domenica 6 novembre 2022

L'Europa dei Popoli quale rimedio ai danni della Globalizzazione


 Non potrò essere breve nel cercare di illustrare la necessità di un autonomia fiscale ed economica quale contrappeso alla fine (o comunque alla staticità) del sistema capitalistico.

In stretti termini economici il Capitalismo sarebbe un sistema supportato da Partite IVA e Codici Fiscali che possedendo mezzi produttivi genera un profitto attraverso la vendita diretta o indiretta ad acquirenti degli stessi. Questo genera l'economia di mercato, contrapposta allo Statalismo. 

Politicamente invece, si intende definire quegli ordinamenti statuali che pongono il "capitale" al centro della tutela costituzionale. Negli anni, nei secoli e nelle varie tesi se ne è data una molteplice definizione, ma sostanzialmente possiamo sicuramente affermare che si tratta del sistema economico in cui i beni capitali appartengono a privati individui; o perlomeno questo è quanto ci hanno venduto e ci stanno "vendendo".

Sostenitori e detrattori, nell'epoca attuale vivono volenti o nolenti il capitalismo e, credo, sia intuibile per tutti che esso sia il  continuo tentativo di migliorare le proprie condizioni di vita  a discapito di altri soggetti o di altre comunità. Non è cattiveria del genere umano, ma il naturale sviluppo di questo sistema sociopolitico/culturale, il quale, tra l'altro ha portato alla nascita di un altro fenomeno, la Globalizzazione, il fenomeno creato grazie all'intensificazione degli scambi economico-commerciali e degli investimenti internazionali su scala mondiale che, come "effetti collaterali", ha generato interdipendenze sociali, culturali, politiche, tecnologiche e sanitarie i cui effetti positivi e negativi andrebbero ben analizzati.

Tra quelli positivi potremmo allocare  la velocità delle comunicazioni e della circolazione di informazioni, l'opportunità di crescita economica per nazioni a lungo rimaste ai margini dello sviluppo economico mondiale. Tra i negativi lo sfruttamento, il degrado ambientale, il rischio dell'aumento delle disparità sociali, la perdita delle identità locali, l'aumento del potere di aziende economiche multinazionali a discapito delle sovranità nazionali e dell'autonomia delle economie locali. E questi ultimi aspetti politici interessano noi autonomisti.

A livello economico istituzioni quale la Banca Mondiale, la BCE, i Governi Occidentali ritengono che la globalizzazione abbia portato ad una maggiore crescita a livello globale, migliorando l'economia e le condizioni sociali dei paesi in via di sviluppo; molte organizzazioni non governative invece asseriscono che la globalizzazione sia legata ad un aumento delle disuguaglianze mondiali e, in alcuni casi, della povertà. Forse hanno ragione entrambe le fazioni, oppure entrambe potrebbero avere preso abbagli.

Io personalmente ritengo (e credo debba essere così per ogni autonomista che si rispetti) che si riscontri nella globalizzazione la diminuzione dell’autorità dello Stato-nazione, l'aumento del divario tra ricchi e poveri tra nazioni e dentro ogni nazione, la frammentazione culturale, l'assenza di confine (creando spaesamento), l'aumento di conflitti tra culture diverse e dei fondamentalismi. 

Sicuramente abbiamo vissuto un "americanizzazione", una sorta monocultura umana. Questo processo ha distrutto le identità culturali, dominate da una cultura consumistica, omologata e occidentalizzata. 

Fatto questo sunto, politicamente parlando, il capitalismo e soprattutto la globalizzazione oltre a minare la stabilità mondiale ha distrutto il "locale" ed ogni sua forma identitaria, sia economica che sociale.

Economicamente invece questa struttura, sorretta da fonti energetiche, per le quali quotidianamente si combattono guerre, fatica a stare in piedi ultimamente e questo influisce sulle economie degli stati nazionali, i quali si trovano sempre più poveri venendo a mancare ogni giorno di più il gettito fiscale a causa delle difficoltà riscontrate proprio da quelle partite IVA e codici fiscali citati all'inizio. Lo Stato pensa ovviamente prima a sostenere il proprio apparato e quindi ai territori locali e ai cittadini sono riservate solo le briciole accompagnate quotidianamente da nuovi balzelli.

L'autonomia locale ovviamente non è l'unica soluzione per svincolarsi dai danni che subiamo noi cittadini, ma è una buona contrapposizione che da nord a sud dovrebbe essere attuata, ma nord e sud d'Europa, quell'Europa dei Popoli che ridarebbe speranza e fiducia ai suoi abitanti.

Giorgio Bargna

lunedì 25 aprile 2022

Il vero 25 Aprile degli Ucraini

Mi duole molto vedere associata la lotta al Nazismo con la guerra in atto in Ucraina.

Ovviamente ci sono nefandezze in corso, come in ogni guerra, Putin non nè un santo, come non lo è Volodymyr Zelens'kyj, ma da qui a rincorrere il nazismo c'è un mondo in mezzo.

