domenica 30 marzo 2025

Brianza, mezaluna fertil


Il percorso di chi insegue il sogno di un Nord indipendente si sa che è lungo.

N0n si tratta semplicemente di un percorso ideologico, ci sono fondamenta storiche e culturali.

Era il 31 Gennaio del 2008 che pubblicavo, su gentile concessione dell'autore, questo testo su un mio Blog ormai scomparso dalla rete. Per correttezza vi lascio anche il link originale.

El nòmm de la Brianza el proven del celtegh “Brià” (altura) che l’era anch el nòmm de la dea Bri, Bride, Brighitt, pussee mej cognossuda ‘me Briganzia.

El loeugh di Prealp lombard hann veduu el lor splendor intant el period de la civiltaa “autoctona” de Golasecca, che in quii dì d’incoeu l’è stada retrodatada attòrna el 1.500 a.C.
In di popol antigh celtegh, i tempi vegniven mess suu segond on prinzippi analògegh/simbòlegh, che gh’haa dent i coordinaa celesti in terra seguttand la simbologia lunar cont i sò 28 cà.
Còmm deven el center de la civiltaa Golasecca, che la và de la riva orientalla del Tisin finna al lach de Oggion, visin Lecch.
Di repert antigh de quista civiltaa a hinn staa trovà attòrna la cittaa de Còmm, in di sitt del lach Alserio, ne la piana de Erba (CO) e in tutt el loeugh di Prealp.
Ona particolaritaa che la salta ai oeugg l’è che di giesett di ona manciada de meter quader, spanduu in del sitt del lach de Còmm, hinn tucc fà dedica a San Peder: la fondazion di quist hinn Longobard.
Questa dedica, per analogia, la se ripòrta a la Preja alchemica, segond ona disposizion a fòrma de “mezzaluna fertil”, che rappresenta la divinitaa Bride incarnada in terra.
Fertil, perchè Bride l’è la divinitaa la pussee venerada in quij sitt chì, lee che la nudr e scionsgia la terra e la Natura tutta.
Per fa on presempi, ciappom la gesa a Gemonio, fondada del Liutprando in del VIII secol; San Peder de Albes (Cassano), fondada in del 1000 d.C.; San Peder al Mont a Civaa fondada del Desiderio in del 706; Agliate arent Galliano, a la fin del X secolo; a Gallaraa, in del 1000.
Gh'emm de fa nòta, impunemanch, che tutt 'ste gesett hinn trà suu sora di templi arcaich, antecedent, ciamaa “Nemeton”, “loeugh sacher”, che gh'hann origin in de l'etaa de la cultura de Golasecca, dedicaa a Belisama, dea celtega de la fertilitaa.
Se mettom assema immaginariament i pont cont ona linea filà, vegn foeura la figura de la mezzaluna, center de gran poder che cascia calor. Questa mezzaluna la cress, e l'è ona simbologia ermetica, alchemica.
Mezz per la “palingenes umana”, che la se manifesta in del zinivej, vers la condizion de Lunna Piena.
La Preja alchemica, inscì, simbol di Acque primordiai, che hinn calà in terra in tucc quij lach che vedom in questa mezzaluna: el lach de Còmm – Vares – Alserio – Segrino – Oggion – Annone.

Considerato che il Nord è abitato da molti autoctoni che conoscono poco il loro dialetto e da molti fratelli che arrivando da altre lande possono condividere i concetti ma non essere eccelsi nell'espressione dialettale allego la traduzione del testo

La Brianza deve il suo nome all’antico celtico Brià – derivante dalla divinità più importante che è appunto Bri, Bride, Brighitt, o meglio nota come Briganzia. La zona submontana lombarda ha visto il suo splendore durante il periodo della civiltà di Golasecca, retrodatata recentemente da approfonditi studi, attorno al 1.300 a.C.

Presso gli antichi Celti, i templi, le cappelle votive, venivano costruite secondo un principio analogico/simbolico, che riporta le coordinate celesti in terra seguendo la simbologia lunare con le sue 28 dimore.

Como diventa il centro della civiltà di Golasecca, che si estende dalla sponda orientale del Ticino ed arriva fino al lago di Oggiono, vicino a Lecco.

Alcuni reperti antichi di tale civiltà si sono ritrovati attorno alla città di Como, nei dintorni del lago Alserio, nella pianura di Erba ed in tutta la zona submontana.

Una delle singolarità che risalta subito all’occhio è data dalle chiesette di pochi metri quadri sparsi per tutto il territorio sub-montano, dedicate tutte a S. Pietro: la fondazione per la maggior parte di queste risale ai Longobardi.

Tale dedica per analogia si riferisce alla Pietra alchemica, quindi secondo questo concetto le chiese così disposte formano la "mezzaluna fertile" che rappresenta la divinità Brighid incarnata in terra. Fertile, perché è quella divinità che più di altre si venera e perché è colei che nutre e arricchisce la terra e tutta la Natura.

Per fare un esempio citiamo la chiesa a Gemonio, fondata da Liutprando nel VIII secolo; S.Pietro di Albese, in località Cassano, fondata nel 1000 d.C.; S.Pietro al Monte a Civate fondata da Desiderio risalente al 706; Agliate vicino a Galliano, celebre per la sua cripta ad oratorio, la cui costruzione risale alla fine del X secolo; a Gallarate, nel centro, risalente all’anno 1000.

