termine può riferirsi a persone autistiche, come anche a un corto animato che racconta l'autismo attraverso la prospettiva di una bambina.
Nel film, il fratellino viene visto come "un fratellino venuto dalla luna", descritto come un bambino che non si comporta come gli altri, chiuso in una bolla in cui è difficile entrare.
Sandro ha un  percorso normale, cammina ad un anno, inizia a parlare nei tempi giusti, la sua prima parola si riferisce a un rumore che sente spesso.
Gioca con le giostrine, ride alle canzoncine, sorride, abbraccia, guarda i cartoni, ascolta la musica.
Alle prime vere pappe, al primo vero cibo, si dimostra però selettivo, poi mentre mangia lancia gli oggetti se il cibo non gli aggrada.
Crescendo appare un ribelle, già attorno ai tre anni viene spesso rimproverato perché non ascolta.
Fino ai cinque anni cresce col nonno, che poi purtroppo scompare, un rapporto reciproco meraviglioso, si trovano su tutto.
Arriva contemporaneamente il tempo dell'asilo, vissuto in solitudine e mal gestito dalle maestre che lo sgridano e non capiscono.
Poi la scuola, per fortuna Carlo e Lucia si possono permettere, con sacrifici, una scuola privata.
Grazie ad un insegnante di sostegno e ad un educatrice fantastiche Sandro riesce a stabilire, per quanto complicati e selettivi, rapporti umani con persone che lo circondano.
Già dalle elementari, molto blandamente, inizia un percorso fatto di bullismo, umiliazioni, isolamento che esploderà alle scuole superiori, che riesce a frequentare fino al terzo anno. 
Sandro, come ogni bambino, ma sarà così anche da grande, vorrebbe avere amici. Però sostanzialmente riesce a sostenere bene soltanto rapporti uno ad uno, con persone che lo sanno capire, dalle compagnie si allontana, da solo, per scelta protettiva, dopo breve tempo. 
Sandro come tutti vorrebbe avere un lavoro, ma gli viene risposto che non è in grado, che deve effettuare una lunga, infinita, serie di passaggi; i suoi genitori si adoperano per questo, ma si evidenzia un grande scontro tra le paure di Sandro e i passaggi da effettuare che non vengono capiti dagli attori del percorso appieno, creando frustrazioni, paure, mancanza di fiducia in se stesso.
Tralasciamo le umiliazioni, le percosse, le minacce dell'adolescenza e andiamo oltre, Sandro come tutti vorrebbe una famiglia, ma sa già in cuor suo che sarà improbabile, chi vorrebbe accanto a se un figlio della luna, lui sa di esserlo anche se in cuor suo cerca di negarlo.
Abbiamo parlato sinora di un ragazzo autistico borderline, ma vi assicuro che quello che avete letto è una passeggiata in confronto alla vita di migliaia di altri ragazzi, di altre famiglie.
Occorre si politica, ma soprattutto tanta umanità per dare una mano a loro.
Patto per il Nord lo farà appena gli sarà concessa l'opportunità, potete credermi.
Giorgio Bargna, Patto per il Nord

SARA' PATTO PER IL NORD AD ABBATTERE L'ASTENSIONISMO



Sebbene ogni partito, ogni fonte di informazione, ogni sostenitore si sforzi nel trovare un vincitore alla recente tornata elettorale esiste un solo dato  valido e certo, più del 56% degli elettori non si è recato alle urne, con un saldo del quasi 17% in meno nel Veneto dove qualcuno osanna i meriti precedenti, che possiamo anche concedere per buoni, ma che evidentemente non hanno così tanto convinto i cittadini.

Ma perché l'onda astensionista si gonfia sempre più?

Proviamo a dare qualche risposta da profano ma non troppo.

