sabato 2 agosto 2014

Valori (6) La Volontà

La volontà di pensare l'impensabile richiede il coraggio di restare in solitudine, di correre il rischio del ridicolo. Non tutti possono essere dei Picasso, ma ognuno ha la capacità di distinguersi dall'ambiente che lo circonda”. (Ari Kiev)

Dicevamo all’inizio del percorso che avremmo trattato anche di volontà, altro tema particolare. Ragionando sulla volontà di primo acchito si pensa di ragionare su un aspetto legato essenzialmente ad uno sforzo notevole, con la caparbietà di raggiungere un qualche obiettivo; questo sicuramente non è un errore, ma la volontà non è solo forza, chissà che non arriviamo a descrivere altro durante lo sviluppo della nostra riflessione.

Senza ombra di dubbio alcuno la volontà è la risolutezza nell’intraprendere azioni volte al raggiungimento di uno scopo preciso, essa rappresenta la determinazione di una persona a raggiungere con sufficiente convinzione un determinato obiettivo. In questa azione sicuramente rientra la capacità di non farsi condizionare dalle altre persone. Alcuni non si fanno scrupoli nel raggiungere l’obbiettivo, io ritengo giusto però che si debba accumunare una certa asserzione alla volontà, mantenendo  un comportamento che permetta si di raggiungere lo scopo prefissato, ma che consenta di esprimere con sincerità e disinvoltura i propri sentimenti e di difendere i propri diritti senza però ignorare quelli altrui.

Ad attuare lo scopo sicuramente incide un fattore molto incisivo, la forza di volontà. Noi tutti senza dubbio siamo dotati di una volontà anche se spesso, inconsciamente, lo ignoriamo oppure non la utilizziamo, se non sporadicamente. Occorre persuadersi del fatto che la volontà esiste, che esiste la libertà di agire senza dover limitarsi a reagire agli stimoli e condizionamenti ambientali. Ognuno di noi è dotato della libertà di contribuire alla creazione della realtà propria e circostante, esserne consapevole è il rimedio più sicuro contro il rischio di diventare insignificanti pedine di un gioco condotto da altri. Ognuno di noi è dotato di volontà, chi più e chi meno, tutti almeno una volta nella vita abbiamo vissuto un momento in cui abbiamo desiderato e voluto qualcosa, sentendo in noi la forza della volontà; la volontà determina l’utilizzo di energia e anche di qualità quali magari sono audacia, iniziativa, determinazione, organizzazione, risolutezza, disciplina, decisione, tenacia, pazienza, coraggio, concentrazione.

La volontà appartiene a tutti, senza di essa non potremmo nemmeno alzarci dal letto la mattina, ognuno di noi è un portatore di volontà, di fatto però non tutti la esercitiamo.

La volontà è l’energia del cambiamento, qualcuno incappa nel cambiamento per vicissitudini, magari di fronte ad un gran dolore o ad una grande delusione, ma la volontà la riscontriamo soprattutto nei cambiamenti, nelle scelte, nell’energia che mettiamo per spezzare le abitudini.

La funzione della volontà è simile a quella del timoniere di una nave. Sa quale deve essere la rotta della nave, e la mantiene con fermezza, nonostante le sbandate causate dal vento e dalla corrente” (R. Assagioli).

Concludendo (sperando di non aver sbandato) la volontà è un’espressione fondamentale nello sviluppo della vita umana, senza di essa nessuno scopo potrebbe essere raggiunto.

(continua) 

venerdì 1 agosto 2014

Tra uomo e donna

Dovessimo descrivere tecnicamente l’amicizia diremmo che si tratta di un legame particolare e ed emotivo tra due o più persone che caratterizza assai la vita sociale dei coinvolti. Sostanzialmente dovrebbe trattarsi di un rapporto alla pari, basato sul rispetto, la stima, e la disponibilità reciproca. Si tratta di un rapporto che esclude l’esclusività, ogni “socio” è libero di avere comunque altre frequentazioni sia in amicizia, quanto in amore che in passioni intese in senso generale.

