venerdì 22 aprile 2016

Forme di intelligenza irrazionali

Parleremo oggi di intelligenza, di essa e di similari. Se ne parlerò in prima persona non sarà per eccesso di megalomania ma perché mi piace scrivere di quello che vivo o conosco e non di quello che mi passa lontano.

Lo spunto nasce da un recente colloquio che ricalca altri avuti in precedenza; colloqui vissuti in prima persona con persone che conosco o tramite mezzi informatici con persone che nella realtà non conosco.

Il mondo delle mie conoscenze, reali e virtuali, si divide abbastanza equamente tra estimatori e detrattori. I secondi spesso mi irridono, denigrano e ridicolizzano; i primi spesso si dichiarano attratti mentalmente e/o comunque dichiarano di apprezzare la mia, presunta, intelligenza.

A tutti rispondo di non essere assolutamente intelligente, semmai tutt’altro…proverò a spiegarne le ragioni in queste righe di outing.

Tecnicamente ritengo che l'intelligenza si identifichi nella capacità di affrontare e risolvere con successo e senza fatiche enormi situazioni e problemi nuovi o sconosciuti utilizzando risorse disponibili e anche non disponibili.

Questa è una capacità che assolutamente non mi appartiene, anzi direi che sono agli antipodi da questo.

Una forma di razzismo mentale mi fa pensare alle persone intelligenti quali fredde, razionali, prive di emozioni sebbene avanti anni luce nei miei confronti.

Quanto io dica, faccia, scriva, suggerisca e pensi è invece quasi sempre dettato dall’istinto e dal cuore, con risultati alterni.

I miei estimatori si basano nelle valutazioni soprattutto sulle parole che trovano stampate in questo blog. Nego assolutamente ogni forma di intelligenza razionale in quanto esprimo. Io semplicemente cerco di osservare, assorbire, amalgamare quanto vedo, vivo e leggo in assoluta libertà per poi esprimere le mie valutazioni, quelle che i detrattori chiamano giudizi.

Fossi stata una persona intelligente oggi probabilmente vivrei meno pensieri, ma anche meno emozioni. Non so se sarebbe stato meglio essere intelligente, sempre si possa dipingere l’intelligenza con i colori che ho espresso, ma a quel punto avrei perso in libertà di pensiero e in emozioni ed allora mi convinco che forse io stia meglio così, cuore e istinto.

Come spesso succede chiedo il vostro parere, non su di me ovviamente, ma sul concetto di intelligenza.


Giorgio Bargna

lunedì 28 marzo 2016

La superbia

Nei momenti in cui la politica mi nausea, capita che io mi butti anche su temi sociali, sociologici o comunque di riflessione. Capita lo faccia a volte per pura analisi, altre volte perchè toccato dai temi.

Oggi provo ad esprimere il mio pensiero, le mie valutazioni sulla superbia.

Andassimo ad indagare su dizionari e pagine descrittive ci verrebbe sicuramente spiegato che stiamo trattando di una valutazione eccessiva delle proprie qualità e capacità che si manifesta con un comportamento altezzoso e sprezzante. Ci verrebbe descritto che con superbia si intende la pretesa di meritare per se stessi, tramite ogni mezzo, una posizione di privilegio sempre maggiore rispetto agli altri. Essi devono riconoscere e dimostrare di accettare la loro inferiorità correlata alla superiorità indiscutibile e schiacciante del superbo.

Sicuramente nella persona superba è presente la personalità dell'apparenza ed in parte anche un certo senso di violenza, non fisica ovviamente ma psicologica. Sicuramente ci troviamo di fronte ad un'esagerata stima di sé e dei propri meriti (reali o presunti), manifestata con un continuo senso di superiorità verso gli altri.

Spesso incontriamo persone che nutrono una grande stima di se stesse (spesso immotivata), questo però non significa necessariamente superbia, il salto di qualità avviene quando essi intraprendono quella “gara”, quel “confronto” che arbitrariamente decidono di avere con gli altri.

Il superbo si sente superiore agli altri e manifesta ciò con una sorta di apparenza nell'agire. Il nostro descrive di fatto una propria reale visione di se stesso, dalla quale alienerà quei particolari che potrebbero sminuirla, e che interpreta in modo che i riflettori si accendano solo su di  lui. Motivato da questo continuo confronto verso coloro che ritiene inferiori, il superbo esprime la propria violenza psicologica...il senso di umiliazione provata dal perdente diventa la sua gratificazione esistenziale.