Una base di almeno il 10%  degli elettori in realtà non ha mai votato storicamente, anche e soprattutto per mancanza di cultura politica. L'educazione civica nelle nostre scuole è sempre stata insegnata con malavoglia(forse per indicazione politica) il che da sempre non ha alimentato la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella loro capacità di influenzare positivamente la vita pubblica, portando a un senso di apatia e impotenza. 

Questo ha reso possibile che anche alcuni fattori socio-economici possano alimentare l'astensionismo.

Soprattutto quando, a torto o ragione, il rapporto con la politica è considerato utilitaristico, le difficoltà economiche possono portare a una minore partecipazione.

Ma la causa che ha alimentato ed alimenta l'assenteismo a dismisura è la sfiducia nei confronti della classe politica e delle istituzioni, spesso percepita come lontana dalle esigenze dei cittadini. L'astensionismo diventa una forma di protesta contro questo sistema, un non voto equivalente al voto, che la classe politica si ostina ad ignorare con i fatti, che vanno in contraltare con le parole.

Questa situazione, appena citata, ha messo i cittadini di fronte a una realtà, più o meno confusamente percepita. La politica, che da anni non produce statisti, ma anzi si corpora spesso di incapaci e imbucati, non è  in grado di risolvere i problemi enormi che dovrebbero essere affrontati. Ci s’ingolfa in un chiacchiericcio e in polemiche che coprono il vuoto di programmi e prospettive da parte dei leader politici. 

Ora aggiungerò quella che può apparire come una banalità, a livello pratico per ridurre l’astensionismo bisogna conquistare la fiducia dei potenziali elettori. 

Sarà anche una banalità ma negli ultimi anni la classe politica ha fatto di tutto per non far sentire i cittadini parte dell’istituzione per cui voteranno. 

Ed il Nord?

Il Nord resta orfano di un programma serio rivolto all'autonomia, libero dalle logiche romane, dai personalismi e dalle convenienze di partito.

Per questo motivo è nato Patto per il Nord e per questo motivo sta crescendo,

Stiamo acquisendo fiducia e stima perché siamo l’unico movimento politico libero da personalismi che ha il coraggio di ripartire dal territorio, dalle imprese, dalle comunità locali. L’unico che mette al centro il federalismo e lo sviluppo.

Non è nostro interesse dividere l’Italia, vogliamo semplicemente renderla più giusta, tramite uno Stato che premia chi produce, non chi spreca; che restituisce libertà decisionale ai territori, non che centralizza ogni potere.

Il futuro, riferito anche a quanto illustrato è chiaro o il Nord ritrova una sua rappresentanza politica o verrà ritenuto ancora  da Roma terra di conquista e usato per la spartizione partitica e l'astensionismo  convaliderà il tutto.

Siamo la voce del Nord, la casa di chi crede ancora nella concretezza, nella responsabilità e nel valore del lavoro, dal prossimo anno ci saremo anche noi in tutte le competizioni elettorali, qualsiasi sia il tuo riferimento politico passato questo ti renderà succube sempre più.

Unisciti a noi, sostienici o votaci, per un nuovo Nord, per un nuovo Paese

Per il Nord, Insieme

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


 

martedì 25 novembre 2025

PADRI, MADRI, FIGLI: IL FIGLICIDIO FEMMILE

 



Di seguito alla mia pubblicazione inerente alla ormai famosa "Casa nel bosco", tramite commento, una psicologa mi suggeriva di seguire piuttosto, con più interesse, i figlicidi, ma non mi limiterò a questo, metteremo in pista altri due capitoli, uno sulla situazione delle madri separate e un altro sui padri separati, oltre quello dei figlicidi da parte di madre e padre.