La liberazione del popolo ucraino è di tutt'altra fattura, il nazismo di cui sono vittime si chiama politica economica internazionale, gli attori sono la Russia, la Nato in rappresentanza dei Governi occidentali, l'Unione Europea, la Cina (pur restando apparentemente in disparte), la parte ucraina rappresentata da Zelens'kyj, il quale si permette di dettare lui stesso gli interventi che l'Occidente dovrebbe fare in favore dell'Ucraina in questo momento.

Approfondiamo, quella che si sta giocando sulle spalle dell'Ucraina è una partita molto più ampia che riguarda le relazioni tra Mosca e l'Occidente, in particolare gli Stati Uniti. 

Traggo spunto da qui .

L'Ucraina storicamente, sia nel tempo dell'Impero che in quello della Repubblica, è stata "russa" e ha ottenuto l'indipendenza nel 1991 in seguito alla dissoluzione dell'Urss, e non ha caso Vladimir Putin ha sottolineato spesso l'unità storica tra Russia e Ucraina. Ma non è certo questa la causa del conflitto in corso.

Intanto cosa non vorrebbe Putin.


Che l'Ucraina entri a far parte della Nato, nell'Alleanza Atlantica dove dopo il 1997, hanno aderito Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Romania e Bulgaria. 

Sia l'Ucraina che la Georgia, due Stati ex sovietici, ottennero nel 2008 l'impegno formale che un giorno sarebbero entrati nel club. Ed entrambi i Paesi hanno cominciato a virare sempre più verso l'Occidente, sia dal punto di vista politico che da quello economico.

Noi tendiamo a condannare la Russia per alcune sue ingerenze, ma bisogna riconoscere che anche il "Mondo Occidentale"non è estraneo a questa pratica, ingerenze sicuramente più all'acqua di rose, le abbiamo viste in Ucraina, Georgia, Kirghizistan, Azerbaigian, Bielorussia e Mongolia. Che abbia ragione o torto, Mosca non può permettersi che eventi come quelli accadano ancora.

Poi ovviamente c'è la questione del gas. Mosca e Washington puntano entrambi ad aumentare o almeno mantenere le loro fette di mercato in Ue. Storicamente la Russia mandava i suo gas in Europa attraverso proprio l'Ucraina, pagando alte commissioni di transito a Kiev, e in maniera minore da Bielorussia e Polonia, ma il futuro è ovviamente il Nord Stream, che adesso potrebbe presto inaugurare anche una seconda conduttura. La Russia fornisce tra il 40% e il 50% del consumo di gas in Europa, circa 200 miliardi di metri cubi. Nord Stream 1 ha una capacità di 55 miliardi di metri cubi e quando il 2 verrà finalmente completato questa capacità raddoppierà. Ma anche gli Usa che ci vendono il loro Gas naturale liquefatto, che arriva su navi attraverso speciali terminali presenti in tutti gli Stati membri con accesso al mare. Le importazioni di Gnl dagli Stati Uniti sono aumentate notevolmente dalla prima spedizione avvenuta nell'aprile 2016. I dati mostrano che nel 2021 queste esportazioni hanno registrato il volume più alto, raggiungendo oltre 22 miliardi di metri cubi, con un valore stimato di 12 miliardi di euro. Non è un caso che Washington sia tanto contraria al gasdotto della Gazprom.

Un resoconto, invece, della parte pratica degli albori della guerra lo lascio qui, traendo spunto da un articolo pubblicato qui

La guerra in Ucraina non è scoppiata il 24 febbraio 2022, ma il 20 febbraio 2014, quando la guarnigione russa della base di Sebastopoli è uscita dalle caserme ed è entrata in territorio ucraino in Crimea. 

Di fatto nessun altro Stato ha riconosciuto l'annessione, ma tutti hanno tollerato e lasciato che fosse, anche perchè la Russia è membro del Cosiglio di Sicurezza dell'ONU e perchè in fondo in fondo Putin faceva comodo a molti, poco conta che questo conflitto creò morti e profughi.

Un paio di mesi iniziò l’insurrezione nel Donbass che fu quantomeno sostenuta dai russi e per questo la narrazione ufficiale ucraina parla di “invasione” più che di un’insurrezione spontanea. Fu un successo parziale, fallì in sei delle otto regioni in cui scoppiò. Solo Donetsk e Lugansk rimasero nelle mani dei separatisti che, l’11 maggio 2014, proclamarono l’indipendenza a seguito di un altro referendum effettuato dalle autorità separatiste senza la presenza di osservatori internazionali riconosciuti. Nella prima fase della guerra del Donbass, che ebbe il culmine fra il giugno e l’agosto del 2014, l’esercito ucraino e i battaglioni di volontari al suo fianco presero lentamente il sopravvento, riconquistando il porto di Mariupol, le città di Sloviansk, Kramatorsk e Debaltseve, arrivando fino alla periferia di Shakhtarsk, sulla strada che collega Donetsk a Lugansk. Dopo una serie di offensive e controffensive la situazione si stabilizzò in settembre, con la riconquista di circa il 50% del territorio degli oblast di Lugansk e Donetsk. La battaglia vera e propria si concluse con gli accordi di Minsk, con la mediazione dell’Osce e la partecipazione diretta di Germania e Francia, il 5 settembre. Fra i 12 punti dell’accordo si stabiliva il riconoscimento dell’integrità territoriale dell’Ucraina in cambio di uno statuto speciale per Lugansk e Donetsk, previo il ritiro delle truppe al di là di una fascia di sicurezza, il tutto monitorato da osservatori dell’Osce. L’accordo saltò in novembre, quando i separatisti, ulteriormente rafforzatisi, sferrarono un nuovo attacco.