Esistono in realtà diversi gradi di amicizia, più o meno confidenziali, più o meno basati sulla fiducia, più o meno arricchiti dalla complicità e dal libero scambio di esperienze personali.

E’ innegabile che esistano amicizie davvero particolari, fondate su un’empatia davvero difficile da descrivere che arrivano a stabilire un grado di confidenza reciproca paragonabile a quella tipica del rapporto di coppia, se non ancora più consolidato e non occorre frequentarsi spesso, la questione spesso è di pelle o di sintonia mentale spontanea.

Ogni genere di rapporto di amicizia ovviamente si ritrova a confrontarsi con un contrappeso affettivo e di stima diversificato a seconda del livello sviluppato.

Esiste poi un tipo di amicizia molto particolare e difficile da gestire, quello tra uomo e donna. Ne parlo poiché ne discutevo in privato qualche sera fa con una persona su Facebook che ha vissuto, da donna, un esperienza difficile, burrascosa, su questo lato e perché da uomo qualche tentativo di esperienza l'ho vissuto.

Credo personalmente che si tratti di un rapporto veramente particolare, soprattutto se l’amicizia è di quel tipo veramente speciale che descrivevo quale paragonabile al rapporto di coppia. Li veramente credo sia un attimo confondersi e, pur spesso senza volerlo, attraversare quel guado molto sottile che divide l’amicizia da un sentimento molto più profondo; poi rimediare diventa veramente arduo poiché, a mio avviso, la confusione e la soglia di attenzione alta diventano reciproci.

Questa è una visione ovviamente personale e vista da un lato prettamente maschile; chiedo a voi che leggete questo breve articolo di esprimere la vostra opinione, potete farlo tranquillamente sia tramite la newsletter (per i più timidi) che tramite il blog o Facebook.

Mi piace apprendere dagli altri, soprattutto quando non sono scientificamente certo del mio pensiero, quindi aspetto le vostre opinioni e/o le vostre esperienze.
Giorgio Bargna


martedì 29 luglio 2014

Valori (5) La Libertà

Saltiamo a pari passi l’onestà, ne abbiamo trattato già qui.

Ci siamo, mi sono, posto l’intenzione, in questo percorso, di trattare di un altro tema complicato: la libertà.

Volessimo descriverla celermente diremmo che per libertà intendiamo una situazione attraverso la quale un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza alcuna costrizione, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ricorrendo ad una libera scelta dei fini e degli strumenti che ritiene utili a metterla in atto. E’ però innegabile, in questo concetto celere, che all’atto concreto essa non può non risentire dei condizionamenti che le vengono dal mondo reale.

Di certo vale questo ragionamento, esiste una libertà di tipo “positivo” basata sull'autonomia e spontaneità del soggetto razionale oppure una di tipo “negativo” dovuta all’assenza di sottomissione, di schiavitù, di costrizione per cui l'uomo si considera indipendente.

Oggi però, nel concreto, temo che libertà sia un concetto che fa paura, perché libertà significa non avere paura di essere liberi, la libertà spaventa: in un mondo pieno di leggi e regole, tutti si sentono più sicuri; tutti parlano di libertà ma io credo che l'uomo sia il primo artefice delle proprie catene.

La Libertà è una condizione nella quale un uomo può decidere in maniera autonoma i propri comportamenti e le proprie azioni liberamente: questo comporta avere dubbi, fare delle scelte, fare anche degli errori e prendersi la responsabilità delle proprie azioni.

Non è una condizione leggera o semplice da gestire; spesso l’uomo preferisce essere diretto, comandato, obbligato da una autorità superiore, perché questo lo solleva dal peso della responsabilità e dall’angoscia dei sensi di colpa, e quindi dal dover fare i conti con la propria coscienza.

L’uso della libertà personale concorre a far diventare unico ogni individuo, ovvero a renderlo diverso da tutti gli altri: anche questa è una situazione che spesso spaventa, che può creare molte incertezze ed un forte senso di insicurezza. Al contrario, può essere molto più rassicurante far parte di un gruppo, o di un branco, o di una massa unita e compatta perché costituita tutta da membri tra loro simili ed omologati a certi valori di riferimento condivisi. La libertà implica il coraggio di affrontare l’imprevedibile e questo non è facile da gestire. La dipendenza, la costrizione è invece molto più comoda e semplice, implica soltanto la mera esecuzione di qualche direttiva altrui o di un ordine più alto.