Succede comunque non di rado che  il superbo si creda una persona semplice, che non si renda conto dei danni provocati dal suo continuo dimostrarsi superiore. Rimane di fatto però che la sua scomoda situazione gli renda ostili tutti coloro che reputa inferiori e che lo renda ridicolo agli occhi di chi grande lo è davvero. Il superbo, purtroppo per lui (o lei) vivrà praticamente solo di relazioni umane temporanee, al meglio superficiali, spendibili in ambienti chiusi, sostenuti dalla superbia quale regola di vita.

Sono convinto che non tutti quelli che "se la tirano" siano superbi ... anzi, sono anche convinto che dalla superbia si possa uscire in molti casi basta trovare la giusta causa per aprire il cuore, grimaldello fondamentale in questo caso.

Facendo outing ammetto di avere passato anni ad essere fiero del mio pensiero superiore, ad evitare di ritenere fondato quanto espresso da chi, razzisticamente, ritenevo intellettualmente inferiore, in base poi a chissà quale parametro. Lavorare in team e praticare per una decina di anni politica in un associazione libera e partecipativa mi ha aperto gli occhi lasciandomi intravvedere un mondo diverso da quello che mi ero precedentemente dipinto.

L'istinto ancora oggi mi porta a volte ad interpretare atteggiamento quasi autistico dell'ascolto altrui, vivendo però  una differenza sostanziale rispetto al passato; oggi riesco ad immagazzinare nel cervello le altrui convinzioni per poi attuare in seguito riflessioni e correzioni.
Sono convinto che dalla superbia, se non è giunta alla metastasi, si possa uscire 
... mi piacerebbe come sempre avere i vostri riscontri.


Giorgio Bargna

giovedì 25 febbraio 2016

140

Ho la presunzione di intendermi di partecipazione e politica, sulla partecipazione anni fa ho impegnato molto tempo nello studio, tempo che mi ha consentito di sviluppare con Emilio Arnaboldi (principalmente) e con altri aderenti LiC e Rugiada tutta la regolamentazione sulla partecipazione popolare a Cantù, poi discussa e approvata a piene mani da Commissioni Comunali e Consiglio Comunale.

Parlando della Consultazione Popolare che a Cantù ha determinato la nuova destinazione d’uso dell’area dell’ ex Tribunale, non prendo nemmeno in considerazione i commenti delle altre forze politiche canturine che parlano di flop in relazione al numero dei partecipanti, ma devo ammettere che, se posso capire alcune affermazioni, purtroppo rimango basito da quelle del PD, movimento che della partecipazione ha fatto spesso bandiera, probabilmente senza sapere di cosa si parla.

140 è il numero dei partecipanti. Secondo qualcuno è un flop. A mio avviso è un numero che sta nella norma, nelle previsioni, visto che il popolo italiano è stato, da sempre, indottrinato a non scegliere direttamente del proprio futuro.

Ma qui stiamo parlando di un evento che è stato fortemente voluto dalle uniche forze politiche e dall’unica amministrazione che praticano la vera democrazia. Non è il numero a contare, conta l’occasione creata a favore del cittadino.

Davanti a questa Consultazione Popolare lo sforzo più grande è stato riuscire a organizzare il tutto, al prossimo giro l’obbiettivo sarà far partecipare almeno un solo cittadino in più e sarà già questa una seconda vittoria.

Dalle nostre parti non si parla di politica, si propone Democrazia, quindi, prima di parlare sciacquarsi la bocca.


Giorgio Bargna

sabato 20 febbraio 2016

Spezziamo le catene (Fronte di Liberazione Fiscale)

Chi mi conosce sa che scrivo e mi impegno su questa situazione, su queste soluzioni, da tempo non sospetto.

Viviamo in una società ormai degradata, insostenibile dal punto di vista morale che, a forza di alimentarsi di questo malcostume, si è ridotta in mutande o in braghe di tela se preferite.

La forza centrifuga della classe dirigente autoreferenziata ha reso oggi insostenibile la situazione, questo a causa dell’esagerata spesa pubblica ormai completamente fuori controllo  e della conseguente insopportabile pressione fiscale che rappresenta di fatto una vera e propria rapina da parte dello stato a danno delle persone oneste, trasformate in veri e propri schiavi fiscali ad esclusivo vantaggio di una pletora infinita di corrotti e parassiti.