In questa ultima fase del conflitto, fra il settembre 2014 e il febbraio 2015, i separatisti assediarono i regolari ucraini nell’aeroporto Sergej Prokofiev di Donetsk e puntarono alla riconquista di Debaltseve, per appiattire il suo saliente e mettere in sicurezza le due capitali del Donbass. L’aeroporto cadde in mani separatiste (e russe) solo il 21 gennaio 2015, dopo quasi quattro mesi di assedio. Entro la prima settimana di febbraio, i separatisti riconquistarono anche Debaltseve ponendo fine a questa fase della controffensiva. L’11 febbraio vennero raggiunti i secondi accordi di Minsk (Minsk 2) che riproponevano lo stesso formato.

I mesi dall’aprile del 2014 al febbraio del 2015 hanno lasciato cicatrici indelebili e creato miti. Una guerra compiuta da milizie irregolari, in un periodo di disfacimento dell’esercito regolare è un ambiente sicuro per criminali. I russi denunciano i bombardamenti indiscriminati, oltre a massacri del Battaglione Azov, formato da volontari di estrema destra non solo ucraini. Gli ucraini denunciano la tortura e l’uccisione di prigionieri da parte dei separatisti, il ritrovamento di fosse comuni piene di corpi dei civili trucidati, i crimini commessi dai volontari ceceni e russi. La guerra ha anche creato miti guerrieri, come la resistenza dell’aeroporto di Donetsk, difeso dai “cyborg” ucraini, tuttora esempio per i militari ucraini che stanno combattendo contro i russi.

Finita la battaglia, comunque, non è mai finita la guerra. L’Ucraina non accettò mai la riforma costituzionale che avrebbe garantito lo statuto speciale alle due nuove repubbliche autoproclamate, perché i separatisti non si sono mai ritirati e i russi non hanno mai ammesso la presenza di loro truppe sul terreno. Dopo l’11 febbraio, il conflitto è stato “congelato”: nessuna operazione militare, ma sporadiche azioni con armi leggere. In alcuni casi, sono entrate in azione anche le artiglierie. Mai si è raggiunta di nuovo la violenza del conflitto del 2014-15. Le repubbliche di Donetsk e Lugansk, governate dai separatisti, sono diventate dei buchi neri della storia d’Europa, come i casi analoghi di Transnistria, Abkhazia e Ossezia, repubbliche riconosciute dalla sola Russia.

Il costo umano di questa guerra invisibile è immenso. Gli ucraini dichiarato 4.641 caduti fra i propri militari, i separatisti dichiarano 5.772 caduti fra i loro miliziani. I civili uccisi sono 3.393 secondo l’Alto Commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite. I profughi del Donbass fuggiti in Russia sono 800mila. Gli sfollati interni in Ucraina circa un milione. Fonti russe parlano di decine di migliaia di vittime civile ed ora, a giustificazione per l’invasione dell’Ucraina, parlano di “genocidio” in Donbass. Tuttavia non è chiaro come mai, per otto anni, la Russia, che è membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non abbia mai accusato il governo ucraino di genocidio e non abbia chiesto, quantomeno, di aprire un’indagine o di inviare una forza di pace.


venerdì 31 dicembre 2021

E' ora del "Piano B"

 


Parto da un piccolo inciso, segno dei tempi che riguarda solo in parte il tema del post; i miei articoli di politica (esclusi quelli "tecnici") hanno sempre avuto almeno 200 visualizzazioni, malgrado chi leggesse spesso fosse in disaccordo.Da quando sono una voce fuori dal coro in tema Covid siamo a una media di 20 visualizzazioni... a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca...


Però la verità alla fine viene a galla, i fatti non mentono.

Io sono diventato fervente critico delle mosse governative da subito, ma questo è essenzialmente un pensiero politico, poi viene la scienza, che non mente, se non viene strumentalizzata.

La maggior parte di noi purtroppo guarda solo il TG a tavola o legge i giornali che vivono di sovvenzioni statali, altri come me cercano anche tra le pieghe delle notizie e scovano notizie di questo tipo questa oppure questa.

Dicevamo scienza e la scienza la ritengo identificata con l'Istituto Superiore di Sanità (che è leggittimo immaginare porti un pò di acqua al governo, quindi i dati potrebbero essere più clamorosi) smentisce le quotidiane affermazioni di Premier e Ministri. Di quella categoria che circa un anno fa proclamava che dopo la vaccinazione (parliamo di prima dose) del 70% della popolazione vaccinabile si sarebbe raggiunta l'immunità di gregge; i dati odierni, a seconda dose completata, li smentiscono spudoratamente.


