martedì 16 settembre 2025

LA PITA D'ORA

 

"Comunità e tradizione" è uno dei marchi di fabbrica di "Patto per il Nord".

Tradizione sono anche le antiche leggende, da tramandare, perché in ogni storia c’è un fondo di verità o almeno di sentimenti che rimangono uguali nel corso delle varie epoche, anche se appartengono a cuori differenti. Per questo motivo tra i nostri simboli trovate anche la gallina d'oro, "La Pita d'Ora".

Non a caso probabilmente un tempo lontano la allora "Lega Nord" utilizzò questa immagine per indicare Roma che si ingrassa alle spalle del Nord.

Per noi, oggi, è semplicemente il ricordo di un tempo che fu e che vogliamo ripristinare, la ricchezza di una Terra che vuole alimentarsi da sola come ha fatto per secoli. 

La chioccia d'oro rappresenta un tesoro, un simbolo di ricchezza e abbondanza. 

Tanto che, legate a leggende e tradizioni, due chiocce d'oro con i loro pulcini, vengono conservati nei tesoro del Duomo di Monza e anche a Groppello. 

E’ interessante sapere che nel 1810, una pubblicazione francese, parlava di Vigevano, narrando una leggenda oramai dimenticata. Ma questa leggenda vive ancora in alcune lande.

Il libro che raccontava questa storia era stato scritto a Parigi, e secondo lo storico Ambrogio Basletta, tale leggenda veniva tramandata ancora di padre in figlio fino al 1915 circa. Basletta, maggiore dell’esercito, con la passione della riscoperta delle tradizioni locali, narra che la leggenda iniziava cosi: "Alla mezzanotte e un minuto secondo del 31 dicembre di ciascun anno, piova o nevichi, sia sereno o fischi la raffica, splenda la luna in un cielo mite o il gelo intristisca i campi, fa tredici giri intorno alla vasta corte del castello una chioccia. Essa è seguita da undici pulcini pipilanti lamentevolmente. Tanto la chioccia quanto i pulcini sono d’oro massiccio: mentre la prima tiene, al posto degli occhi, due grossi brillanti, i secondi hanno invece piccoli rubini luccicanti come faville".

Si narra che colui avesse incontrato l’insolita famigliola, dopo aver recitato alcune, sconosciute, frasi misteriose, si sarebbe trovato davanti alla gallina d’oro, la quale si sarebbe trasformata in una donna dai capelli biondi, così come gli undici pulcini in paggi biondi. Inoltre, il fortunato viandante, sarebbe diventato lo sposo della giovane donna, per di più ricco, perché ciascuno dei paggi era in possesso di un segreto per raggiungere un favoloso tesoro. 

Va considerato anche che  il pulcino è un potente simbolo di rinascita, nuova vita e abbondanza,  con la sua fragilità e aspetto tenero, è associato alla purezza e all'innocenza, e può rappresentare l'amore tenero. 

Le leggende nascondono sempre un fondo di verità, i nostri territori sono la Pita, i cittadini possono essere tanto i paggi che il viandante e se, insieme a noi, cercheranno il loro 31 Dicembre , sia loro che i territori, brilleranno a 18 carati.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como


sabato 13 settembre 2025

CON IL CUORE E COL SORRISO (LA SPERANZA DIVAMPA)

 



Il 13 Settembre 2025 è successo qualcosa che è destinato a riscrivere il futuro delle terre del Nord.

Sessanta Cuori hanno pulsato, dalla Liguria fino al Friuli, dal Confine con la Svizzera a scendere fino alle Marche.

Con l'organizzazione di sessanta Gazebo in simultanea, centinaia di uomini e donne, aderenti a "Patto per il Nord, armati solo di sorrisi e cordialità, si sono messi a disposizione dei Cittadini per ascoltare le loro istanze, le loro necessità, le loro proposte.

Ma non solo questo, hanno dimostrato che "la speranza divampa", che c'è ancora chi si prende cura delle nostre Terre, che propone un sistema alternativo che tenga viva la speranza di un economia sostenibile, che mantenga vive le nostre tradizioni e le nostre culture.