Si noti, comunque, che tutte queste chiesette furono costruite sopra templi antecedenti, e più precisamente "Nemeton", ossia "luogo sacro", risalenti appunto all’età della civiltà di Golasecca, tutte dedicate alla divinità Belisama.

Se si uniscono immaginariamente i punti con una linea continua, si ottiene la figura della mezzaluna, centro di alto potere calorifico. Tale mezzaluna è crescente, chiara simbologiaermetica, chiara per chi è profondo nella conoscenza alchemica.

È il mezzo necessario alla palingenesi umana, quale può essere il cervello, nella sua fasedi crescenza, verso la condizione di Luna Piena.

La Pietra alchemica, quindi, simbolo vitale della Acque primordiali.

Le Acque primordiali sono identificate in tutti quei laghetti che si incontrano nell’arco diquesta mezzaluna: il lago di Varese – Alserio – Segrino – Oggiono – Annone

sabato 29 marzo 2025

Perchè ho scelto "Patto per il Nord"


Un piccolo preambolo (che potete anche saltare...)

Potete anche saltare questa prima parte — il mio "curriculum vitae" politico — perché non è il cuore del mio messaggio. Ma vi chiedo, dopo, di soffermarvi e riflettere sulle parole finali.

Di anni oggi ne ho 60. Eppure, già a 4 anni guardavo il telegiornale sulla TV in bianco e nero di mio nonno, e a 10 seguivo affascinato la Tribuna Politica di Jader Jacobelli. L'attualità e la politica, insomma, fanno parte di me da sempre.

Il mio primo voto andò al Movimento Sociale Italiano, attratto in primis dal carisma di Giorgio Almirante e dal fatto che fosse l'unica forza — insieme al Partito Monarchico — tenuta fuori dal cosiddetto "Arco Costituzionale". In seguito, sono stati due gli ideali a catturare la mia attenzione e a formare il mio pensiero: quello di Alain de Benoist e quello di Gianfranco Miglio. E, naturalmente, non poco influì la figura di Umberto Bossi.

Malgrado sostenessi questi ideali e seguissi la politica quotidianamente (anche attraverso le frequenze di Radio Padania Libera), la mia attività attiva sul territorio è iniziata nel 2007, con l'avventura di "Lavori in Corso - Coalizione Civica Canturina". Quattro anni dopo, fummo la prima vera lista civica a far eleggere un sindaco in una città di rilievo: Claudio Bizzozero.

Da lì in poi, è storia vissuta: ho fatto parte della Segreteria Politica del movimento, ne sono stato Presidente, ho riscritto il capitolo sulla Partecipazione Popolare nello Statuto Comunale e sono stato nominato Prosindaco.

Ma non ci siamo fermati al palazzo. Insieme a Bizzozero, a Giorgio Masocco, a Elena Gatti e ad altri amici, abbiamo continuato a inseguire un progetto che potesse ridare dignità e voce al Pensiero Autonomista. Ricordo i passaggi attraverso il Partito d'Azione Civica, il Fronte di Liberazione Fiscale e il Grande Nord, movimento con cui sono stato anche candidato "complementare" alle elezioni per la Camera dei Deputati.

Perché oggi scelgo il "Patto per il Nord"

Oggi ho deciso di aderire attivamente al "Patto per il Nord", il movimento guidato da Paolo Grimoldi che sento capace di dare concretezza a tutte le mie battaglie storiche. I nostri punti cardine sono chiari, trasparenti e piantati a terra:

  • La politica come servizio, non come carriera: taglio e adeguamento degli stipendi dei parlamentari alla media dei salari ISTAT.

  • Democrazia diretta e partecipata: introduzione di referendum consultivi vincolanti per le amministrazioni pubbliche a ogni livello (locale, regionale e federale).

  • Autogoverno vero: riforma costituzionale in senso federale.

  • Fisco locale e vicino ai cittadini: smantellamento e soppressione dell'Agenzia delle Entrate, delegando le funzioni di riscossione e gestione ai singoli Comuni.

  • Stato minimo e sussidiarietà: uno Stato federale snello che si occupi solo di politica estera e difesa, lasciando la gestione dei servizi ai privati e alle comunità locali.

  • Libertà d'impresa: meno burocrazia e più concorrenza per generare efficienza e benessere sul territorio.

Il mio invito a voi: facciamo un pezzo di strada insieme?

Io ho messo a disposizione del Patto per il Nord le mie competenze, le mie idee e la mia onestà intellettuale. A voi non chiedo un'adesione cieca, ma di fermarvi un secondo a valutare la nostra serietà, la coerenza del percorso e l'amore viscerale che proviamo per questo territorio.

Dopo aver letto queste righe, la scelta è solo vostra: potete decidere che questa proposta non fa per voi, oppure potete scegliere di camminare al nostro fianco. E per farlo ci sono tanti modi, ognuno prezioso e dignitoso:

  • Come semplici elettori, dando forza alle nostre idee nelle urne.

  • Come tesserati sostenitori, per dare un aiuto concreto alla crescita del movimento.

  • Come attivisti, per aiutarci a diffondere il messaggio sul territorio e tra la gente.

  • Come comunicatori, usando la vostra voce e le vostre reti per far conoscere le nostre battaglie.