Fu uno dei video più equilibrati visti su youtube (ovviamente oscurato) a portarmi ad essere più che scettico sui vaccini. Una signora, medico, non esortava a non vaccinarsi, ma spiegava i motivi scientifici che la portavano a decidere di non vaccinarsi. 

Due principali e fondamentali.

Il primo: i vaccini sono basati sul primo virus cinese e quindi superati ed inutili. Le varianti hanno confermato questa tesi.

Il secondo: la quantità di test era elevata, ma i tempi troppo stretti per poter intuire quali controindicazioni si potessero scatenare.

La signora era convinta che comunque molte patologie latenti si sarebbero potute scatenare a causa del vaccino, non ricordo purtroppo quali.

Da sempre sostengo che sarebbe stato meglio investire sulle cure. Una delle risposte sentita più volte era che che la cura costa molto.
Beh, anche la crisi economica susseguente al Covid ci costerà parecchio e quello che il contribuente non ha speso per la ricerca sulle cure lo spenderà in aumento di costi dei servizi e delle energie, per non parlare delle attività lavorative distrutte nel frattempo, che nessun "Recovery" potrà mai sanare.

Parlo di scelte sbagliate (a livello globale, non solo nazionale) senza voler accusare di scelte deliberate, però è chiaro che gli aumenti del costo della vita, le restrizioni sulle libertà, le morti che continuano copiosamente, attività che chiudono e saranno boccone appetitoso per le Mafie, siano pane appetitoso per i complottisti.

Mi auguro davvero un cambio di rotta da parte dei Governi, spinto magari ogni giorno di più, dai Popoli che finalmente prendano coscienza del fatto che finora il "Piano A" non ha funzionato.

Giorgio Bargna

domenica 19 dicembre 2021

Andare oltre le posizioni

Non è certo una novità che gli argomenti politici e di dominio pubblico creino campanilismi, da sempre ad esempio esistono violenti estremismi di destra e sinistra e campanilismi da bar; ma oggi, da un paio di decenni in realtà, la situazione è peggiorata.

Gran parte della colpa è da addossare alla TV ed ai media in generale, social network compresi.

Una sferzata violenta avvenne ad esempio in politica quando si iniziò a lasciar passare la politica urlata in TV negli anni in cui la Lega Nord cercava visibilità, avvenne nello sport quando trasmissioni come il "Processo del lunedì", inizialmente una novità positiva, si trasformarono in corride subito messe in onda anche dalle televisioni private.

Così anche oggi, davanti "all'emergenza Covid", ogni giorno di più, sale l'estremizzazione dei dialoghi.

Cosa vedo io come cittadino che cerca di farsi un opinione?

Vedo che siamo di fronte a un ondata di influenza molto più infettiva in confronto alla normalità.

Vedo, stando ai dati delle cartelle esaminate, che il Covid in se stesso uccide non di più delle altre epidemie influenzali (che sono annuali), ma riesce ad uccidere più facilmente i soggetti deboli (se prendiamo per vere e verificate le "morti con Covid" che ci vengono esposte.

Vedo misure di contenimento spesso in contraddizione l'una con l'altra, persone confuse, persone insicure, persone che cercano di capire, "estremisti a prescindere" che trovano campo libero, persone che si affidano alle decisioni di scala mondiale, vuoi per mancata voglia di ragionare, vuoi per pura fiducia nella "scienza".

Vedo, ho visto, vedrò, la politica, le istituzioni affrontare il Covid seguendo i dettami della "scienza e della medicina" che suggeriscono restrizioni di massa e vaccinazioni a tutto spiano.

Cosa vorrei vedere o cosa considero?

Considero sbagliata la scelta della vaccinazione diffusa (non perchè io sia contro i vaccini, li ho fatti tutti e tutti li ho fatti fare a mio figlio) perché per quanto sperimentata su larga massa e basata sui vaccini Sars precedenti non c'è stato il tempo di testarne gli effetti sul lungo tempo.

Avrei preferito che fossero al limite vaccinati e costretti a forme di restrizione i "soggetti deboli", che si fosse sviluppata di più la ricerca sulle cure.

Abbiamo visto scelte veramente basate sull'ebetismo, tipo i banchi a rotelle (questa spesa era meglio investirla sulla ricerca). Abbiamo vissuto restrizioni (che posso aver concepito solo durante il primo lockdown, quando non sapevamo cosa stessimo affrontando) che ancora oggi stanno dilaniando l'economia uccidendo migliaia di attività ed il potere d'acquisto di ognuno di noi.

Vedo e non vorrei vedere le istituzioni cercare di imporre senza obbligo greenpass e vaccini, anche se ultimamente vediamo proclamare i primi obblighi per categoria.

Ho visto, vedo persone non convinte di queste politiche doversi assoggettare per non perdere il posto di lavoro a tamponi, ma soprattutto al vaccino (perchè non si dice ad alta voce, ma alcune aziende non gradiscono i tamponi).