Non rimane molto tempo a disposizione se vogliamo evitare che questo paese fallisca, si deve intervenire senza incertezza.
L’ho scritto centinaia di volte ormai, per risolvere la situazione occorre l’intervento diretto di chi subisce gli effetti più devastanti del sistema che si è venuto a creare.

Non ci si può certo aspettare che chi ha creato tale situazione abbia interesse a modificarla…cito direttamente dai testi FLF… “chi vive di parassitismo e privilegi non ha alcun interesse a modificare la stato di cose esistente e dunque nessuna speranza di reale cambiamento è possibile riporre nei partiti di regime, tutti parimenti compromessi col sistema o, nella migliore delle ipotesi, privi di una seria proposta di cambiamento profondo della realtà”.

Il “Fonte di Liberazione Fiscale” nasce proprio nell’intenzione di spingere ad agire  direttamente le persone che subiscono gli effetti più devastanti del sistema.

Cito sempre dai testi FLF gli obbiettivi da perseguire:

- dimezzare la pressione fiscale e previdenziale (in modo che la somma di tributi ed oneri non superi mai il 40% del reddito pro capite);

- azzerare la spesa pubblica improduttiva (in modo che la spesa complessiva non superi mai il 30% del PIL);

- trasformare lo “Stato centralista dei partiti” nella “Confederazione dei Liberi Comuni” (in modo che il 90% del gettito erariale e delle pubbliche funzioni sia di competenza diretta dei Comuni e sotto il controllo diretto e vigile dei cittadini contribuenti).

E’ giunto il momento, facciamo si che dalle prossime elezioni regionali esca forte un nuovo movimento, forte tanto da andare a trattare ad un tavolo con lo stato e strappare tante similitudini con la Svizzera e la Catalogna.

Aderite al movimento, portate la vostra forza, la vostra voglia, le vostre capacità. Se invece non vi sentite in grado di fare questo sostenetelo.

Spezziamo le catene!!!


Giorgio Bargna

mercoledì 10 febbraio 2016

Io farò lo stesso

Viviamo un mondo pauroso, corriamo come pazzi, viviamo al limite, ci confrontiamo con cose e persone ogni giorno senza dare a loro sempre il peso che hanno.

Succede anche a me. A volte capita di rallentare per fortuna e riflettere su cose recenti o distanti, sulle persone e gli eventi che hanno riempito la mia vita.

Ogni tanto capita di rilassarmi e riflettere su quanto successo accanto a me, di come mi sono comportato e di come lo ha fatto chi, vuoi per gioco o per sentimenti o per lavoro, ha passato tanto tempo vicino a me.

Rifletto e capisco quanto è successo, capisco le sfumature che prima mi erano sfuggite, capisco alcuni atteggiamenti che nel corso delle cose sembravano intollerabili.

Capita di parlare con altri di situazioni e/o persone e sentire da loro notizie che ti fanno capire quello che non hai saputo ascoltare o che non ti hanno voluto raccontare.

Sono convinto che anche le controparti non hanno capito il mio modo di essere, quindi al termine di questo breve pensiero chiedo a chi calcherà in futuro il sentiero della mia vita di esprimersi apertamente e di ascoltare anche il mio cuore…io farò lo stesso.


Giorgio Bargna

martedì 9 febbraio 2016

Ragazze, donne , madri

Nei momenti in cui la politica non mi assorbe troppo i pensieri mi diletto a scrivere di argomenti più indirizzati a valori, sentimenti, situazioni, il tutto senza avere la pretesa di essere un sociologo.

Parliamo oggi di donne, donne che diventeranno madri.
L’infanzia sicuramente influenza la vita di tutti, ma l’universo femminile a mio avviso ne rimane vittima in modo maggiore.

Molto dipende dall’inizio della nostra vita, chi nasce tra le coccole e i premi sicuramente avrà una vita sostanzialmente diversa da chi cresce tra padri padroni e madri per niente tenere che a sei anni ti fanno lucidare le padelle.
Il padre padrone genera sostanzialmente quella ragazza che già a dodici anni sogna di volare via, che spesso spicca il volo a sedici e a diciotto a capito già, tra botte e tradimenti, che non è stata una grande idea sposare il primo che passa per la strada.

Genitori che dispensano coccole e vizi in quantità cresceranno ragazze più serene che avranno il tempo di godersi la vita, diversi ragazzi, la discoteca ed il viaggio di nozze d’elite.