Oggi è sbocciato un fiore, da coltivare, irrigare e trapiantare ed abbiamo invitato tutti ad unirsi a noi, a guidarci con il contributo della loro speranza e delle loro idee ad aiutarci a costruire il nuovo sogno.

Tutto questo si traduce in uno slogan, che non è una frase ma altresì il nostro futuro: 

"Per il Nord, Insieme".

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


sabato 6 settembre 2025

MENTRE IL CASTELLO CROLLA, IL SOGNO DIVAMPA

 


El diseva ul me Pàa: "quant la melma la riva ai calcagn o che la spuza o che la fa dagn".

Oggi la maleodoranza della situazione e le caviglie bagnate stazionano in Via Bellerio.

Le mura del fortino stanno cedendo e si stanno cercando le contromisure. 

In questa situazione la Salvini Premier torna improvvisamente a parlare di Nord, a parlare, a fini elettorali di Autonomia (tema in cui non ha mai creduto ma che ha sempre spacciato al suo elettorato),proprio mentre viene accerchiata a 360° sulla questione Ponte sullo Stretto.

Attaccando l'uomo che sta guidando l'armata "Patto per il Nord" si accusano Grimoldi ed altri di essere dei trombati in cerca di vendetta. 

Fatto salvo che Grimoldi è stato l'ultimo Segretario eletto della Lega Lombarda prima che Salvini commissariasse ogni angolo della Lega, qui non c' è in atto nessuna vendetta, ma bensì la rinascita di un sogno tradito. 

Dobbiamo ringraziare Salvini per questo, perché è stato proprio lui, con le sue scelte sconsiderate, con il suo abbandono della cura del Nord, con le sue ciliegie mangiate in TV a spingere chi già da decenni aveva abbandonato la Lega e chi come me, pur non essendo mai stato leghista è fermamente autonomista, indipendentista ma soprattutto coerente con i propri ideali.

Il risultato lo si vede ogni weekend attraverso i nostri gazebo sparsi per tutto il Nord, lo si vede dalla rinascita di partecipazione che ha portato centinaia di persone ad unirsi al "Patto".

Sabato 13 Settembre 2025, attraverso le centinaia di gazebi, che saranno presenti in più di cinquanta province, le mura del castello salviniano subiranno un altro duro scossone e da qui in avanti quando si parlerà di trombati, Salvini dovrà stare attento che non si parli di lui!!!


Per il Nord, Noi 

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

lunedì 1 settembre 2025

NELLA DIFFERENZA TRA LE STRUTTURE FEDERALI E LE ELARGIZIONI PASSA IL FUTURO DEL NORD

 


Davanti all'imminente nuovo anno scolastico le solite affermazioni: più continuità didattica grazie a organici stabili e cattedre coperte anche nelle aree in sofferenza, soprattutto al Nord, dove la carenza di insegnanti resta cronica.

Il ministro Valditara, ha annunciato  l’inserimento del personale della scuola nel Piano Casa, intervento che prevede “benefit importanti” per i docenti disposti a trasferirsi interregionalmente verso Lombardia e Veneto, così da ridurre le rinunce alle immissioni in ruolo e favorire la mobilità territoriale.

Riflessione: perché da decenni si sposta personale anziché cercare di incentivare gli abitanti del nord a questa professione? Soprattutto in questo periodo di vacche magre.

Il nostro sistema distribuito su scala nazionale fa si che il reclutamento tramite graduatorie fa sì che i docenti vengano assegnati in base alle disponibilità delle cattedre, che spesso si trovano in luoghi lontani dalla loro residenza. E allora non sarebbe meglio ridimensionare tutto a livello Regionale? E' ovvio che dalle zone depresse ci si sposti, nelle aree più agiate gli insegnanti si dirigono verso le scuole private o altre professioni.