Oggi ci occupiamo dei figlicidi perpetrati dalle madri. Parto con un quadro della situazione che ho individuato sul sito dell'Arma dei Carabinieri:

"Facendo un quadro conclusivo per quanto concerne il fenomeno del figlicidio, nonché cercando di fornire quegli elementi che permettano una visione oggettiva e particolareggiata del problema, si può affermare - in base ai risultati di studi specifici - che un terzo dei casi è riconducibile ad una motivazione inerente a una grave malattia mentale in relazione soprattutto a patologie facenti parte della serie depressiva (spesso nell’ambito di un progetto patologico di suicidio allargato) e paranoidea (omicidio altruistico per salvare il bambino da forze persecutorie, maligne e mortifere); nei restanti due terzi, le figlicide sono affette da disturbi di personalità (antisociale, borderline, immatura, ecc.), disturbi questi che non permettono loro una gestione normale di situazioni di vita difficili e penose (es. perdita di familiari, allontanamenti, frustrazioni sociali e personali, ecc.), di problemi legati alla tossicodipendenza, in situazioni emotive caratterizzate da difficoltà ad acquisire un ruolo materno consapevole e responsabile. Indipendentemente dalla eventuale patologia del soggetto, prima di arrivare alla condotta di reato ci possono essere dei sintomi inequivocabili che, se analizzati con le dovute cautele, possono mettere in allarme e far intravedere che le condizioni psico-fisiche della persona al momento sono deficitarie e necessitano di cure o quantomeno di un intervento medico immediato."

Se ci affidiamo invece all'intelligenza artificiale abbiamo questo responso:

"Le madri possono arrivare a uccidere i propri figli a causa di una complessa interazione di gravi fattori psicologici, sociali e situazionali, che spesso includono disturbi mentali non diagnosticati o non curati appropriatamente, come la depressione post-partum e la psicosi puerperale". 

Le motivazioni sono varie e profonde:

-Disturbi psichici: La presenza di gravi patologie psichiatriche, in particolare la psicosi post-partum, è un fattore di rischio significativo. In questi casi, la madre può vivere alterazioni gravi dello stato di coscienza o deliri che la portano a compiere azioni estreme.

-Motivazione "altruistica" (distorta): In alcuni casi, specialmente in presenza di forte depressione, la madre può percepire l'uccisione del figlio come un atto "salvifico" o un "male minore" per sottrarre il bambino a una vita che lei immagina piena di dolore o ingiustizia, in una visione del mondo distorta dalla malattia."

Aggirandoci invece su pubblicazioni di marca psicologica troviamo alcune ipotesi specifiche.

Per  l’infanticidio tra le possibili cause viene indicata anche la sindrome di Medea.

La sindrome di Medea è un termine psicologico che descrive una madre che uccide i propri figli (fisicamente o psicologicamente) come atto di vendetta contro il padre. Deriva dal mito greco di Medea, che uccise i propri figli per vendicarsi di Giasone dopo essere stata abbandonata. Questa sindrome è spesso associata a profonda rabbia, gelosia e un desiderio di punire l'ex partner attraverso il danno più grande possibile. 

Tra i sintomi che si possono riscontrare nella sindrome di Medea, possono esserci: aggressività, stato confusionale, tendenze suicide, impulsività, conflitti di coppia, senso di solitudine, rabbia e frustrazione.

Tra i fattori descritti come possibili cause di infanticidio ne vengono elencati una lunga serie: 

-individuali: età, livello d’istruzione, capacità intellettive e cognitive, salute mentale e fisica, presenza/assenza di esperienze traumatiche, legame affettivo-emotivo o no con il figlio.

-familiari: famiglia d’origine della donna, presenza di altri figli o gravidanze ravvicinate.

-situazionali: condizione economica-affettiva, tocofobia, gravidanza difficile o in cui c'è stata violenza ostetrica, temperamento o problematiche fisiche del neonato, depressione post parto o psicosi puerperale.

Ci viene inoltre ricordato che una madre vive una serie di micro lutti:

-il momento della nascita, perché con questo evento c'è il distacco definitivo a livello fisico con il bambino portato in grembo per nove mesi.

-il "sostituire" il bambino fantasticato durante la gravidanza con il bambino reale (quanta più idealizzazione la madre ha creato, tanto meno sarà in grado di accettare ciò).