  • Come professionisti e cittadini attivi, mettendo in campo le vostre competenze specifiche. Oggi per confrontarci a testa alta con le amministrazioni vigenti, domani per scrivere e concretizzare insieme il programma che presenteremo ai cittadini.

La politica non la fanno i simboli, la fanno le persone. Insieme possiamo far crescere il Nord, riscrivere il futuro dei nostri figli e costruire un modello di vita sostenibile, dove vivere in operosa serenità.

La porta è aperta, lo spazio per fare bene c'è. Vi va di mettervi in gioco con noi?

Grazie di cuore per il vostro tempo e per l'attenzione,

Giorgio Bargna






 

sabato 21 settembre 2024

Cantu' città dormitorio?


Sulle pagine canturine del quotidiano “La Provincia di Como”
  qualche settimana fa è stato trattato a lungo il tema “Cantu’, città dormitorio”?

Molti i pareri da parte di esperti del settore, ma la risposta vera a mio avviso non c’è.

A mio parere si descrive una mezza verità dicendo che la città a livello lavorativo e scolastico si sia spenta, ma siamo davanti a quello che potrebbe essere tanto un harakiri quanto un segno dei tempi moderni; tempi pre e dopo Covid,  anche,  se parliamo di una città poco vissuta fuori dagli orari di lavoro.

Abbiamo oggi davanti a noi una città di buone dimensioni che si sta sempre più popolando (malgrado la sicurezza diminuisca e il degrado cresca) ma non è riuscita sviluppare oltre, anzi a mantenere integro, il settore del legno che attraverso anche il suo indotto (produttivo e scolastico/sociale) è stata la fonte della ricchezza economica e sociopolitica della città, città che ha accolto, seppur per necessità, un immigrazione a larga scala e ha saputo pazientemente integrare autoctoni e “furest”.

Ci si preoccupa che un terzo dei canturini esca la mattina dalla città e torni la sera, credo che sia impossibile, almeno a livello lavorativo il contrario.

I dati sono chiari per quanto stampato sul quotidiano: i titolari d’azienda nel settore sono prettamente ultracinquantenni. Ma il ricambio generazionale, aggiungo io, non è mancato solo nei titolari, ma soprattutto nei dipendenti. Poi va aggiunto che il modificarsi della tendenza commerciale ha modificato gli assetti, non esiste più la “butéga” e con essa è scomparsa una certa cultura artigianale e pratica del lavoro in questo settore.

Lavoro nel settore da 45 anni, falegname da banco, falegname da montaggio, autista, imballatore, spedizioniere, lucidatore; oggi vedo che in nessuno di questi ruoli si trova un operaio preparato e soprattutto motivato e pronto a sudare. Purtroppo non possiamo stare tutti davanti al PC a programmare il lavoro, ci sono ruoli che la tecnologia non può soppiantare e che senza la trasmissione dell’esperienza sono destinati a sparire o a essere svolti dalla nuova immigrazione che purtroppo nel campo ha poca esperienza.

Se aggiungiamo poi il dato che, dice il quotidiano, piu’ del 14% dei giovani tra i 15 e i 29 anni non studiano e non lavorano dobbiamo anche chiederci se abbiamo trasmesso ai giovani la cultura del lavoro, anche se sicuramente negli ultimi tempi molti giovani si “autoeducano” attraverso internet e i social media.

Ma chiuso questo aspetto lavorativo passiamo a capire se Cantu’ è una città morta oppure vive socialmente.

Sicuramente dopo il tramonto non è piu’ la città che ho conosciuto da ragazzo piena di vita e di compagnie in piazza, piena di bar, con il cinema e due discoteche. Oggi col calar della sera nelle frazioni appaiono praticamente solo volti poco raccomandabili e cani che espletano bisogni; nel centro tra una rissa e l’altra troviamo ancora qualcuno in giro.

Ma questo non succede solo a Cantu’, in moltissime altre realtà è uguale, a volte anche in grandi centri come Como, Seregno e Monza. La stoccata finale l’ha data sicuramente il lockdown che ci ha abituati ai vari servizi di delivery, alla spesa online, alla pay tv, a comunicare sempre piu’ attraverso i social media. Questa costrizione associata a molte altre insicurezze già presenti ha svuotato le piazze e atomizzato ancor di piu’ le persone; a mio avviso c’è stata una scelta sociopolitica calata dall’alto a guidarci verso questo.

Durante la giornata la città grazie al lavoro, il traffico di passaggio e le scuole appare sicuramente piu’ viva, a tratti anche insostenibile per traffico e inquinamento, per mancanza di parcheggio in punti strategici e per la maleducazione dei conducenti di ogni genere di veicolo, dal monopattino al tir, passando attraverso le biciclette e i pedoni a volte.

Quasi sempre con un mezzo privato, che sia auto, moto o furgone: il 72,5%. Scarso l’utilizzo dei mezzi pubblici, come bus e treno: solo l’11,4%. È addirittura di più la fetta di popolazione che si muove a piedi o in bici: il 15,1%, la cosiddetta mobilità lenta.