Nel quadro politico delineato da Palazzo Chigi e Mit, l’obiettivo è ampliare l’offerta di abitazioni a prezzi calmierati nelle grandi città e nei territori a forte tensione abitativa, con una platea che includa giovani coppie, famiglie numerose e, nella proposta di Valditara, anche il personale scolastico fuori sede.
Il Ministro ha inoltre affermato che nei futuri progetti di edilizia residenziale sociale verranno desinati alloggi a prezzi calmierati anche ai professionisti della scuola, con particolare attenzione a quanti si trasferiscono.

Lo stipendio di un insegnante italiano dipende dall'anzianità di servizio, dal tipo di scuola in cui si insegna e dal titolo di studio, ma si può stimare un range tra i 1.350 e i 1.960 euro netti al mese per un docente a tempo in base al contratto nazionale. Non stiamo parlando di una categoria più povera delle altre, nei centri commerciali e nelle fabbriche di molti settori a volte si fatica a raggiungere i 900 euro.

Va aggiunto inoltre che le agevolazioni per i dipendenti statali nel 2025 includono un bonus integrativo sulla retribuzione per redditi fino a 20.000 euro, accessibile tramite i dati disponibili nell'sistema Noipa e erogato in busta paga a giugno 2025, oltre a vantaggi sul mercato del credito tramite la convenzione INPS che offre mutui a tassi agevolati e la possibilità di richiedere prestiti annuali e biennali con la trattenuta diretta sullo stipendio. Sono inoltre disponibili agevolazioni per la formazione, come il progetto "PA 110 e lode", e benefici per i figli attraverso il fondo gestione creditizia e sociale INPS, che offre borse di studio, voucher per soggiorni estivi e altri contributi. 

Quindi traiamo due conclusioni finali.

La prima parte da un dato di fatto. Sappiamo tutti che l'Italia è disseminata di "alloggi popolari",
appartamenti pubblici sfitti, molti da ristrutturare e riassegnare, mentre si assiste ad un progressivo
calo rispetto agli anni passati delle domande presentate da nuclei indigenti. Allora perché anziché elargire sovvenzioni a raffica non si punta alla ristrutturazione ed all'utilizzo di questi? Viene il dubbio, direi legittimo, che sia più conveniente l'elargizione di sovvenzioni ed il dono  di agevolazioni ai dipendenti statali nel tentativo di renderli bacino di voto per i "partiti tradizionali".

La seconda conclusione porta a chiedersi perché non venga organizzato il mondo della scuola e di altri settori su scala regionale come avviene ad esempio in Svizzera?

Il sistema scolastico, ma non solo quello, svizzero è decentralizzato e federalistico, con l'organizzazione dell'istruzione obbligatoria di competenza dei Cantoni e la gestione quotidiana affidata ai Comuni. Ogni Cantone ha la propria autonomia nell'organizzazione del sistema scolastico, garantendo un'istruzione di alta qualità. ed i docenti "fuori sede" affrontano in forma pressoché totale uno spostamento di pochi chilometri.
Qui ovviamente la risposta è ovvia. Lo Stato Italiano è accentratore e despota e mai lascerebbe agli enti locali la possibilità di governarsi in proprio.

Ecco, la risposta, la filosofia di "Patto per il Nord" è diametralmente opposta e si vota alla Democrazia di stampo federale che ha reso Paesi ricchi Svizzera e Germania, per fare solo due esempi.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord Como


venerdì 22 agosto 2025

DALLA PARTE DEL CITTADINO


Per noi di "Patto per il Nord" è essenziale coinvolgere i cittadini nel seguire la politica, nel praticarla, vogliamo dimostrare loro che la politica è necessaria per il bene comune e non è semplicemente un "cadreghin".

Vogliamo quindi , oltre che prenderci cura delle nostre terre, rendere la politica più accessibile e rilevante per la vita quotidiana di cittadini. Faremo questo attraverso una comunicazione chiara e trasparente, il coinvolgimento diretto dei cittadini e la dimostrazione dell'impatto della politica sulle loro vite.