-l'idealizzazione della maternità e l'immagine di sé come madre.

Alcune statistiche ci dicono che sei bambini su dieci sono uccisi dalla madre (questo dovrebbe far aprire il capitolo sui padri assassini), che molti decessi di bambini sono archiviati come accidentali o dovuti a cause naturali, che vi sono centinaia di tentativi non riusciti. 

Dal 2020 al 2023 in Italia si sono registrati 535 figlicidi che rappresentano il 12,5% degli omicidi perpetrati in ambito famigliare.

Andiamo verso le conclusioni. 

Il reinserimento sociale di una madre assassina. 

Si tratta di  un processo molto delicato poiché la madre dopo aver scontato la pena, deve ritornare a rapportarsi con il mondo esterno al carcere. Per il tipo di delitto commesso sarà segnata a vita dalla società. Il reinserimento però è un aspetto estremamente importante, di cui avere cura e da non sottovalutare, e da svolgere con la supervisione di professionisti della salute mentale.

Ma ancor più fondamentale è la prevenzione del reato, ma soprattutto la tutela di una madre fragile.

Vi sono, in alcuni episodi tragici, campanelli d'allarme che vengono ignorati o sottovalutati. In alcuni casi di infanticidio si può tentare una previsione. Prevenire invece è difficile e complesso, ma non impossibile. Sarebbe importante non sottovalutare e anzi comprendere il disagio psichico che può portare a un infanticidio.

Certo è che un mondo che corre all'impazzata come questo moderno spesso ci impedisce di focalizzare gli eventi attorno a noi. 

Dovrebbero essere probabilmente i padri e ogni genere di componente della famiglia i primi ad intercettare il problema, ma essendo ormai la società atomizzata i "nonni" spesso sono distanti e i padri presi dal lavoro, dallo stress, magari da un rapporto di coppia poco felice a volte non osservano oppure sottovalutano la situazione della madre.

Poi ci dovrebbero essere le istituzioni, che in realtà alcuni mezzi li mettono a disposizione,  a creare una campagna di sensibilizzazione sullo stampo di quella messa in corso sulla violenza verso le donne.

Non credo esista una ricetta perfetta, ma credo, questo si, che ognuno di noi, uomini e donne, dovremmo, nel nostro quotidiano, prestare più attenzione a questo tema.

Grazie per l'attenzione,

Giorgio Bargna



domenica 23 novembre 2025

IN FILA PER TRE (La casa nel bosco)

 



Esprimo anche io, a titolo personale, fuori dal mio contesto politico, alcune considerazioni sulla cosidetta "Casa nel bosco".

Si tratta di un tema spinoso da trattare con le molle, ma che ha la propria importanza perché potrebbe portare a un precedente che poi potrebbe irrompere nella vita di altre famiglie.

Vediamo innanzitutto cosa scrive la responsabile dei Servizi Sociali, su questo mi permetto di premettere che ho avuto a che fare spesso con queste funzioni, vuoi per motivi personali che amministrativi, ed ho incontrato persone davvero preparate e umane ed altre che sanno semplicemente applicare dei regolamenti a volte senza la sensibilità che toccherebbe a chi svolge questa funzione.

«Il nucleo familiare vive in una condizione di disagio abitativo in quanto non è stata dichiarata l'abitabilità dello stabile», «I membri della famiglia Trevallion non hanno interazioni sociali, non hanno entrate fisse, nella dimora non sono presenti i servizi igienici e che i bambini non frequentano la scuola».

Poi ci torniamo.

Le decisioni del Tribunale dell'Aquila: «C'è una grave negligenza genitoriale conseguenti alla mancata frequentazione di istituti scolastici e all'isolamento», di conseguenza si decide per : «L'allontanamento dei minori dai genitori». Si aggiunge:«Gli accertamenti sanitari obbligatori non sono stati compiuti».