«Non credo che questi dati possano essere rapportati a quel fenomeno delle cosiddette città dormitorio - afferma l’assessore alla mobilità Matteo Ferrari - Credo che debbano essere rapportati alla vicinanza con Milano per quanto riguarda l’attrattività scolastica, e con la Svizzera anche per l’offerta di lavoro. Credo che il confronto con il dato a livello nazionale debba tenere in considerazione questi due fattori importanti».

Mi fermo qui sul presente, sul futuro tocca a chi amministra questa città e a tutte le altre forze politiche in collaborazione con associazioni e cittadini trovare sul territorio le risposte ai problemi di mobilità, lavoro, socializzazione. Un lavoro a cui nessuno si deve sottrarre, non è più tempo di muro contro muro ma di sinergie e soprattutto di idee che magari coinvolgano e diano ulteriore importanza al polo “De Amicis” che dopo aver rappresentato la storia può rappresentare il futuro.

Giorgio Bargna

mercoledì 31 luglio 2024

IL DELEGATO

 


Se andiamo a ricercare il significato e l'etimologia il delegato è persona cui è stato conferito un potere di rappresentanza e/o comunicazione di una base più ampia, o che ha avuto l’incarico di esercitare funzioni proprie di altra persona o organo.

Succede in un sindacato, in una fabbrica, in enti, organizzazioni, partiti, ecc.

A volte è un ruolo decisionale, a volte è pura rappresentanza, a volte viene scelto qualcuno da sacrificare.

Tutti portano un messaggio, alcuni messaggi sono "pericolosi" e viene scelto un personaggio di terzo piano per esternare il tutto.

Solitamente è una persona a cui viene fatto credere di essere importante perchè portatore di messaggi, quando invece poverino, in caso di problemi verrà sacrificato senza pietà.

L'unico suggerimento che possiamo dare al delegato è quello di controllare se negli anni è salito di grado nella scala alimentare del proprio gruppo. Se non è successo, purtroppo per lui, è destinato a divenire prima o poi un agnello sacrificale mentre chi l'ha fatto fesso diventa ogni giorno più forte.

Creiamo per queste persone poco fortunate una rete d'aiuto? 



lunedì 25 marzo 2024

Il vuoto a rendere

 


Manca poco ormai alla campagna elettorale amministrativa.

Lo scenario questa volta è radicalmente modificato.

Unica certezza rimasta sono le scaramucce tra gli alleati di centrodestra, che però sembrano avere trovato una quadra.

A sinistra è stato tirato fuori l'asso nella manica, Antonio Pagani, persona che stimo moltissimo.

Poi c'è il vuoto lasciato da Lavori in Corso e Cantù Rugiada.

Poi sulla scena manca un personaggio istrionico, qualcuno che buchi il video, il carisma fatto persona.

Sta nascendo un movimento che potrebbe riempire lo spazio lasciato da LiC e CR.

Mancherà, per sua scelta personale, sullo scacchiere quel personaggio carismatico che avrebbe potuto fare ancora una volta la differenza.

Si sentirà la sua mancanza, la accetto, ma sarà fondamentale.

Saluto con tutto il cuore la persona che in alcuni momenti si è dimostrato un vero amico, di quelli che vedi raramente ma non ti negano mai una mano...

venerdì 26 gennaio 2024

Azionariato popolare per il cambiamento

 

Quando si cerca di mettere in pratica una nuova idea politica attraverso un nuovo movimento non riconosciuto dalla partitocrazia le difficoltà sono molteplici. Alcune vengono poste in essere da chi le innovazioni non le gradisce, altre sono puramente strutturali, altre ancora interne di varia natura.

Proveremo oggi a parlare di alcune di queste circostanze.

La prima è partorita dalla partitocrazia e si chiama burocrazia, è un arma non letale, ma che comunque costringe continuamente a variazioni di sistema. Ricordo che qualche anno fa partecipando alle elezioni regionali come candidato in un movimento politico, alternativo ma già ben strutturato, pur avendo come parte attiva persone che avevano lavorato al Ministero degli Interni, ogni giorno era una battaglia per affrontare nuovi ostacoli.

 Una seconda difficoltà viene creata dagli arrivisti, categoria che possiamo suddividere in queste tipologie: gli sciacalli, chi vuole utilizzare la politica per interessi economici o per vanità, i figli di buona donna interessati al potere.

Lo sciacallo generalmente è un nullafacente con poche idee, si aggrega finchè la barca va, poi sparisce e denigra.

Chi è interessato al potere in se stesso, che sia persona facoltosa o meno, è un soggetto pericoloso, tramerà sempre alle spalle pronto alla scalata al successo sia dentro che fuori il movimento politico.

Chi entra in un movimento per vanità o per affari è invece persona che inizialmente risulta utile; porta idee, lavora sodo, se è facoltoso porta denaro (parleremo poi di questo aspetto). Se il movimento risulta vincente nel tempo a seguire si comporterà esattamente come l'affamato di potere, se il movimento resta sconfitto sparirà velocemente ed alla prossima tornata elettorale probabilmente lo vedremo indossare un’altra casacca.

 Una terza difficoltà è quella organizzativa. Un movimento richiede la gestione quotidiana di idee, contatti interni ed esterni, presenza sul territorio, in campagne elettorali azioni di proselitismo oppure di fatica (ad esempio attacchinaggio o distribuzione di materiale pubblicitario). e' sempre difficile trovare sia persone che abbiano le capacità di gestire la vita quotidiana di un movimento sia persone che fisicamente abbiano voglia di rivoltare le maniche e sporcarsi le mani.