Ecco alcuni approcci specifici:

1. Comunicazione efficace e trasparente:

Utilizzeremo un linguaggio il più semplice e chiaro possibile, evitando termini tecnici e astratti, preferendo un linguaggio comprensibile per tutti.

Spiegheremo l'impatto della politica dimostrando come le decisioni politiche influenzano le necessità della vita quotidiana, dalla sanità all'istruzione, dai trasporti all'ambiente.

Utilizzeremo diversi canali di comunicazione, adattando i messaggi ai diversi canali, quali social media, incontri pubblici, dibattiti televisivi, per raggiungere un pubblico più ampio.

Sapremo ascoltare le preoccupazioni dei cittadini creando spazi di ascolto e dialogo, rispondendo alle domande e alle critiche in modo costruttivo, con la serenità di chi sa di fare la cosa giusta

Condivideremo le informazioni in modo trasparente rendendo disponibili dati e documenti ufficiali, spiegandone il significato e l'impatto.

2. Coinvolgimento diretto dei cittadini:

Sull'esempio Svizzero dovremo promuovere la partecipazione, incoraggiando la partecipazione a elezioni, referendum, incontri pubblici, dibattiti.

E' necessario creare spazi di partecipazione, organizzare incontri, forum, laboratori partecipativi, dove i cittadini possono esprimere le proprie opinioni e idee.

E' fondamentale coinvolgere i giovani creando iniziative specifiche per loro, quali magari progetti scolastici e fondamentali incontri con figure politiche.

E' oltretutto lodevole sostenere il volontariato e l'associazionismo, favorire l'impegno civico e la partecipazione a organizzazioni che operano nel sociale e nella politica e possibilmente impegnarsi direttamente.

3. Dimostrare l'impatto della politica:

Non sarà un peccato di orgoglio mostrare i risultati concreti, evidenziare i successi raggiunti grazie a politiche efficaci, mostrando come hanno migliorato la vita delle persone.

Occorrerà riconoscere e risolvere problemi, affrontare le sfide e i problemi della comunità, dimostrando che la politica può essere uno strumento per trovare soluzioni.

Sarà fondamentale la collaborazione tra politica e società civile, creare sinergie tra il mondo politico e le organizzazioni non governative, le associazioni, i cittadini, per affrontare insieme le sfide.

In sintesi, per portare le persone a seguire la politica è necessario rendere la politica più accessibile, trasparente e rilevante, coinvolgendo attivamente i cittadini e dimostrando l'impatto positivo che può avere sulla loro vita.

 Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

lunedì 18 agosto 2025

Obbiettivi programmatici Patto per il Nord: Lo Stato Federale


L'obbiettivo programmatico per eccellenza di
"Patto per il Nord" è la riforma costituzionale in senso federale, solo grazie a questa è possibile raggiungere la sostenibilità nazionale.

E' possibile ogni cultura locale, ogni forma di economia locale, ogni qualità trasmettibile al resto del Paese.

Il modello più pratico, attuabile, snello ce lo ha donato anni fa Gianfranco Miglio, l'autogoverno del Nord, del Centro e del Sud con l'intesa di superare il vetusto e insostenibile centralismo partitico e assistenzialista, attraverso un moderno Stato Federale, nel rispetto e nella tutela di tutti i popoli che lo costituiscono, indipendentemente dalla loro consistenza numerica, dalla provenienza, dalla loro cultura.

Sostanzialmente una fusione delle regioni con relativo risparmio di soldi pubblici, che consenta però agli Enti Locali, arrivando possibilmente anche ai Comuni, una forte autonomia, anche fiscale, anche nel rispetto delle scelte dei contribuenti cittadini.

Ed a proposito dei Contribuenti ,va ridisegnata la tassazione e la redistribuzione di quanto pagato.