Su questo punto, se fosse vero quello che ho letto, troviamo, a mio vedere, l'unico vero errore commesso dai genitori che avrebbero detto di acconsentire agli accertamenti dietro compenso di 50 mila per ogni minore, probabilmente era semplicemente una sottile sfida, ma potrebbe pesare.

Prosegue l'ordinanza: «L'ordinanza è fondata sul pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione».  «In considerazione delle gravi e pregiudizievoli violazioni dei diritti dei figli all'integrità fisica e psichica...i genitori vanno sospesi dalla responsabilità genitoriale». 

Partiamo dall'abitabilità che è stata fornita dal legale della famiglia, il Tribunale si sarà preso la briga di accertarsi di questo?

Si dice che la famiglia non ha entrate fisse, va bene, fatto salvo che si sa per certo che la signora lavora in smart working, quante famiglie in Italia non hanno entrate fisse? Togliamo i figli a tutti?

Se la signora lavora in smart working si presume abbia un collegamento internet, infatti c'è, consentito da pannelli solari, sistema energetico sponsorizzato dallo stato. Dov'è la negligenza quindi?

Non sono presenti servizi igienici? Ci sono, spartani ma sufficienti a soddisfare l'abitabilità a quanto visto.

Non c'è acqua calda? Chi l'ha detto? Io nella mia vita ho provato a lavarmi in età prescolare con acqua scaldata da una stufa (oggetto presente nella casa in questione) all'interno di una tinozza. Fatto salvo che sono ancora vivo non credo proprio che sia l'acqua corrente a garantire l'igiene, conosco gente che pur avendola a disposizione non ne conosce le funzioni.

Vogliamo parlare degli accertamenti neuropsichiatrici? Aldilà della sfida lanciata dai genitori se proprio ci fosse stata necessità ci sono le autorità preposte ad ordinarla, ma forse per qualcuno è stato meglio non richiedere interventi a piani superiori per non rischiare il crollo del castello.

Ma io credo che il punto cruciale stia su due fronti, la mancata frequentazione della scuola e la presunta mancanza di socializzazione.

Sul secondo punto sembra che siano uscite testimonianze che smontano questa ipotesi, ma anche fosse credo tocchi a un genitore decidere quali persone frequentare basandosi su credo tanto pratici quanto spirituali, visto che nessuno ha messo in dubbio la loro integrità mentale.  

Ma che non regge in modo predominante è l'accusa di non frequentare la scuola.

La famiglia non infrange alcuna regola, in Italia è possibile prendere il diploma anche da casa tramite scuole online, che offrono percorsi di studio riconosciuti dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM), (ma anche attraverso un insegnamento privato definito istruzione parentale). Questi istituti permettono di studiare a distanza, flessibilmente e in base ai propri impegni, preparandosi poi per l'Esame di Stato che si svolge presso scuole pubbliche o paritarie. E questo la famiglia sta facendo.

Forse a qualcuno da fastidio che questa famiglia sia vegana, che viva dei prodotti delle proprie coltivazioni, che non guardi la TV, che non abbia elettrodomestici, fatti salvi due pc che vengono utilizzati anche dai bambini per studiare».

Vedete, non mi azzardo a immaginare cosa stanno passando i bambini, non li voglio includere per amore e rispetto in questo articolo, preferisco stare sulle carte e su come interpretare certe decisioni.

Ma non può non tornarmi in mente un vecchio brano di Edoardo Bennato: "In fila per tre!!!

Ecco questo è il punto a mio vedere, questa famiglia non è omologata e questo, consciamente o inconsciamente che sia, ha inciso sulle scelte di Servizi Sociali e Tribunale, non è un atto di accusa, ma una semplice riflessione personale.

Giorgio Bargna

sabato 22 novembre 2025

TRA LA GENTE, CON LA GENTE, PER LA GENTE



Ci sono due opzioni da seguire in politica.