Incontreranno tutte un marito, non sempre è regola che quanto sopra (ed anche sotto)  succeda, ma l’uomo che sposerà la prima ipotesi di donna certamente avrà al fianco una donna pronta a lottare, lavorare, sputare sangue ed essere fedele alla casa fin quando le forze glielo consentiranno, corna e botte comprese. Chi sposerà la seconda ipotesi di donna corre il rischio di avere una persona a fianco che le responsabilità non le conosce nemmeno da lontano, che non triterà la cipolla perché piangono gli occhi e via di seguito.

Diventeranno madri entrambe, queste tipologia di donne, entrambe ameranno i propri figli, ma in base a chi sono diverso sarà il sacrificio e l’educazione che sapranno trasmettere, diverso sarà quello a cui sapranno rinunciare per l’amore che hanno verso i figli.

Certo l’ho messa schematica, molte sono poi le varianti nella vita che fanno saltare gli schemi; la più grande sono gli uomini (non necessariamente mariti) che avranno al loro fianco e gli amici che le consiglieranno, consoleranno, sproneranno.

Io ho espresso una filippica data da una visione maschile della cosa, mi piacerebbe sapere cosa ne pensano soprattutto le donne, ma anche altri maschietti.


Giorgio Bargna

lunedì 1 febbraio 2016

Qualche domanda ad ASF ed a voi

Nella prima mattinata del 28 gennaio scorso un autista della società ASF Autolinee emette un verbale di accertamento e sequestra a mio figlio minorenne tesserino identificativo ed abbonamento (regolarmente pagato).

Viene contestato al ragazzo un “ABBONAMENTO FUORI TRATTA”, sostanzialmente la linea indicata sul tesserino e quella indicata sull’abbonamento non coincidono. A prima vista sembrerebbe che ci troviamo in una situazione di torto, ma secondo me vale la pena di contestare il verbale per i motivi che elenco in seguito e mi viene spontaneo porgere alcune domande ad ASF Autotrasporti.

Innanzitutto contesto all’azienda il luogo dove viene elevato il verbale;  è testimoniabile da terza persona che è stato elevato in altro luogo rispetto a quanto indicato nel verbale.

Chiedo all’azienda come sia possibile ricevere una multa utilizzando un tesserino avuto in possesso dopo una richiesta compilata tramite assistenza di un loro rivenditore.

Chiedo perchè, visto che il problema è stato rilevato in salita sull'autobus ad Albate, mio figlio non sia stato fatto scendere immediatamente dal mezzo anzichè essere stato accompagnato e  fatto scendere in Como città.

Chiedo se è nelle facoltà di un autista il sequesto di un documento personale di riconoscimento e di un abbonamento regolarmente pagato.

Chiedo se avendo pagato regolarmente l'abbonamento sia giusto che il viaggio di ritorno il giorno 28 e i viaggi andata/ritorno del giorno 29 siano dovuti essere stati pagati di nuovo tramite acquisto di biglietti giornalieri.

Ma soprattutto, ed è questo il punto su cui voglio focalizzare la situazione, mi chiedo come sia possibile lasciare senza tesserino ed abbonamento (regolarmente pagato) necessari per il rientro a casa tramite mezzo pubblico un ragazzo minorenne  senza prima accertarsi se abbia le facoltà fisiche e/o mentali di poter avvisare la famiglia e/o di comprare un biglietto e senza accertarsi se sia dotato di un telefono per chiamare un genitore  e/o del denaro necessario per acquistare un qualsiasi biglietto. 

Mi chiedo nel caso fosse successo qualcosa di spiacevole al ragazzo chi avrebbe dovuto rispondere legalmente. L'autista? ASF? I genitori?


Buona riflessione, Giorgio Bargna

martedì 5 gennaio 2016

Candidatura si, candidatura no

Raramente negli ultimi anni, nel rispetto dei ruoli assunti in “Lavori in Corso”, sono intervenuto su argomenti di politica prettamente locale, oggi però faccio uno strappo alla regola a causa di una operetta da quattro soldi che sta andando in scena a Cantù.

Nei mesi recenti molti politici locali si sono ringalluzziti alla lettura dell’esistenza di un presunto, mai dimostrato, “Patto di Via Rencati” e davanti a qualche indecisione del Sindaco Bizzozero sulla propria ricandidatura al ruolo.