Di conseguenza, massimalizzando, la libertà ci rende “uomini”, la dipendenza ci fa restare “animali”, la libertà ci rende responsabili, la dipendenza ci rende schiavi.
Comunque libertà non significa libertà di fare quello che ci pare, per libertà si intende il diritto di ogni individuo a pensare e ad agire in maniera autonoma, ma sempre nel pieno rispetto del prossimo e delle regole condivise in ogni società civile. E’ necessario che ogni sistema di regole consista nello stabilire limiti e sanzioni precise, ma tutte devono essere ispirate ad un’unica filosofia riassumibile dalla celebre massima: “La mia libertà finisce dove comincia quella altrui”. Chiarito questo concetto, ogni altra regola che obbliga a certi comportamenti, o ne proibisce altri, in nome del nostro bene o della nostra sicurezza, per prevenire, per difenderci “da noi stessi” devono essere considerate ipocrite, pericolose, allarmanti e subdole ingerenze del governo nelle nostre vite. Provvedimenti che di fatto restringono la nostra libertà individuale, nel disprezzo della nostra dignità, trattandoci come minorenni o minorati e negandoci il diritto di prenderci ed avere la nostra responsabilità. Ci si deve sentire liberi nel cuore e nella mente e non significa comunque che possiamo dire o fare quello che ci salta via in mente: dobbiamo riuscire sempre a pensare anche agli altri e mai solo a noi stessi. La nostra libertà personale si concretizza nel fare quello che vogliamo senza nuocere a nessuno né distruggere ciò che non é nostro.

Libertà è una parola fantastica, ma è evidente che può nascere ed essere coltivata solo attraverso una comprensione dei limiti e delle regole in cui noi tutti viviamo. Senza regole, senza leggi, senza il rispetto di queste non può esserci libertà.

Uno dei drammi della società moderna è che essa ci educa all’idea che l’educazione sia un fatto da fare esclusivamente a scuola, mentre educare significa dimostrare con i fatti ciò che si dice. Sta anche a noi invece, al nostro quotidiano, alle azioni che compiamo, scrivere i percorsi.


(continua)

domenica 27 luglio 2014

Valori (4) La Giustizia


Si diceva che avremmo trattato anche di giustizia in questo percorso; lasciate in disparte le teorie filosofiche la giustizia è sicuramente uno strumento di difesa dei propri interessi, è un mezzo civile di tutela di una posizione, attuato attraverso gli strumenti messi a disposizione dal nostro ordinamento giuridico, volto ad evitare la vendetta personale privata e, pertanto, atto a tutelare l'incolumità dei soggetti coinvolti. E' l'elemento cardine di uno stato di diritto nel quale il benessere del cittadino ha una priorità assoluta, al di sopra di ogni altra istituzione.

La giustizia innanzitutto è un valore, quel valore che permette ad una società di sancire dei confini equi nel trattamento delle persone rispettando le libertà di ognuno a seconda dei casi. A seconda di alcune varianti, legate magari alle credenze religiose o ai principi comunitari ed alla storia del luogo, il senso di giustizia può variare tra società e società ma, in linea di massima, tende sempre a determinare una parificazione di diritti e doveri civili.

La giustizia poichè implica la considerazione di principi etici e di comportamento non va confusa con la legge che invece si rivolge solo al lato oggettivo degli eventi.

Spesso  però la praticità della realtà differenzia la teoria dalla concretezza e di conseguenza le esigenze cambiano e i processi evolutivi fanno sorgere nuovi interessi, fino a portare lacune e sistemi che non rispecchiano più la realtà.

La giustizia è infine sempre in stretto rapporto con la legge, i miglioramenti quindi non possono prescindere dalle iniziative legislative.