La prima la esercitano gli esponenti più conosciuti e inseriti nell' "élite" di un movimento, i temi di carattere nazionali, gli accordi politici, i temi internazionali e via dicendo.

A noi, nel mio caso Segretario Provinciale, tocca il lavoro sul territorio.

A noi tocca poi alla fine convincere le persone che la politica di un movimento come il nostro è basata su un semplice presupposto: con la gente, tra la gente , per la gente.

La gente, un termine forse brutto, ma a me piace.

Ma spesso e volentieri al di fuori dai grandi temi  che trattano i media nazionali, che sono in ogni caso importanti, alle persone, alla gente interessano anche molti altri temi, meno trattati, che però influenzano la loro vita quotidiana.

Facciamo due tipi di ragionamenti diversi tra loro, ma che entrambi possono aiutare ad avvicinare la gente alla politica e consentire di incassare la loro fiducia.

Politicamente i miei anni più belli, entusiasmanti, formativi sono stati quelli in cui ho svolto la carica di Prosindaco di Quartiere.

Ho scoperto che le persone vivono anche, alle volte soprattutto, di problemi quali possono essere uno specchietto rotto all'incrocio, dei marciapiedi dove non riesci a camminare, delle siringhe lasciate sulla propria via da tossicodipendenti, del parco giochi non sicuro, dell'asilo nido che oltre ad essere caro da ben pochi servizi.

Ecco, li persone ti chiamano sul territorio e tu devi intervenire, perché spesso e volentieri, se non è un "politico" a presentarsi allo sportello comunale, la risposta mai evasa è :"mettiamo in carico la sua richiesta".

Il secondo ragionamento è (volendo più profondo e incisivo)  non tanto fare avvicinare le persone alla politica, ma coinvolgerle nelle scelte, poi starà a loro se farlo più o meno apertamente o in incognito.

Vanno incontrati cittadini, imprenditori, associazioni, enti; vanno studiati i problemi di traffico, trasporti e ogni altro possibile altro tema, vanno ascoltati sia nell'esposizione dei loro problemi, delle loro difficoltà,  ma anche nelle proposte, vanno sviluppati progetti e soluzioni con loro.

Ecco questo è il modo di riportare la gente vicino alla politica, a farla tornare a far politica, non servono a molto i messaggi WhatsApp o i social media, la politica fatta da lontano non convince più.

Uno degli obbiettivi di "Patto per il Nord" è riavvicinare la gente alla politica e coinvolgerla in essa e quindi io e tutti coloro che come me lavorano sul territorio faremo in modo che succeda.

Questa si chiama politica, questa si chiama onestà, questo si chiama amore per il proprio territorio.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

 

mercoledì 19 novembre 2025

LA POLITICA DEL FARE



Ci sono in circolazione persone veramente brave in politica, volenterose, intelligenti, affidabili, colte, cortesi, eleganti.

Poi ci sono persone brave, volenterose, intelligenti, affidabili, a volte eleganti e cortesi, ma prive di una prerogativa essenziale che cito qui sotto.

Chi ha fatto esperienze politiche sempre e solo in opposizione  conosce solamente la politica del contro.

Ci si adagia nel corso degli anni a non cercare più soluzioni, a non cercare dialogo e collaborazione,  accontentandosi di criticare, è più facile e meno contestabile che sviluppare un idea.

Qualche anno di amministrazione, se si è eclettici, ti implica la capacità di andare "fuori dagli schemi" e di creare azioni originali. Ti allontana da un unico schema e ti porta a selezionare e combinare elementi provenienti da sistemi diversi acquisiti, anche da chi non è esattamente in linea con te, per poter sviluppare qualcosa di nuovo.

Quindi, pragmatismo, intelligenza, eclettismo, onestà, savoir faire non possono che sviluppare la politica del fare. Del fare soprattutto bene comune, lavorare per il bene comune, salvaguardare il bene comune, inventare a volte il bene comune.