È vero che è complicato, quasi impraticabile, al giorno odierno aprire migliaia di uffici delle entrate locali, ma esistono i codici e quindi quanto versato a livello locale, utilizzando qualsiasi forma di pagamento all' agenzia federale, è facilmente restituibile a tempo zero, consentendo alle Amministrazioni Locali di gestire e far crescere il proprio territorio, partendo dai Comuni per passare attraverso Provincie e Regioni allo Stato Federale.

Sostanzialmente l'esatto contrario di quanto avviene oggi.

Intendiamo uno Stato Federale snello che al suo livello più alto si occupi soltanto di politica estera, difesa e moneta e lasci la possibilità ai privati e alle comunità locali di occuparsi di tutti i servizi, attraverso un "modello svizzero" applicato a Regioni e Provincie autonome ed ai Comuni.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

 

sabato 16 agosto 2025

Obbiettivi programmatici Patto per il Nord: Gabbie salariali

 


Patto per il Nord, tra le altre cose si identifica quale "Difensore del Nord".

Uno degli obbiettivi della nostra forma "difensiva" è il salario basato sul costo della vita dei territori, la contrattazione collettiva non basta come Milano ed altre città hanno ampiamente dimostrato. 

Nel mondo moderno - vedi il “London living wage” - gli stipendi non sono più nazionali ma territoriali.

Non è certo la scoperta dell'acqua calda, in Italia erano già in vigore le "Gabbie Salariali"

Le prime applicazioni risalgono al 1946, ma il sistema fu formalmente in vigore tra il 1954 e il 1969, con cancellazione definitiva nel 1972. 

Si tratta sostanzialmente di sostenere il potere d’acquisto dei dipendenti attraverso la previsione di trattamenti economici accessori collegati al costo della vita dei beni essenziali, così come definito dagli indici Istat, nelle aree territoriali presso cui si svolge l’ attività lavorativa, con particolare riferimento alla distinzione tra aree metropolitane urbane, suburbane, interne e di confine.

Si iniziò a parlarne, anche attraverso Umberto Bossi, nel primo decennio del 2000, se ne riparlò anche in tempi più recenti, ma nulla sembra essersi concretizzato.

A causare la loro cancellazione furono le agitazioni sindacali dell'autunno caldo del 1969 che portarono all'abolizione graduale delle gabbie salariali. 

Questo sistema fu considerato ingiusto e penalizzante per i lavoratori del Sud, che percepivano salari più bassi pur svolgendo mansioni simili a quelli del Nord, senza tenere in considerazione che in alcune zone del Paese la vita ha voci di spesa maggiori in confronto ad altre e spesso anche a costi superiori.

Tra l'altro non è necessario applicare contratti diversi da quelli nazionali, ma è sufficiente introdurre sgravi e agevolazioni in alcune zone dove si rendono necessarie e sottrarne dove non sono necessari.

Oggi abbiamo uno squilibrio sul numero delle famiglie considerate povere, meno al nord che al sud; di primo acchito potrebbe sembrare che le gabbie salariali possano essere un ulteriore capestro, invece noi affermiamo che già il salario attuale penalizza il nord e che il sud soffra perché, in zone meno organizzate a livello strategico sul lavoro, stipendi "troppo adeguati" limitino le possibilità di sviluppo delle aziende locali.

Di conseguenza ci spenderemo molto su questo obbiettivo, fino al raggiungimento.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord


 



mercoledì 13 agosto 2025

LA REGIONE AUTONOMA: UNICA FONTE DI BENE COMUNE

 

Il preambolo è molto lineare.

Da anni inseguo il sogno di una Nazione Federalista su base Autonomista.

Venti Regioni basate sullo statuto delle attuali Regioni Autonome a Statuto Speciale (e relative Provincie a Statuto Speciale) che in forma concorrenziale si sostengono e si confrontano.

Signore e signori, ne più, ne meno, la Svizzera.

Ho partecipato a più progetti nel tentativo di realizzare questo sogno: Partito d'Azione Civica, Movimento Autonomista Lombardo, Fronte di Liberazione Fiscale.

Oggi Patto per il Nord appare l'unico movimento in grado di portare a realizzazione questo ambito sogno.