 Una quarta, immensa, difficoltà è l'aspetto economico. Al contrario dei movimenti storici un partito o una lista civica che nascono ex novo non hanno a disposizione fondi maturati dalla presenza storica nello scenario politico.. La politica costa parecchio, in gestione quotidiana (sede, spese generali, siti, mantenersi informata), in presenza sul territorio (banchetti e gazebo, materiale da stampare e diffondere), in campagne elettorali (pubblicità sui media, manifesti e santini vari, grafici etc, etc, etc).

Molte volte i fondi vengono messi a disposizione dai partecipanti facoltosi di cui sopra (con tutte le controindicazioni del caso), alle volte o in aggiunta tramite collette interne, altre grazie alla generosità esterna di chi crede nell'idea proposta. Vi assicuro che si tratta anche a livello locale di cifre spesso ingenti.

 Come superare tutte queste difficoltà'. Non è semplice.

Alcune non si possono escludere, non si può precludere a nessuno che abbia la fedina penale pulita, anche se arrivisti, sciacalli, egocentrici e figli di buona donna spesso sono difficili da gestire.

L'aspetto economico anche esso pone dei limiti, è difficile rinunciare al denaro messo a disposizione da pochi singoli elementi, siano essi interni od esterni al movimento, purtroppo "c'è sete di denaro" per necessità, non per avidità.

Ciò che potrebbe aiutare, che io proporrò ad ogni mia nuova partecipazione ad un movimento è "l'azionariato popolare per il cambiamento".

Un movimento politico è un’associazione a tutti gli effetti. Urge spiegare a chi crede che bisogna ribaltare il sistema che può essere il motore trainante del movimento pur non facendo politica attiva, ma essendo semplicemente socio economico. La presenza di molteplici soci è tra le altre cose una garanzia di democraticità interna sia a livello economico (mi sembra chiaro), che a livello politico, visto che gli organi di partito dovranno periodicamente asoggetarsi al giudizio dell'Assemblea dei Soci Azionari.

Forse è un idea peregrina, forse una piccola grande peculiarità.

Giorgio Bargna

 


giovedì 25 gennaio 2024

L'unica Autonomia di cui parlare è quella Fiscale

 

L'articolo è piuttosto lungo e magari anche noioso in alcuni tratti, ma vi invito a leggerlo tutto.

Cerco di spiegare perchè vivere in uno Stato organizzato su 20 Regioni a Statuto Speciale sia la soluzione ideale per il cittadino/contribuente. Sicuramente è meno appetibile per il sistema partitocratico e difficilmente ben accetto da alcune fasce di cittadini dipendenti statali, malgrado che anche per loro porterebbe ricchezza.

 Non vi è altra via per rendere sostenibile questa Nazione, utilizzando metodi civili e non violenti, quindi invito ogni cittadino, ogni contribuente, ogni buon padre di famiglia, ogni imprenditore a perorare questa causa, non per ideologia, ma ormai per SOPRAVVIVENZA!!!!

Credo che tutti sappiamo cosa sia una Regione Autonoma a Statuto Speciale, ma nel proseguo ne analizzeremo le peculiarità.

Quello che forse non tutti sanno è che furono istituite per motivi geopolitici (più politici che geografici in realtà) tra il primissimo dopoguerra (Sardegna, Sicilia, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige) ed il 1963 (Friuli Venezia Giulia).

 Storicamente l'Italia era suddivisa in province, circondari, mandamenti e comuni.

Le province, in particolare, si configurarono come "sede di decentramento dell’amministrazione centrale", con a capo il prefetto, funzionario nominato dal governo con il compito di verificare la rispondenza degli atti provinciali e comunali alle leggi statali. Nel Regno d'Italia vi erano pertanto comuni e province (i mandamenti furono soppressi nel 1923, i circondari nel 1927), ma non esistevano ancora le regioni come enti territoriali (che nacquero solo con la Costituzione della Repubblica italiana del Secondo dopoguerra). Rimarchiamo il ruolo del Prefetto che ancora oggi ha la sua valenza.

 La figura del prefetto è tipica degli stati unitari, in particolare di quelli che hanno adottato un'organizzazione di tipo accentrato, operando come emanazione diretta del governo centrale nei confronti delle collettività locali; è inoltre responsabile del mantenimento dell'ordine pubblico e sovrintende alle forze di polizia.

Con l'entrata in vigore del Decreto Legislativo 30 luglio 1999, n.300, la Prefettura è stata trasformata in Ufficio Territoriale del Governo, mantenendo tutte le funzioni di competenza e assumendone delle nuove. E' il Prefetto, organo periferico dell'Amministrazione statale con competenza generale e funzioni di rappresentanza governativa a livello provinciale. La sua azione si esplica in ambiti molto vari e complessi: l’ambito socioeconomico; l’ambito della sicurezza (ordine e sicurezza pubblica; protezione civile; emergenze ambientali); l’ambito istituzionale, quale riferimento in periferia per gli altri uffici statali periferici, le autonomie locali e le altre istituzioni pubbliche e private.