Ecco, l'obbiettivo di Patto per il Nord è la "politica del fare", l'obbiettivo del Patto è costruire la nuova classe politica del Nord, lo farà attraverso le capacità degli amministratori attuali e passati che già oggi aderiscono al progetto, lo farà sulla scorta degli amministratori che entreranno in futuro e lo farà ascoltando i cittadini, le loro proposte, i loro problemi, le loro necessità.


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


 

PRAGMATISMO APPLICATO AD UNA NUOVA IDEA DI REGIONE AUTONOMA


Era ovvio che dopo il Congresso Federale di Patto per il Nord si leggessero molte reazioni sui social.

Reazioni positive e negative scontate, sostenitori e detrattori non possono mai mancare sullo scenario politico, ci mancherebbe. Però mi ha colpito in modo particolare il pensiero di una persona cara a molti amanti dei territori del Nord, Gioann March Pòlli.

Molti di noi hanno letto i Quaderni Padani, altri ne avranno sentito parlare. Roba da autonomisti, non certo da democristiani.

Ci dice Giovanni Marco Polli in sostanza che tra le motivazioni per le quali il "Patto" sostiene il federalismo manca la questione identitaria, da associare a quella socioeconomica.

Va detto che il Gioann non ha tutti i torti, al congresso la questione è stata nominata in parte in alcuni interventi, forse non è stata evidenziata a dovere, ma c'è una motivazione, anche io in molti miei testi ho parlato di tradizione e comunità, un fondamento, ma oggi i tempi richiamano molto di più a una lotta per la sopravvivenza. che alla poesia.

Ringrazio però Polli perché mi ha aperto il cervello ad una riflessione che non sarebbe dovuta sfuggire a chi come me ha fatto parte di un gruppo politico chiamato "Movimento Autonomista Lombardo" che propose e lavorò per la creazione di una nuova Regione a Statuto Speciale.

Io stesso, nei miei pensieri che condivido, mi faccio forviare dall'idea di regione autonoma in base ai confini che lo Stato italiano ha definito, anziché ragionare su regioni tipo quella proposta dal M.A.L. (Lario, Brianza e Valtellina) o su qualcosa di ancora più storico e fondato come potrebbe essere  l'Insubria, che però non è solo storia, ma ancora oggi un territorio aggregato.

L'Insubria parte grossomodo dal Verbano per arrivare ad est fino alla bergamasca, scendendo fino al pavese e salendo ipoteticamente fin dentro il Canton Ticino. Stessa lingua, grammatica uguale per mille accenti. Stessa cultura storica, che deriva dall'artigianato e dall'agricoltura. Oggi stessa sorte dovuta all'industrializzazione e alla globalizzazione, dovuta allo statalismo e alla burocrazia, fatta di difficoltà produttiva e di depredamento da parte delle casse erariali centrali.

Io sono solo una piccola pedina nello scacchiere immenso di "Patto per il Nord", ma nella mia funzione di Segretario Provinciale mi spenderò, non appena il movimento ne avrà la forza, affinché la Segreteria Nazionale Lombarda attivi la procedura preposta per la realizzazione di una Regione Autonoma a Statuto Speciale fondata sui principi qui sopra elencati, storici si, ma soprattutto legati alla situazione attuale visto che oggi occorre molto di più una soluzione pragmatica per migliorare la vita dei cittadini che un romantico legame storico.

Si tratta di un esempio di “Democrazia dal Basso”. Si tratta di un Federalismo che si fonda sul localismo, sull’autonomia, sulla responsabilità e sulla partecipazione popolare; un Federalismo che si fonda sul Municipio e che vuole arrivare lontano. Si tratta di portare avanti dei valori; valori fondati sull’Autonomia, la Responsabilità, sulla Partecipazione, sul Localismo, sulla Sostenibilità.

Ci credo e mi spenderò,
Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como