L'analisi è un po' più complicata.

Il viaggio che ci viene offerto si prospetta lungo e farraginoso, ma non per questo non va affrontato.

Si parte da una proposta di delibera Comunale, di avvio del procedimento costituzionale per la creazione della nuova Regione a Statuto Speciale (composta da Provincie a Statuto Speciale), che va approvata da un numero di Consigli Comunali tali da rappresentare almeno 1/3 della popolazione interessata.

Di seguito la procedura prevede un referendum popolare di approvazione da parte della popolazione del Territorio interessato ed il parere della Regione. Fatto questo occorre la presentazione di una legge costituzionale conforme alla volontà espressa dai consigli comunali e dalla popolazione.

Ci sono si delle incognite:

1) Cosa faranno i vari Consigli Comunali?

2) Cosa dirà la Regione?

3) Cosa farà il Parlamento e cosa faranno i singoli parlamentari?

Ma i legislatori inventando questo capestro non hanno capito che così ogni livello di potere sarà coinvolto e dovrà esprimersi pro o contro, che ogni elettore potrà così osservare e giudicare il proprio Sindaco, il proprio Consiglio Comunale, i Consiglieri Regionali, i Parlamentari, insomma tutti sotto esame popolare, che questo quindi, alla fine, potrebbe dimostrarsi il trionfo della democrazia attraverso una procedura costituzionale.

Quando si tratta della creazione di nuove Regioni il primo passo, precisa la Costituzione, spetta ai Consigli Comunali. Non al Presidente della Repubblica o al Presidente del Consiglio o al Presidente della Regione: ai Consigli Comunali, ossia agli organi istituzionali rappresentativi delle Comunità Locali.

La Costituzione richiede dunque che il primo passo lo facciano i Comuni, ossia le comunità locali.

Si tratta di un esempio di “Democrazia dal Basso”. Si tratta di un Federalismo che si fonda sul localismo, sull’autonomia, sulla responsabilità e sulla partecipazione popolare; un Federalismo che si fonda sul Municipio e che vuole arrivare lontano. Si tratta di portare avanti dei valori; valori fondati sull’Autonomia, la Responsabilità, sulla Partecipazione, sul Localismo, sulla Sostenibilità.

Si tratta di dare agli Enti Locali le risorse economiche necessarie a mettere in atto il “Bene Comune” ; senza denaro non esiste la possibilità di governare bene.

Non si tratta di mero egoismo, tutt’altro, si tratta di sopravvivenza di fronte ad uno stato che ci vuole prosciugare fino all’ultimo centesimo senza contropartita sociale, economica e democratica.

Nella conclusione che ripeto la strada è complicata, il centralismo ha creato una barriera architettonica quasi impossibile da aggirare, ma …

… alla fine, dopo il preambolo e l'analisi, arriva il futuro e questa è la parte che tocca a Patto per il Nord.

Diffondere il pensiero Federalista di chiave Autonomista tra i cittadini. Al Patto tocca questa missione nei territori del Nord, il Sud conosce benissimo l'idea federalista, è luogo dove risiedono parecchi movimenti autonomisti e sicuramente qualcuno se ne farà carico anche li.

Una volta che questo verbo sarà diffuso e capito, una volta convinta la popolazione, basandosi sulla spinta popolare, sulle pretese della popolazione, sulla voglia, la necessità, la convinzione che occorrano libertà e autonomia per raggiungere il benessere, probabilmente non occorrerà seguire quell' imbrigliante percorso precedentemente illustrato, perché a quel punto ogni politico dovrà confrontarsi con la spinta autonomista popolare ed accettare di sana pianta, volente o nolente, la volontà del Popolo.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord Como

 


venerdì 8 agosto 2025

IL PONTE SULLO STRETTO, SOPRATTUTTO UNA QUESTIONE DI BUONSENSO

 



La nostra posizione sulla costruzione del ponte sullo Stretto di Messina deve essere sicuramente una battaglia politica contro gli sprechi e i tagli al Nord ma anche il bisogno di dimostrare che il buonsenso sconsiglia a 360 gradi di portare avanti questo progetto.