Il Prefetto interviene in via preventiva e successiva in caso di situazioni di pericolo per l’ambiente e in genere di protezione civile. A lui è affidata l’attività di coordinamento delle varie forze, istituzionali e non, che intervengono in fase di soccorso, nei casi di calamità rilevanti.

Nei rapporti tra lo Stato e le autonomie locali il Prefetto riveste il ruolo di garante della continuità gestionale delle Amministrazioni locali ogni qualvolta vengano meno i candidati eletti dai cittadini, nonché quello di vigilanza delle funzioni svolte in relazione ai servizi di competenza statale (anagrafe, stato civile, servizi elettorali). Il Prefetto assicura il corretto svolgimento del procedimento elettorale e cura le procedure di scioglimento e sospensione dei consigli comunali, o di rimozione o sospensione degli amministratori. Nei confronti delle Amministrazioni locali svolge inoltre funzioni di raccordo e di collaborazione. Anche in realtà territoriali particolarmente vivaci ed efficienti, quali le province del NordEst, il Prefetto, nella sua veste di organo super partes, svolge unintensa attività di mediazione, riuscendo ad incanalare le molteplici iniziative e gli interventi programmati dagli enti locali verso un disegno unitario e coerente, a garanzia della coesione istituzionale e sociale e a tutela dei cittadini.

 Vi ho sicuramente annoiati sulle funzioni del Prefetto, ma credetemi gioca un ruolo spesso fondamentale, fu così anche durante il tentativo di far nascere la Regione autonoma Lombarda che con Claudio Bizzozero ed altri mettemmo in essere qualche anno fa seguendo un farraginoso quanto arduo percorso da scalare.

Nonostante la Costituzione del 1948 avesse previsto la presenza delle Regioni come enti territoriali politicamente ed economicamente autonomi ( su questo discuteremo), tuttavia le regioni a statuto ordinario furono istituite concretamente solo nel 1970. Lo Stato trasferiva con legge o atto equiparato alle Regioni le funzioni amministrative, anche se si trattava di un trasferimento parziale. Una prima svolta nella ripartizione delle funzioni si è avuta con la legge 59 del 1997, ossia la cosiddetta “legge Bassanini”, che prevedeva l'attribuzione delle funzioni amministrative alle Regioni anche per quanto riguarda la cura e la promozione dello sviluppo delle rispettive comunità e non solo per le materie in cui aveva competenza legislativa. Inoltre la legge Costituzionale nº 1 del 1999 ha modificato la forma di governo regionale, introducendo l'elezione popolare diretta del Presidente della Giunta.

La legge cost. nº 3/2001 ha modificato il titolo V, parte II, della Costituzione. Tale riforma ha profondamente mutato i rapporti tra Stato, Regioni ed Enti Locali, introducendo elementi di federalismo nell'ordinamento costituzionale. Un altro passo verso la maggiore autonomia delle Regioni si è avuto con la modifica dell'art. 117 Cost. Il testo precedente elencava le materie su cui le regioni avevano potestà legislativa (concorrente), riservando tutte le altre materie alla potestà legislativa dello Stato.

Oggi, ai sensi del riformato art. 118 Cost., l'attribuzione della generalità delle funzioni amministrative è riservata ai Comuni sulla base dei principi di: sussidiarietà (l'ente di livello superiore interviene solo quando l'amministrazione più vicina ai cittadini non possa da sola assolvere al compito), differenziazione (enti dello stesso livello possono avere competenze diverse) ed adeguatezza (le funzioni devono essere affidate ad enti che abbiano requisiti sufficienti di efficienza).

 Queste sono tutte belle azioni e parole volendo, ma non sono supportate dalla cosa più importante, quando si tratta di governare un ente locale: la volgare PECUNIA, senza la gestione diretta del denaro non si va lontano, anzi non si va da nessuna parte.

Parliamo dunque di autonomia finanziaria.

Le cinque Regioni a regime differenziato hanno sempre goduto di particolari privilegi di finanza regionale, nel 2000 la spesa media pro capite di un ente a Statuto speciale era praticamente il doppio di quella di un ente ad autonomia ordinaria (3257 euro contro 1852 euro). Le Regioni e Province ad autonomia speciale hanno sempre goduto della possibilità di istituire con legge tributi propri, possibilità prevista ma di fatto negata, prima della riforma del Titolo V, alle altre Regioni; inoltre la percentuale di compartecipazione ai tributi erariali era molto più alta di quella delle Regioni di diritto comune, oscillando tra il 5% ed il 100%. In Sicilia addirittura l'intero gettito dei tributi erariali spetta alla Regione, ed è lo Stato a compartecipare.

Mi piace parlare, come esempio da raggiungere, del Trentino Alto Adige

Si tratta di una regione a statuto speciale con una sua specifica particolarità. Le sue due province, la provincia autonoma di Trento e la provincia autonoma di Bolzano sono le uniche province italiane che godono di uno statuto di autonomia. Le due autonomie provinciali sono molto ampie e di fatto contano più della regione stessa: dallo Stato Italiano le due province autonome sono dunque considerate alla stregua di regioni. Inoltre il governo intrattiene rapporti separati con le due province: in regione infatti vi sono due Commissariati del Governo, uno a Bolzano per l'Alto Adige e uno a Trento per il Trentino.