Una forma di giustizia sostenibile e concreta è l'obiettivo che ogni società civile deve sforzarsi di raggiungere ad ogni costo; odi, guerre, rivoluzioni e vendette nascono proprio dalla mancanza di giustizia o dalla sua insufficiente applicazione.

Quando si parla di giustizia però non va dimenticato di concentrarsi su una forma  particolare di giustizia, quella sociale. Il problema della giustizia sociale affligge il nostro mondo ed è alla base della sua grave crisi economica, giustizia sociale altro non significa che democrazia. Non a caso, nel proprio terzo articolo, la nostra Costituzione ammonisce alla rimozione di ogni ostacolo economico, sociale, culturale che si opponga ad un'effettiva uguaglianza dei cittadini. Quando non si concretizza l’uguaglianza siamo distanti anni luce dalla Democrazia. Tocca certamente alla politica dirigersi verso questi orizzonti,  una politica che non persegua questa direttiva si tramuta in semplice, ordinario, ignobile potere; il cambiamento, la giustizia, però non vanno delegati solo alla politica ed all’amministrazione tecnica, ad esse va affiancate necessariamente la corresponsabilità, il concorso e l'impegno di tutti.

Le ingiustizie, le crisi etiche subentrano  quando per troppo tempo si delega, non si sceglie o si lascia che siano gli altri a scegliere al posto nostro; la fuoriuscita da questi contesti richiede a tutti scelte, scelte coraggiose, che impegnano gravosamente il percorso della nostra vita.

Non vanno sottratti alla politica questi compiti, ma occorre però anche mettersi in gioco tutti, in prima persona, il cambiamento chiama in causa l'etica, cioè i comportamenti di ciascuno di noi.

(continua)

sabato 26 luglio 2014

Patto Civico Comasco

Si è tenuto nella mattinata del 26/07/14, presso Villa Calvi in Cantù, un incontro presentazione/aggregazione organizzato dal costituendo “Patto Civico Provinciale”.
Presenziavano l’evento i sette Sindaci Civici ormai noti alle cronache locali.

Nella prima esposizione del progetto il Sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero (che ha tra le altre cose rimarcato che non si presenterà ne come candidato Consigliere, ne come candidato Presidente), ha spiegato ai numerosi presenti, a mio avviso almeno un ottantina, che si parte dal presupposto ci sia nell’aria una chiara voglia di questa novità assoluta.
Ha rimarcato Bizzozero che i problemi sono comuni a tutte le amministrazioni e che si sta cercando una soluzione a questa situazione contingente che nasce ben prima dell’Euro e della crisi economica, perché dovuta innanzitutto ai danni creati dalla partitocrazia, deviazione nata negli anni ruggenti.

Si tratta di sgretolare un sistema di potere; si può cambiare soltanto costruendo un percorso partendo dal basso, lottando contro il clientelismo, male comune derivante dalla partitocrazia ormai ben salda e d affermata.

Come rimarcherà in seguito anche Vincenzo Latorraca (Segretario Politico di “Lavori in Corso”), la lista civica che ha espresso Bizzozero quale Sindaco canturino non è ne antipolitica, ne antipartitica, ma un movimento locale che fa della politica ragionata e programmata, nel ruolo partitico locale, la propria ragion d’essere, in attesa di tessere anche reti di più vasta gamma.
E’ stato specificato da Bizzozero anche che la Partecipazione Popolare e la Democrazia Partecipata stanno alla base di una vera alternativa antipartitocratica. Sarà necessità di questo “Patto” convincere anche gli amministratori che sono comunque di area partitica tradizionale che occorre credere nella svolta civica, a questo avviso sono invitati anche essi a partecipare a questo progetto, se non si ritrovano completamente soddisfatti, nel loro ruolo, dai rapporti con la politica tradizionale.