Un progetto che viene propinato ciclicamente da decenni, che nemmeno lo strapotere del "Pentapartito" era riuscito a portare in opera ma che oggi rischia di essere realizzabile grazie a chi per anni ne è stato detrattore.

Evitiamo di vedere i "Pro", non credo proprio ne esistano, guardiamo i "Contro".

Intanto al momento sappiamo che i pochi assunti sono solo tecnici. Certo può essere normale all'inizio di un progetto, ma questo progetto ancora non ha raggiunto tutti i crismi necessari, gli stipendi di queste persone si.

Fossimo in Giappone, dove nemmeno si sognano una tale eresia, potrei fidarmi, ma qui stiamo parlando di costruire il più lungo ponte al mondo, che dovrebbe consentire il transito di mezzi gommati e treni ad alta velocità, resistere a terremoti, per quanto remoti, in grado di radere al suolo le città sulle due sponde. Sulla base di grottesche illazioni che ipotizzano una crescita delle zone interessate si vuole costruire, senza aver ancora illustrato un serio progetto esecutivo, un ponte strallato con una distanza di 3,3 km fra due pilastri di estremità. Definirla una sfida è semplicemente riduttivo. La Società Stretto di Messina e i committenti politici si stanno assumendo responsabilità enormi che non sono assolutamente ignote.

Fatte salve le critiche poste da esperti  di chiara fama quali Remo Calzona e Mario De Miranda sulle sicurezze strutturali, se andate ad indagare scoprirete che sono veramente rari i ponti strallati di grandi dimensioni su cui è ammesso il transito di treni. Oltre alle difficoltà tecniche derivanti dalle rotaie la spinta del vento potrebbe far oscillare pericolosamente l’impalcato, al punto che si prefigura uno stop al transito dei veicoli in caso di necessità. 

Aggiungiamo un peso, in caso di conflitti armati il ponte sarebbe un ovvio e facile bersaglio. 

Cerchiamo di essere obbiettivi, non è un ponte ciò che potrebbe determinare il decollo economico della Sicilia e della Calabria e dare concretezza a una città metropolitana dello Stretto. 

Poi volendo prendete le "Pagine Bianche" e telefonate agli abitanti di Villa S. Giovanni, vi confermeranno che nonostante stime gonfiate artificiosamente dai progettisti (il trend è negativo da decenni), il grado di saturazione dell’infrastruttura nelle ore di punta di un giorno medio non andrebbe oltre il 20%, ovvero la capacità dell’infrastruttura sarebbe ampiamente sovradimensionata e al di fuori di ogni logica tecnico-economica. 

Le merci viaggiano sempre più via mare e i siciliani preferiscono di gran lunga l’aereo, questo ve lo confermo per conoscenze personali.

Una volta realizzata l'opera dando per concesso che funzioni sicuramente il numero di personale in confronto allo spostamento marittimo porterebbe ad un calo di occupati in una zona già depressa di proprio.

Inoltre si è già discusso delle migliaia di famiglie che si vedrebbero espropriate le loro case, i loro terreni in territori vasti geograficamente rispetto al mero territorio interessato.

Alla fine di questa disquisizione poniamoci un quesito: quali reali interessi si celano dietro un progetto scadente, rischioso, costosissimo, che produrrebbe assai più danni che benefici? Poniamocelo pensando che in questo caso è lo Stato che dovrebbe pagare una penale  all’impresa di costruzione nel caso in cui l’opera non venga realizzata, quando invece è prassi che siano le imprese ad essere sottoposte a penali per la mancata o errata realizzazione dell’opera.

Giorgio Bargna, Patto per il Nord Como



giovedì 7 agosto 2025

VOLONTARIATO, COMUNITA', MILITANZA

 



Il preambolo che poi però è relativamente collegato al contesto di cui parleremo dimostra semplicemente che sono appassionato di numeri, numeri che si trasformano in parole, parole che servono a creare fatti.