Ho visto e vedo persone buggerate, convinte a vaccinarsi credendo fosse necessario il greenpass per andare in vacanza, vedo scelte incoerenti che vietano feste di piazza a Capodanno, ma ti lasciano libero di essere in 60.000 allo stadio, uno seduto a fianco l'altro.

Torniamo però all'argomento iniziale; cancellare estremizzazione e differenze di pensiero.

Quindi prendo per buone le indicazioni della "scienza" fatte proprie dalla "politica" e lancio la mia idea ai governanti.

Anziché imporre,  convincere gli indecisi ed i contrari.

Come?

A livello economico dimostrando di avere fatto la scelta migliore.

A livello medico su due fronti.

Innanzitutto dimostrando (loro, i politici e i governanti) di essersi vaccinati ed eseguendo periodicamente analisi che dimostrino che non hanno avuto effetti collaterali.

Poi eseguendo, a campione, autopsie su persone vaccinate, decedute per qualsiasi causa, anche con la partecipazione di esponenti "no vax", in modo tale da dimostrare anche così l'assenza di effetti collaterali.

Solo così si potranno convincere gli scettici ed eventualmente vaccinare tutti, anche perché davanti al 100% dei vaccinati poi c'è solo la verità assoluta.

lunedì 30 agosto 2021

Ferragust di legnamèe


L’ultimo lunedì del mese d’agosto è tradizione che le ormai non più numerose botteghe artigiane del legno-arredo canturine, e non solo, festeggino il proprio ferragosto; la tradizione è nata decenni fa, quando il giorno dell’Assunzione spesso e volentieri gli artigiani canturini del legno lavoravano.

Una tradizione molto in voga nei paesi del canturino che va perdendosi sia a causa della chiusura di molte “botteghe”, sia a causa del ricambio generazionale all’interno delle aziende, i giovani cresciuti con altri valori e senza l’assimilazione delle tradizioni, sono decisamente meno legati a quel rapporto quasi parentale, pur nel rispetto dei ruoli, fra “ùl padrun” e i suoi dipendenti. 

A suo tempo era una vera e propria giornata di meritata vacanza dopo un anno di duro lavoro, sponsorizzata dai titolari, che offrivano a tutti i loro collaboratori un giorno di svago in trasferta presso qualche paese rivierasco lariano dove si celebrava, in qualche ristorante di lusso, il pranzo “da sciùri”. 

Lo sviluppo economico e sociale della nostra “Terra” è passato, ci si augura passerà, soprattutto dal “mondo” del legno-arredo, non sarebbe errato mantenere vivi anche questi esempi vissuti in tempi meno facili rispetto ad oggi. 

Giorgio Bargna


giovedì 4 giugno 2020

Pecore da tosare


Negli ultimi tempi mi sono concentrato parecchio sui risvolti economici della pandemia, oggi vorrei tornare riflettere invece un pò su quelli sanitari e umani della situazione.

Sorvolando i discorsi già accennati nel tempo sulle lacune sanitarie ben visibili agli occhi di tutti (personale sanitario lasciato allo sbaraglio, strutture carenti per scelte politiche, presidi medico/chirurgici inesistenti) e l'abbandono totale della prevenzione verso gli anziani, una cosa mi rimane per prima impressa nei pensieri, si tratta dell'immagine dei camion militari a Bergamo che portano via le bare.

Ce l'ho impressa però, per un motivo probabilmente diverso da quello della maggioranza delle persone.

Io ho avuto l'impressione che si volesse portare in forni crematori abbastanza velocemente delle prove, cadaveri (scusate il termine poco umano) che anziché essere sottoposti ad autopsia dovevano essere eliminati, per non rischiare che demolissero le certezze che ci venivano propinate riguardo a cause, effetti primari e collaterali (che vedremo prossimamente nei sopravvissuti) e possibili terapie che non fossero soltanto fondate sull'ultima speranza di una terapia intensiva.

Una seconda cosa impressa, anche se la cosa più importante di cui voglio parlare è la terza, sono sempre i militari, già arrivati per circoscrivere la zona più "calda" d'Italia e rispediti in caserma; il continuo rimpallarsi le responsabilità da parte di politici lombardi e romani, almeno avessero la decenza di tacere, ipocriti maledetti, sia gli uni che gli altri avevano l'obbligo di istituire la zona rossa, era loro DOVERE.

Ma oggi vorrei porre l'attenzione su un punto sempre rimasto sotterraneo, un punto che difficilmente verrà risaltato. Purtroppo non avremo mai un analisi reale delle vittime (di dove esse si sono contagiate e morte), non sapremo mai come abbia inciso sul numero dei decessi e dei contagiati.
Vorrei porre l'attenzione sui contagiati rimasti in casa, sui parenti delle persone infette gravemente, che sono stati a loro volta rimasti contagiati e abbandonati nelle loro case, privi molto spesso di cure e assistenza.
Una categoria che, prima e dopo il lockdown, ha sicuramente inciso molto sul numero di infetti e vittime, una categoria che comunque ha molto sofferto anche nei casi meno gravi e che probabilmente non essendo censite non avranno diritto ad aver riconosciuti i "danni di guerra".