 Alle province viene assegnata una serie di competenze legislative e amministrative, che si suddividono tra primarie e secondarie rispetto a quelle esercitate dallo Stato. Negli ambiti di competenza primaria le province possono promulgare leggi indipendentemente dalle normative nazionali:

Cultura, Apprendistato, Scuole materne, Sociale, Strade, Edilizia abitativa, Trasporti pubblici, Turismo, Artigianato, Commercio, Industria, Agricoltura, Protezione civile, Parchi naturali.

 Nei settori di competenza secondaria le province devono attenersi ai principi contenuti nelle leggi statali. In sostanza le norme provinciali possono regolare solamente i dettagli di alcune materie:

Scuole, Sanità, Sport.

Immigrazione, difesa, polizia, giustizia e finanze rimangono prerogative dello Stato.

 Ma quello che mi preme sottolineare è l'Autonomia Fiscale

Lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige garantisce una particolare forma di autonomia alle due province autonome anche sotto il profilo fiscale. Le province trattengono per sé il 90% della maggior parte dei tributi dovuti dai contribuenti residenti per poter finanziare le numerose competenze legislative e amministrative che non vengono esercitate o finanziate dallo Stato (il sistema dell'istruzione, dalla scuola materna all'università, il settore sanitario e quello sociale, la gestione dell'intera rete delle strade statali e provinciali).

Grazie a questa forte autonomia fiscale, il Trentino-Alto Adige con circa un milione di abitanti dispone di un budget considerevole, considerando anche il fatto che la "fedeltà fiscale" è molto alta, per quanto riguarda il pagamento delle imposte gli abitanti del Trentino A.A. risultano spesso tra i più virtuosi.

Quindi l'indipendenza economica e la poca ingerenza centralista rendono questa landa uno tra i piu' felici, sviluppati e ricchi territori al mondo, dove non credo proprio si debba attendere una decina di mesi per una visita specialistica.

Questo modello è ciò che ogni Regione italiana dovrebbe essere. In questi giorni in cui si discute freneticamente sull'Autonomia Differenziata (solito pippone rifilato ai contribuenti) ancora da Sud e da sinistra piovono critiche, eppure la sinistra storicamente mi risulta autonomista ed il Sud, a lungo termine è chi più gioverebbe dei risultati dovuti alla creazione di 20 Regioni Autonome non dovendo più economicamente chinarsi allo Stato Centrale ed ai poteri economici ad esso associabili.

 

Giorgio Bargna


sabato 1 luglio 2023

Riflessioni su "L'appello ai Canturini", il valore ed il possibile sviluppo


 E’ rimbalzato alla cronaca politica delle ultime settimane l’ "Appello Politico a tutti i Canturini"  lanciato da 25 esponenti della “Società Civile” capitanati da Sergio Marelli e sottoscritto in seguito da altre numerose persone.

Essendo da tempi non sospetti sostenitore di pratiche inclusive e di democrazia diretta e partecipata, non mi sono potuto certo esimere da firmare questo appello, anche e perché negli scorsi anni, in compagnia di una persona, che so essere schiva e quindi non cito, ho riscritto quella parte di Statuto Comunale Canturino che riguarda questo argomento.

Sono pienamente d'accordo con i primi firmatari che questo accordo vada innanzitutto sottoscritto dal numero più alto possibile di cittadini, che poi vada illustrato ad ogni forza politica presente sul territorio; ma sono anche convinto che poi vada tradotto in un azione politica concreta da parte dei sottoscrittori .

Lasciare che rimanga un semplice Manifesto Politico sarebbe innanzitutto uno spreco, poi in seconda battuta verrebbe dimenticato dai media e dai cittadini ed ignorato volontariamente da ogni organizzazione politica che fa riferimento alla politica tradizionale.

Bisogna quindi agire e due sole sono le possibilità: la costituzione di un comitato che sfrutti ogni forma di democrazia diretta per entrare nel dibattito canturino, oppure creare un movimento politico che abbia come punto centrale del proprio programma tutto quello che è elencato nell'appello. 

Io sono decisamente per la seconda opzione. 

Però affinchè funzioni dovrà essere l'unione d'intenti da parte di gente di "buona volontà" che si svincola dai propri legami politici, non può essere la coalizione di più movimenti, ma deve essere la coalizione di più persone che credono in questo appello e nelle pratiche inclusive e nella Democrazia Diretta e Partecipata.

Da qui i miei due appelli.

Il primo ai Cittadini, firmate anche voi.

Il secondo agli aderenti tutti, trasformiamo questo pensiero in azione politica concreta, creiamo quella che potrei definire "Alleanza Democratica Canturina", doniamo linfa vitale per la nostra politica locale un pò dormiente.

Cito Walt Disney, "L'unico modo per iniziare a fare qualcosa è smettere parlare e iniziare a fare".

E' ora di fare, mettiamo da parte l'oratoria e vediamo di concretizzare questo splendido pensiero. 

Come sempre grazie per la pazienza, 

Giorgio Bargna



sabato 14 gennaio 2023

Luca Baj Rossi e Movimento Autonomista Lombardo

Da circa una decina di anni un gruppo di Autonomisti Comaschi, tra cui sempre presenti io, l'ex Sindaco di Cantu' Claudio Bizzozero e Luca Baj Rossi (di cui parleremo) è in cerca della via giusta per raggiungere l'obbiettivo minimo della costituzione della Regione Lombardia a Statuto Speciale.