Statistica ISTAT:

Nel 2023 il 9,1% della popolazione di 15 anni e più, ha svolto attività di volontariato in forma organizzata e/o con aiuti diretti, con forti differenze territoriali e generazionali. Raddoppiano rispetto al 2013 i volontari attivi sui due fronti: circa un milione di volontari combinano entrambe le modalità.

Aumentano i volontari organizzati nei settori ricreativo e culturale, assistenza sociale e protezione civile e ambiente; calano in quelli religioso, sportivo e sanitario. Diminuiscono quanti offrono aiuto diretto a persone conosciute, mentre aumentano quelli che, con questa stessa modalità, si dedicano a collettività, ambiente e territorio.

Tra le motivazioni dell’attività di volontariato sono più spesso menzionati gli ideali condivisi e il bene comune nel volontariato organizzato, le emergenze e l’assistenza a persone in difficoltà nell’aiuto diretto. Pur con un trend in diminuzione, osservato anche nel tempo medio complessivo dedicato a queste attività (da 19 a 18 ore nelle quattro settimane), l’impegno volontario si conferma come pilastro della coesione sociale.

La partecipazione presenta un chiaro divario territoriale: nel Nord l’8,2% partecipa ad attività promosse da organizzazioni e il 6,0% offre aiuti diretti; il Nord-est è l’area più attiva (9,1% e 6,2%). Seguono il Centro (5,8% e 4,9%) e il Mezzogiorno (3,6% e 3,4%).

Nel 2023 il volontariato è una pratica diffusa soprattutto nella popolazione adulta: i tassi più alti interessano le persone di 45-64 anni (7,2% per l’organizzato e 5,9% per il diretto) e le persone di 65 anni e più (6,2% e 5,5%). I giovani (15-24 anni) prediligono le forme organizzate (5,3%) rispetto all’aiuto diretto (2,9%), mentre tra le persone di 25-44 anni le due modalità si equivalgono (4,8% e 4,9%).

Nel decennio 2013-2023 il calo ha riguardato soprattutto le generazioni più giovani.

Questi sono i dati, ora trasformiamo i numeri in parole:

Una cosa piacerà a pochi ma è evidente, il Nord prevale, prevalgono ovviamente le forme di volontariato organizzato. Le tematiche sono quelle che la vita quotidiana più colpiscono. Spiccano assistenza sociale, la protezione civile e l'ambiente, cala il settore sportivo, mondo che ormai risulta spesso, se non sporco, comunque, legato al profitto e alla poca lealtà. Cala anche l'ambito religioso, manca alla lista ciò che forse non è considerato volontariato, ma militanza, la politica.

Dalle parole ai fatti:

Il viaggio non è breve e neppure scontato. Notiamo che le persone si impegnano di più sui temi che fanno paura, per vissuto e per quanto i media ci raccontano e sull'assistenza ai bisognosi; al nord, per quanto si racconti, non si è mai negato un aiuto a nessuno, senza farlo notare al mondo intero.

Manca oggi però la militanza politica, le persone non la seguono più, non si fidano più, non ci mettono più impegno, non ci mettono più la faccia, nemmeno vanno più a votare. I giovani nemmeno ne vogliono sapere.

La missione:

Tocca a noi, che non solo ci consideriamo duri e puri, ma lo siamo, tracciare un percorso fatto di identità e appartenenza, di temi concreti, di onestà intellettuale e pratica, riportare le persone, soprattutto i giovani all'impegno politico, all'amore per la propria terra, alla propria comunità.

"Patto per il Nord" non deve essere solo un movimento politico, deve essere anche e soprattutto un movimento culturale che aggreghi oggi chi, ieri, è stato atomizzato dalle scelte politico-sociali.

Tocca a noi essere un esempio credibile per ricostruire un territorio, una comunità, un identità a cui credere.

Giorgio Bargna, Patto per il Nord Como