I racconti di amici e conoscenti mi parlano di persone rimaste settimane con febbre altissima (terapie da influenza generica prescritte senza tamponi o test), persone che hanno subito dolori articolari tremendi, polmoniti e bronchiti pesanti, diarrea forte, perdita di olfatto e gusto, congiuntiviti, invitati a farsi la quarantena autogestita a casa, possibilmente senza rompere i maroni.
Semiabbandonati senza cure e senza preoccupazioni, vittime di scelte di strategia politico/sanitaria fatte da sciacalli senza pietà.

 Storie sommerse di cui poco si sa, che a pochi interessano, storie a firma Italiana, la nostra versione dell'immunità di gregge, negata ufficialmente, ma perpetrata nella realtà dei fatti.

Ma in fondo è giusto così, la maggior parte degli italiani sono pecore condotte dal pastore, quindi giustamente meritano di essere agnelli da sacrificare, pecore da tosare, gregge da indottrinare a piacimento chi manovra più o meno occultamente le sorti del mondo.

Giorgio Bargna

martedì 2 giugno 2020

Il tasso più alto



In pochi giorni mi sono dovuto sorbire i gilet arancioni, un altro movimento che si richiama al tricolore, a una nazione che in più di 150 di storia non ha saputo o voluto migliorare se stessa e poi tanti soloni che si richiamano ad essa attraverso il 2 Giugno, uno, il più emblematico, tra l’altro teme separatismi … chi è causa del suo mal …

In questa Repubblica rimangono evidenti differenze sociali ed economiche che non si possono continuare a sopportare, quindi se un modello amministrativo non funziona, esso va cambiato.

Errare è umano, perseverare un po'meno.

È giunto il momento di modificare la rotta, il Comandante, il Nostromo e pure l'equipaggio.

Possiamo ancora credere che esista una Nazione che si chiama Italia? Credo solo dopo una svolta e le recenti vicissitudini legate al Covid evidenziano ancora di più la sostanza, modifiche federaliste e/o autonomiste non possono che giovare ad ogni zona del Paese.

La Lombardia, bersaglio politico (in un momento cruciale, quindi vergognosamente) del centralismo, soprattutto di marca Pd e derivati, non deve più sottostare alle devastanti politiche economiche e di bilancio portate avanti per anni dal centralismo romano.

Milano come ogni altra città della penisola, la Lombardia  come ogni altra Regione deve ispirarsi  guardando a Lugano e alla Svizzera: alla società elvetica fondata su federalismo e libertà che, non a caso, ha gestito molto meglio la crisi del Covid-19 e si appresta ad affrontare con una ben diversa energia la crisi economica che già incombe.

Non alla grottesca gestione nostrana che ha portato e lo vedremo molto più concretamente nei prossimi mesi a svariati fattori fantozziani.

 Aldilà delle migliaia di vittime dovute ai tagli sanitari impartiti da Roma a cui le Regioni (compreso il Lazio di Zingaretti) hanno dovuto con più o meno perizia e onestà adeguarsi, abbiamo visto impartire la negazione di autopsie rapide, abbiamo visto medici lottare in prima linea lasciati senza protezioni, abbiamo visto lacune su mascherine, tamponi, test, assistenza domiciliare; questo sul lato sanitario.

Economicamente non aver saputo gestire la situazione, malgrado un apparato tecnico/scientifico altamente magnificato, ha generato la mancanza di introiti nell'immediatezza a partite IVA e dipendenti, ha ucciso il commercio, ucciderà una vita sostenibile ed anche le prossime tassazioni, sia locali che nazionali, affondando i servizi che la Nazione dovrebbe tornare ai Cittadini.

Economicamente ha partorito il solito topolino romano fatto di sanatorie, regolarizzazioni e quant'altro legate soprattutto ad attività economiche legate ad alcune specifiche Regioni.

Più ancora della Lombardia, dopo oltre un secolo e mezzo, dovrebbero essere proprio queste Regioni a ribellarsi per prime a certe politiche che le lasciano segregate a caporalati, mafie e attività poco chiare.

Ma ancora una volta, se ci sarà un motore trainante, sarà quello delle regioni padanovenete, le quali grazie anche alla loro disposizione geoeconomica a al conseguente inquinamento ambientale ancora una volta pagano e pagheranno il tasso più alto.

Giorgio Bargna

domenica 17 maggio 2020

Una forzatura e una scommessa


Faccio un analisi molto forzata e molto provocatoria della situazione attuale, che comunque contiene a mio avviso delle verità.

La faccio forzata e provocatoria perchè in questi mesi si è rafforzata una mia teoria; all'italiano medio se scrivi un articolo assennato, con tutti i dati possibili a confermare ciò che scrivi, nemmeno ti legge, nemmeno gli passa per la testa di discutere, se alzi la voce, se attacchi a petto pieno invece subito arriva.

1) Abbiamo iniziato a conoscere il virus grazie al suo sviluppo in alcuni paesi asiatici, chi stava al comando ci ha detto che era paragonabile a un influenza, ma intanto la morivano come mosche.
In effetti forse lo è, peccato che sia più aggressivo anche perchè sottovalutato, anche perchè provoca una morte di grande sofferenza, anche perchè negli ultimi anni la politica nazionale e regionale ha minato la sanità pubblica.