Tanto Bizzozero che Giuseppe Napoli, Sindaco di Fino Mornasco, hanno ribadito che all’interno del Patto esiste un rapporto alla pari tra i partenti e che i componenti il Patto non si ritengono migliori di chi fa politica onestamente all’interno dei partiti, svincolandosi però dalle logiche servilistiche e che semplicemente sono in cerca di logiche migliori e sicuramente non clientelari.
Durante gli interventi Vincenzo Latorraca ha dichiarato che “Lavori in Corso” da sempre è favorevole ad un cambiamento basato su Autonomia, Responsabilità e Partecipazione e che la logica del Patto debba necessariamente seguire non solo il passaggio dell’aggregazione, ma anche quella dello sviluppo di un programma condiviso e scritto da un gruppo di lavoro, programma che sia il cartello politico di questa coalizione (affermazione questa poi condivisa da tutti gli aderenti).
Un’ altra affermazione condivisa è stata fatta da un partecipante di cui mi è sfuggito il nome: con questo progetto non si guarda tanto indietro verso gli sbagli fatti, ma avanti verso un miglioramento sicuro.
Si parte da qui e da molti incontri che le Liste Civiche stanno portando avanti sul territorio, di certo si arriverà ad una svolta storica nella politica italiana.

Torneremo a parlare presto di questo progetto,

Giorgio Bargna

giovedì 24 luglio 2014

Valori (3) L'Amore

 Abbiamo detto che in questo percorso avremmo trattato anche di amore, un argomento vasto e difficile da trattare, tanto da essere ben poco presente anche nelle analisi filosofiche e psicologiche che si occupano del comportamento umano; certamente di tratta di un  termine inflazionato o contaminato da molteplici significati, va detto che probabilmente non esiste altro termine per definire quel sentimento di forte empatia che vuole il bene dell'altro senza anteporre il proprio. Certamente, esclusi altri significati, in questo termine vi è la ragione principe del comportamento morale per molte persone, solo chi non lo incarna può non tenerne conto nel fare e nel valutare leggi che devono regolamentare il comportamento umano nella società.

Descrivere l'amore è dunque impresa vasta, esso certamente è qualcosa di veramente grande, la vera anima che rende viva la vita stessa, il motore che muove ogni cosa animata ed è capace di rendere vitale ciò che sta per morire. Potremmo descriverlo anche con ogni azione di Madre Natura o in quell'essenza che fa battere il cuore dell'uomo e lo trasforma in un organo di carne. Salvo rari casi, tutti, tendenzialmente, siamo posseduti da forme di amore; l'amore è una potenzialità insita in noi, che cresce insieme alle nostre esperienze; anzi probabilmente nessuno può decidere di non amare perchè anche quando pensiamo di non farlo lo stiamo facendo. La nostra vita vissuta con attenzione è già amore, esso è talmente vasto da comprendere tutto ciò che è visibile da occhio umano.

Volessimo valutare il significato di questo termine secondo la lingua italiana andremmo a coprire un vasto raggio che certamente comprenderebbe questa serie di sfaccettature: l’amore familiare, quello per gli amici, l’amore per se stessi, l’amore romantico e quello sessuale (considerato da alcuni più un istinto che una vera e propria forma d'amore), l’amore platonico, l’amore romantico, quello caritatevole; ad essi dovremmo aggiungere certamente poi l’amore ideale che si nutre per qualcosa di astratto o inanimato (quali un'idea o un obiettivo), l’amore politico o sociale (teso verso i propri principi, la propria nazione o patria, la propria dignità, il proprio onore e l'indipendenza) nonché l’amore di fede verso qualche essere divino o Dio (devozione).

Esiste una bella definizione dell'amore di Herman Hesse: " Amore è ogni moto della nostra anima in cui essa sente se stessa e percepisce la propria vita".

Probabilmente l'amore è quel momento in cui ci si trasforma solo in emozione, brivido, consapevolezza che ci sei, che sei anima.

In sostanza, concludendo questo capitolo, l’amore è Universale e non ha bisogno di parole, si nutre del silenzio, comunicando con tutti gli esseri del mondo senza bisogno di traduzioni in lingue diverse, parlando nel silenzio dei cuori.

Solo chi è sordo nel cuore può non comprendere.