Alcuni tentativi sono stati fatti attraverso nostre azioni dirette, altre volte ci siamo aggregati ad altre organizzazioni autonomiste; i risultati non sempre sono stati rosei ma questa volta credo che abbiamo raggiunto il punto massimo per poter sviluppare l'intento.

Il 15 Ottobre 2022 almeno 200 autonomisti, Lombardi, Veneti, Piemontesi, convocati da Gianni Fava si sono ritrovati a Biassono, da questo incontro è germogliato il progetto M.A.L. Movimento Autonomista Lombardo.

Chi è Gianni Fava, qualcuno di voi si chiederà. Si parla di colui che ha cercato di sbalzare dalla "cadrega" di Segretario della Lega un personaggio che si sciacqua la bocca con la parola Autonomia, ma che poi da Ministro avvalla leggi scellerate a favore solo del Sud, tipo il reddito di cittadinanza, stiamo parlando ovviamente di Salvini.

Il Movimento Autonomista Lombardo si propone di raggiungere l'obbiettivo Regione Autonoma presentandosi ad ogni livello di votazione elettorale. 

Non avendo avuto il tempo necessario per strutturarsi in queste Elezioni Regionali si presenta all'interno della "Lista Letizia Moratti Presidente". 

La scelta è basata su due punti:
Letizia Moratti è l'unico Candidato che parla chiaramente di Identità Lombarda e di Regione Autonoma da raggiungere.
Se alle prossime Elezioni Regionali almeno tre candidati del MAL verranno eletti sarà più semplice la strada delle nostre istanze.
Il gruppo di Como ha proposto come candidato Luca Baj Rossi.

Luca ha 30 anni , di professione è educatore presso "Cometa formazione" di Como e "la scuola a misura di bambino" di Cucciago. 
Tra le altre cose è Guida del parco Spina Verde e del castello Baradello ed  
ex presidente e attuale membro dell'associazione Per Como pulita, nonchè Consigliere di maggioranza del comune di Capiago Intimiano, 
MA SOPRATTUTTO UN FERVENTE AUTONOMISTA.

Volete un futuro migliore per la Vostra Terra, la Lombardia?
Allora sostenete chi è distante dai giochini dei Palazzi Romani e vicino al Popolo Lombardo e votate attraverso LISTA MORATTI, per il MOVIMENTO AUTONOMISTA LOMBARDO e quindi per 
LUCA BAJ ROSSI !!!!!!

lunedì 2 gennaio 2023

Divagazioni sul Presidenzialismo

 


Nei giorni scorsi a Premier Giorgia Meloni è tornata a parlare di Presidenzialismo.

Spesso questa forma di di rappresentanza viene vista come fumo negli occhi eppure secondo me se ben costruita ha i suoi vantaggi. Ovviamente ha bisogno di pesi e contrappesi e dovrebbe essere lo specchio dell'elezione di alcuni altri organi.

Eleggere direttamente un Presidente, dargli un esecutivo forte ha i suoi vantaggi a livello pratico. Un Governo che non debba superare emendamenti che giovano solo alla Partitocrazia è utile al bene comune.

Il sistema Statunitense, come quello Svizzero, hanno degli equilibri molto utili, ci si potrebbe ispirare ma non vincolare.

Vedrei bene un Parlamento eletto assolutamente su livello locale, perchè il primo contrappeso deve essere l'Autonomia assoluta delle Regioni o dei Territori anche diversamente disegnati.

Autonomia competitiva e che porti benificio sia al livello locale che a quello nazionale.

In ogni caso al Governo viene affidata la gestione degli affari correnti restando nei limiti legislativi che vengono invece scritti e corretti dal Parlamento, che potrebbe avere anche due Camere, ma che se ben costruito potrebbe limitarsi ad una, eventualmente sottoposta al controllo di una sorta di Corte del Cittadino, anche essa eletta direttamente dal Popolo.

Un Parlamento eletto come negli USA in anni non sincroni all'elezione presidenziale in modo di fare da termometro sul pensiero degli Elettori.

Ovviamente anche i Governi Regionali e i loro Parlamenti andrebbero eletti direttamente, cercando di limitare il più possibile la Partitocrazia e cercando di trovare modo affinchè nuove Associazioni Politiche possano affacciarsi sulla scena e facendo si che i Governatori così eletti abbiano un peso.

Un contrappeso essenziale è l'indipendenza del potere giudiziario, diretto da una Corte Suprema nominata in parte dal Presidente, in altra dal Popolo, non revocabile nel mandato e priva di remunerazione, solo un rimborso spese e buona "pubblicità" per chi esercita bene la propria funzione.

La Presidenza dovrebbe ovviamente avere il controllo delle forze dell'ordine, delle forze armate e dei servizi segreti, portando così un punto di vantaggio rispetto agli altri organi istituzionali, ma anche qui ci dovrebbe essere un contrappeso Federale sul modello Svizzero o Statunitense. 

Così come per l'istruzione ed i trasporti, soprattutto in un Paese come l'Italia dalle mille sfaccettature culturali ed economiche.

Così come sarebbero necessari gli appropriati strumenti di consultazione popolare diretta, dai Referendum fino alle Proposte del Cittadino.

Ovviamente da approffondire ma utile, Giorgio Bargna