2) Dopo avere avere fatto il "gatto di marmo" qualche settimana il Presidente del Consiglio, sotto la spinta di alcuni Governatori, abbastanza poco capaci come lui, inizia la battaglia al "Vairus".
La grande strategia consiste nel chiudere tutti a casa (quindi avete eventualmente infettato le vostre famiglie, nonni compresi, se andavate a aiutarli), nel chiudere praticamente tutte le aziende, a prescindere dalle specificità, per un lungo periodo (c'erano luoghi di lavoro che con gli stessi criteri di oggi consentivano di lavorare in piena sicurezza), nell'impedirci di fare una passeggiata ma mandarci comunque a fare spesa o in farmacia (ho scoperto in questo periodo che le farmacie erano più frequentate dei metrò nell' ora di punta.

3) Malgrado un "Comitato Tecnico Scientifico" di grande qualità si è ordinato di non eseguire assolutamente autopsie, di non mollare un centimetro di burocrazia, di non convertire le fabbriche alla produzione di presidi di sicurezza, di far lavorare medici e infermieri in prima linea senza le adeguate protezioni in molti ospedali, ci si è dimenticati di tutelare le persone anziane e disabili, si è bloccato il resto della vita ospedaliera.
Non si sono assolutamente calcolati i danni economici e le conseguenti derive, anche rivoluzionarie, anche psichiatriche, che produrranno tra pochi mesi.

4) Sono state varate, per far rispettare le regole, delle sanzioni. Ma non penali come si dovrebbe in un ipotetico periodo mortale, semplicemente amministrative; lo Stato fa cassa sulla morte dei suoi sudditi, perchè questi "Signori" hanno a cuore le casse non la salute dei cittadini.

Ma ora, TU, "cittadino medio", sei contento. Potrai andare a bere il caffè, potrai andare da parrucchiere e estetista, puoi passeggiare, magari in TV torna anche il campionato di calcio, se avrai i soldi per farlo. Però ti sei dimenticato di alcune cose, te le elenco cercando di dare un grado di importanza:

a) Sono morte persone, tante, magari qualcuno era tuo parente e/o amico
b) Sono morti medici, anche di famiglia, lasciati soli e indifesi a combattere
c) Hanno bruciato i loro cadaveri senza esaminarli per cercare di trovare modo di salvare la tua di vita
d) Ti hanno tolto la libertà per mesi, mettendoti paura, togliendoti la libertà psicologica
e) Il grande comitato ti ha preso per il culo, ti ha promesso seicento euro se sei una partita IVA o la cassa integrazione, ma ha cercato prima di fare in modo che fossero le banche a darteli, così loro erano a posto e tu contraevi un debito.
Ora che le banche (che non sono enti di beneficenza) hanno chiesto garanzie e tocca allo Stato sborsare vediamo i risultati
f) Hanno scritto regole talmente chiare per la riapertura delle attività economiche da dover delegare alle Regioni modifiche visto che nemmeno loro sanno come districarsi nel pandemonio che hanno legiferato
g)Ti hanno privato di un futuro economico. Forse non ti sei reso conto che la tua vita lavorativa e quindi economica non sarà più la stessa. Hai provato a immaginare ad esempio se la metà delle partite IVA chiudesse cosa succede? E' semplice, molti di noi non lavoreranno più, ci sarà un gettito fiscale minore (quindi meno servizi da parte delle amministrazioni di ogni genere e grado), ci sarà un minore potere di acquisto (quindi la spesa al supermercato sarà sempre più cara)

Mi fermo a questo, mentre in altre Nazioni si va avanti più serenamente, ma vi ricordo alcuni aspetti fondamentali:

1) riapre il turismo, ma se avete perso il lavoro non andate in vacanza e se invece il vostro lavoro è florido questa estate lavorate
2) non avrete più potere di acquisto e potere di trattativa al lavoro, oggi siete ancora più schiavi
3) presto scoprirete che non ci saranno più gli stessi servizi a livello sanitario e di manutenzione delle cose pubbliche
4) scoprirete che chi si è salvato da Covid dopo esse stato infetto avrà patologie a vita

Potrei mettermi a pensare altri effetti, ma fatelo voi, io mi limito a lanciare una scommessa.
Fatto salvo che chi è morto a causa del virus ha sofferto molto fisicamente, vogliamo scommetere che alla fine dell'anno il numero dei decessi a livello nazionale non sarà superiore, in modo esponenziale, al peggiore negli ultimi dieci anni?

Se ho ragione io, ci hanno preso preso per il culo, mettiamola così.

Buona vita, Giorgio Bargna

mercoledì 13 maggio 2020

Tra Romano e De Andrè

Non voglio entrare in merito sulla persona Silvia Romano, il suo percorso educativo e scolastico la descrivono come una persona predisposta a combattere le ingiustizie, sebbene il suo percorso africano parli soprattutto di progetti educativi per l'infanzia.