(continua)

mercoledì 23 luglio 2014

Valori (2) La Comunicazione

Proseguendo il percorso, parliamo ora di comunicazione; formalmente si tratta di un processo che tende alla condivisione delle notizie e delle idee articolato attraverso alcuni elementi fondamentali: chi trasmette l’oggetto, vale a dire il sistema che trasmette, ovverosia l'emittente; un canale comunicativo, necessario alla trasmissione dell'informazione; il contenuto di essa; un codice di trasmissione che la tramuti in una forma linguistica all'informazione, che la riempia di significato. Non bastano però questi elementi, il processo permane incompleto senza l’ultimo tassello, il ricevente. Questo ultimo elemento però non sempre significa l'assunzione completa dell'informazione, essa non dipende solo dall'efficacia del canale trasmissivo, che già di per se stesso non sempre è ottimale, ma anche e soprattutto dalla ricezione ottenuta … ostilità e messaggi dai linguaggi estremamente complessi influenzano tanto l'emittente quanto il ricevente. Necessità quindi, per attuare una comunicazione perfetta, l’introduzione di un "contesto" che influisca positivamente sui due processi di significazione (dell'emittente e del ricevente) e viene quindi a costituire in tali modelli il sesto elemento fondamentale. La comunicazione comunque dovrebbe intersecarsi con la verità, non succede spesso purtroppo, la manipolazione è frequente ed atta a travisare, ad incanalare, a confondere.

Ne parlavo qualche post fa di un “nuovo” sistema comunicativo di certo non perfetto ma che comunque consente una onesta informazione. Oggi tramite internet possiamo esprimere e recepire quanto vogliamo senza che nessuno (a discrezione) ci contesti oppure lasciandolo fare, ma soprattutto possiamo confrontare le idee e svilupparle attraverso poi la nostra mente.

I detrattori della rete spesso criticano ferocemente questo mezzo, io non sono d’accordo, perlomeno non lo sono in toto; esiste si il rischio che porti all’alienazione dalla vita reale, ma questo dipende dagli utenti, non dal mezzo utilizzato.

Ne parlo spesso, invece, di un sistema comunicativo dal costo praticamente zero, parlo di partecipazione, discussione e proposizione di idee in percorsi condivisi. Io parlo sostanzialmente di democrazia partecipata applicata alla politica ed all’amministrazione, ma questa formula è possibile applicarla a più contesti partendo dalla famiglia per arrivare al lavoro. Confrontarsi e deliberare insieme consente uno scambio comunicativo intenso e completo e vi assicuro che in più di un occasione ho cambiato idea su dei temi che non pensavo avrei mai tradito. Quella comunicazione perfetta di cui accennavamo all’inizio si concretizza a mio vedere tramite questo interscambio di idee che si assimilano, poco altro, se non nulla, fa di meglio.

(continua)

domenica 20 luglio 2014

Valori

Vorrei partire quest’oggi in un viaggio alla scoperta dei valori. Sono certo di sapere il punto di partenza, un po’ meno di sapere dove si possa poi giungere alla conclusione.

Ognuno di noi ha certamente dei valori dove riconoscersi, qui tratteremo, se ce la farò, della vita, della verità, della comunicazione, dell'amore, della giustizia, dell’onestà, della libertà, della volontà, dell'intelligenza nell’ascoltare il prossimo e capire ciò che dice, della famiglia, dell’amicizia, della pace e del bene.

Partiamo il nostro tour dalla vita, sicuramente tutti la desideriamo appagante, qualcuno in meno desidera viverla anche in modo consapevole.
Lasciando da parte le domande proprie della filosofia chiediamoci in che cosa consiste la nostra vita terrena. Una logica scientifica ci risponderebbe che la nostra vita è costituita da attimi, secondi, minuti, ore, giornate, mesi e anni. Tempi da riempire e vivere in prima persona.
Viviamo un’ epoca  caratterizzata da tante scoperte scientifiche, dalla tecnologia e dalla comunicazione, e l’umanità ha scoperto che tutto è energia, energia da non perdere. Volendo anche i pensieri sono energia da poter concretizzare con dei contenuti.

Ognuno di noi, potrebbe essere paragonato a un Pc che immagazzina sensazioni e sentimenti memorizzando e trasmettendo, tramite la mente, dati che impronteranno il corpo. Mentre il corpo materializza, la mente, la coscienza dove si trovano? Io ho spesso lì impressione che i miei sentimenti, le mie sensazioni viaggino slegati dal corpo obbligandomi ad uno sforzo aggiuntivo. Sarebbe quindi importante imparare a dare una nuova direzione al nostro modo di pensare, per scoprire noi stessi, ossia per trovare noi stessi, essere presso di noi e dare un senso determinante alla nostra vita personale. Dovremmo imparare a giungere ad una vita appagata che è creativa.

Dicevamo che avremmo trattato anche di verità, un tema complicato. Lo è perchè ognuno di noi ha la propria come verità, quelle condivise in grande maggioranza probabilmente sanciscono le pochè le verità assolute, ma non è certo. Però potremmo asserire che la verità già è l’esser sinceri con se stessi e con chi ti circonda; la verità è quella cosa che serve per andare avanti perchè con le bugie, su diciamoci la verità, prima o poi ti fermi perchè vieni scoperto!

Che senso potrebbe avere una vita piena di bugie, una vita nella quale anche tu faresti fatica a sbrogliarti tra il falso dal vero, a distinguerli, in una vita dove dopo averne sfornate tante una dietro l’altra alla fine non sapresti nemmeno tu distinguere il falso dal vero?

Potremmo anche dire che verità è anche conoscenza, intesa come consapevolezza e comprensione di fatti, verità o informazioni ottenuti attraverso l'esperienza o l'apprendimento. La nostra conoscenza potrebbe anche essere assodata e certa, trasferibile, rappresentabile tramite diversi “supporti”  che possono svariare da una conversazione, as una lezione, ad un intervista, ad un media qualsiasi. Ma vi è anche una conoscenza molto più “privata”, molto più propria, personale, quello che sentiamo nostro e che non sempre riusciamo a condividere, parlo di quella capacità personale di azione alla quale diamo il nome di “intuizione”, quanto cioè ci permette di risolvere situazioni anche gravose grazie alle proprie esperienze puramente personali; essa però prima o dopo verrà messa al servizio della comunità.

Abbiamo trattato in sostanza di vita, verità e forse dell'intelligenza nell’ascoltare il prossimo e capire ciò che dice il resto alle prossime puntate.
Giorgio Bargna

mercoledì 16 luglio 2014

Posti in "liquidazione"

Mi capita spesso di prendere spunto dai pensieri di Alain de Benoist, anche perché la pensiamo praticamente eguale su quasi tutti i fronti.

Affrontiamo un tema attualissimo, l’abdicazione del concetto di "autorità"  a favore di volgare, scialbo, servile, ordinario lassismo nei confronti delle regole, siano esse di normativa naturale e/o fisiologica che di stampo sociale.

Parla spesso de Benoist di quella che lui definisce "liquidizzazione" della società, ove tutto è orizzontale e dai contorni sfumati, indefinibili e indefiniti, ove tutto è compenetrato e appunto "liquido", a discapito della "solidità".

Nella realtà della società quotidiana non riscontriamo ormai più nessuna certezza, vi sono rimaste ben poche regole sociali, conclamate dalle comunità e dalla natura, che resistano.
Valori che hanno una storia che neppure l’anarchia potrebbe contraddire per il loro valore sociale e civile quali la famiglia, le istituzioni, le norme del vivere civile oggi vengono spazzate via, dissolte da una azione dissolutiva, devastante che lascia dietro a se stessa solo un arido deserto, un caos.

Quel valore che ritengo prima naturale che sociale, la famiglia composta da uomo, donna e figli frutto della loro unione sessuale e naturale viene attaccata di continuo attraverso azioni e pensieri che,  sfidando la fisiologia della procreazione, arrivando a ridurre la donna a mera macchina incubatrice, l'uomo a puro e semplice fornitore di spermatozoi e il bambino ad autentico giocattolo/merce di scambio.