Non ritengo neppure un grosso problema che si sia convertita, più o meno spontaneamente, all'Islam, sono per la libertà di religione; un problema al limite ci sarebbe se avesse sposato la causa dei suoi rapitori, ma ci sono gli inquirenti a indagare su questo.

Io preferisco soffermarmi sull'esposizione mediatica del suo ritorno in patria e a casa, che sicuramente non ha giovato alla sua immagine.

L'esposizione mediatica di una persona che indossa una tunica che fa riferimento a un gruppo di terroristi (sembra che l'indumento riporti al gruppo al-Shabaab) ai più può far pensare male. 
Inoltre abbiamo visto una persona sorridente e che non sembra molto provata da mesi di prigionia, distribuire baci e sorrisi a raffica, ai livelli di un programma di Barbara D'Urso.

Questo è inoltre un momento in cui gli italiani stanno subendo privazioni varie di ogni genere.

Vengono applicate distanze sociali e viene concesso, senza critiche, un assembramento sotto casa sua.
Viene probabilmente pagato un riscatto (e se anche il governo nega, ci sarebbero in ogni caso state spese per il lavoro di intelligence e mediazione politica serviti a salvarla) in un momento a cui agli italiani vengono negati stipendi interi alle maestranze e incassi alle partite IVA.
In questo momento le forze di polizia incutono paura agli italiani che viaggiano, ma li vediamo impegnati a scortarla. 

In questi frangenti ritengo che il Governo abbia sbagliato, volontariamente, ad organizzare un rientro così fastoso, sovraesposto, accolta da un Premier che ha centellinato la sua presenza tra le persone in difficoltà nel Paese.

Il tutto in una Nazione dove la legge vieta, tra l'altro, il pagamento di un riscatto in caso di sequestro.

In allegato una foto relativa al rapimento De Andrè, tutta un altra storia.

martedì 12 maggio 2020

Costruzioni meccaniche

Nella giornata dedicata all'esercito lasciato a combattere senza armi un nemico sconosciuto da parte di una classe politica quantomeno inetta, così come fece decenni di anni fa chi mandò i nostri nonni in Russia, metto scritte alcune mie riflessioni, opinabili come sempre, ma figlie di una mente che ritengo schiava di nessuno se non di me stesso.

Non occorre essere uno scienziato per pronosticare che entro un paio di giorni saliranno i contagi. Ce lo insegnano storia e esperienze post pandemiche.

Non bisogna esserlo nemmeno per immaginare che la violenza del virus sia scemata per suo corso naturale e che sia stata domata, grazie anche a cure e conoscenze che in piena emergenza non si potevano mettere in campo a causa dell'emergenza medica e della dabbenaggine politica e amministrativa (e mi fermo a questa ipotesi).

È più una mia ipotesi personale che il virus, in forma più blanda, circoli in Lombardia almeno da settembre, ipotesi basata su colloqui con persone che hanno avuto sentore di polmoniti strane nel tempo, ma questo è un argomento che al momento lascia il tempo che trova, su cui discutere a bocce ferme. 

L'argomento principale è che davanti a questo aumento di contagi non potremo chiudere ancora tutto. L'economia, la sostenibilità, la decenza non se lo possono permettere. 

La medicina comunque ha trovato alcune cure che grazie allo scemare della forza del virus potranno aiutare a curare in modo meno invasivo molti dei nuovi infetti. Sarà inevitabile qualche morte, magari anche la mia, non sono l'onnipotente, ma da quando il mondo è mondo si convive con le disgrazie e le pandemie. 

Ancora di più in questo mondo a cui abbiamo violentato clima e natura in nome del benessere non possiamo tirarci fuori a lungo dalla lotta, pena perdere proprio quei comfort per i quali abbiamo distrutto il mondo, pena non mangiare due volte al giono, come ci siamo abituati, pena non potersi curare o vivere con quello che oggi definiamo decoro. Pena non dare un futuro decente ai nostri figli, già vittime di alcune nostre scelte. 

Quindi non chiudiamo di nuovo tutto, con paura o con coraggio che sia, affrontiamo questo nuovo mondo che potrebbe non essere più uguale a quello di ieri, sia a livello sanitario che economico; lo Stato vorrà comunque le sue Tasse e probabilmente ridurrà le prestazioni, le banche chiederanno ogni centesimo che gli spetta e non presterà più un becco di quattrino, la grande distribuzione ci dissanguerà, al pari del commercio al dettaglio, che però lo farà per soppravivenza.

Facciamolo con tutte le cautele del caso a favore nostro e soprattutto degli altri, ma rimettiamo in moto la macchina. Ogni costruzione meccanica se grippa troppe componenti si blocca, buttando a mare macchina e fabbrica, con tutte le conseguenze.

Del resto, un uomo non potrà mai sfuggire a un nemico chiudendosi in casa; dalla porta o dalla finestra, il nemico prima o poi entrerà in casa, affrontando una persona fiaccata nel fisico e nella mente e la annienterà. 

So che molti di voi non saranno d'accordo con me, ma comunque, buona fase tre a tutti.

Giorgio Bargna