Le regole dell'integrazione e dell'accoglienza degli stranieri, peraltro necessità conclamata negli anni dalla storia e dalle necessità,  vengono spazzate via da un "mare" di sbarchi che non accenna a placarsi, spesso non tanto nella noncuranza e nel menefreghismo di chi di dovere, quanto nel nome di un guadagno economico legato ad una società infarcita di poveri, nostrani od importati che siano.

Le identità comunitarie spesso vengono dissolte, quando invece basterebbe una saggia azione di multiculturalismo per amalgamare anziché sfilacciare e distruggere il tessuto stesso della società.

L'uomo, il cittadino, il “principe” oggi si ritrova spogliato dalle certezze sulla famiglia, sulla comunità, sulla religione (ma questo ritengo sia il male minore), sugli ideali politici e si ritrova allo sbando nel deserto osservando un fluido paesaggio che fluttua nell'incertezza cronica e privo di un ancora di salvataggio. Esso si ritroverà privato di autorità e di regole di riferimento, schiavo impotente di una società dominata dal denaro a vantaggio di lobby di pressione.

Una società liquida discioglie in primis i rapporti personali e sociali fondamenta imprescindibili dell'umanità (come testimoniamo ogni giorno i nostri occhi) e  non può che condannare a un presente ove le leggi naturali vengono sovvertite a favore di un futuro governato da forze oscure puntate verso la distruzione.

Giorgio Bargna

sabato 12 luglio 2014

Dell'onestà

Molto spesso, quando si parla di onestà, di primo acchito si pensa a politici, amministratori e commercianti, ma il concetto di onestà a mio vedere non si limita al significato economico che definisce onesto chi non ruba, non froda e non corrompe ma è molto più articolato. Onestà sicuramente ha a che fare con intenzioni, motivi e disposizioni del carattere e del comportamento di una persona.

Si potrebbe asserire che una definizione semplice e coerente di onestà sia questa: l’onestà indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, astenendosi da azioni riprovevoli verso il prossimo fondate sull’inganno.

L’onestà viaggia di pari passo a molti aspetti della nostra vita ed influisce su questa sotto svariate forme. Tramite essa si esprimono tanto il rispetto per se stessi quanto  il rispetto per gli altri. L’essere onesti implica la necessità di dire a te stesso e agli altri la verità, anche se a volte è difficile e scomodo; essere onesti va oltre al  semplice non mentire, si tratta di un voto al senso della verità. Una persona onesta ricerca la verità con la mente aperta e cerca di comunicare chiaramente la verità, l’onestà comincia dentro di noi, è parte delle nostre relazioni personali e alla fine colora e dirige tutto quello che facciamo.

Viene certamente facile e gratuito affermarlo, ma le persone oneste sono degne di fiducia, sono coloro su cui si può fare affidamento, sono quello che dicono di essere, vogliono dire quello che dicono e mantengono la loro parola. Tramite questo parametro si influenza tutta la nostra vita, condizionando tanto le nostre relazioni con gli altri quanto l’ immagine che costruiamo per noi stessi.

Viene certamente spontaneo a molti il chiedersi perché, vivendo in un mondo in cui la disonestà sembra quasi un luogo comune e spesso è prevista come parte del “fare successo”, una persona dovrebbe essere onesta rischiando oltretutto di essere tacciata di ingenuità e stupidità e rischiando, oltremodo, di essere buggerata perpetuamente.

In realtà sono convinto che non occorra impegnare un grande sforzo per intuire che l’onestà è importante per tutti. Una società basata su inganni e menzogne non può, non potrà mai, funzionare bene. Se non possiamo credere che le persone che ci circondano ci dicano la verità, il nostro senso di comunità soffre, gli inganni e la mancanza di fiducia portano conflitti e disgregazione sociale.

E’ innegabile, comunque e di fatto, che ascoltare la verità non è sempre facile visto che ascoltare la verità significa il rischio di modificare qualcosa che preferiremmo lasciare così com’è.

Facciamo uno sforzo comune teso al miglioramento dell’ambiente che ci circonda, votiamoci collettivamente all’onestà.

Giorgio Bargna