I signori in questione hanno avuto un brusco risveglio una mattina della scorsa settimana nel leggere che il “Bizzo” sta valutando, seguendo le regole di LiC, l’opportunità di ripresentarsi.

Non sembrava  loro vero, fino a poco tempo fa, che il mattatore principe della politica canturina si ritirasse dai giochi, quando poi all'improvviso, pouff, è riapparso lo spauracchio…CHE SFIGA!!!

Ora però finito lo sfottò, passiamo alle cose serie, vi dico esattamente come la penso e questo è quanto sosterrò nell’Assemblea di “Lavori in Corso”.

In un commento su Facebook, sbrigativamente, ho riassunto così il concetto: "Poi io personalmente ritengo che un sindaco abbia il dovere di ricandidarsi salvo complicazioni e a mio avviso Claudio Bizzozero non ne ha ne fisiche ne morali".

Un sindaco deve ricandidarsi per più motivi, perché innanzitutto cinque anni (soprattutto in questa realtà socioeconomica) non bastano a fare tutto quanto si è prefisso, perché una città ha bisogno di continuità, perchè se uno ha fatto bene ed onestamente ha il diritto sacrosanto di ripresentarsi.

Qualcuno tra i detrattori afferma che questa città sotto l’amministrazione guidata da lui è stata ferma, ma basta leggere i fatti e si vede che molto si è mosso, dai tagli agli sprechi, all’inizio d’opera di lavori pubblici di necessità comune, opere nelle quali negli anni scorsi nessuno si è esercitato, passando ad un'azione di fiancheggiamento che probabilmente porterà alla parola fine sulla più grande vergogna politica canturina: il PALAZZETTO!

Oh certo, ora qualcuno dirà che a Cantù si è alzata la tassazione locale; questo è innegabile, ma è conseguenza diretta delle scelte politiche romane e lombarde, perciò qualcuno prima di parlare sarà meglio che si guardi allo specchio, anche perché con questi aggiustamenti a Cantù servizi sociali e scuole sono rimasti a livelli non indifferenti.

Comunque ci tengo a chiudere tornando allo sfottò, aggiungendo una frase che ho utilizzato oggi come stato sul mio profilo Facebook:
“... se risica ... se rosica ...”

Giorgio Bargna, Prosindaco di Vighizzolo, frazione departitizzata  ^__^

giovedì 3 dicembre 2015

Auguri di cuore

Ciao, Classe Dirigente Autoreferenziata, volevo farti gli auguri, con un certo anticipo.
 

Tu sei entrata nelle nostre vite, perlomeno i quelle dei nostri genitori tanti, ma tanti anni fa, per poi coinvolgere anche noi. A quel tempo il tuo esiguo numero di compartecipanti non poteva far pensare quanto ci saresti costata in questi anni.
 

Col tempo quasi nessuno tra quelli saliti su carrozzone è sceso, rimanendo ogni volta a far buona compagnia ai nuovi arrivati; nuovi ruoli, nuove mansioni si inventano facilmente.
Poi pian piano ti sei organizzata ed hai fatto assumere tante persone all'interno delle tue aziende, hai fatto sottoscrivere tante tessere, hai aiutato molti in situazione di disagio, ed altrettanti che non lo erano per natura, a trovare un reddito. Col tempo hai imparato che un favore non lo si nega a nessuno e viene sempre ricordato.
 

Nulla di illegale, si intende, ma sei diventata una macchina ingestibile ed ingorda.
 

Ed allora hai dovuto passare da una tassazione financo troppo allegra, che ha permesso di far diventare un paese una potenza mondiale, ad una tassazzione pesante, spocchiosa, insostenibile fatta da mille sigle e siglette che identificavano ogni nuova tassa o pratica burocratica che stava minando il nostro tessuto sociale ed il futuro nostro, dei nostri figli, dei nostri nipoti.

Oh, sempre nulla di illegale si intende, ma hai svuotato le nostre tasche ed ucciso la nostra economia, il nostro futuro, le nostre speranze, il nostro orgoglio del fare e saper fare.


Molti parlano male di te, parlano di malaffare...io mi limito a quanto dice la magistratura, poi ognuno si fa la propria idea. Una cosa però è certa, quando un paio di anni fa mi candidai come Consigliere Comunale, magari tra il serio ed il faceto eravamo più sul faceto, più d'uno mi disse "cosa offri per un voto"; non posso certo affermare che sia colpa tua cara C.D.A., ma di certo non è colpa mia, tantevvero che come candidato consigliere comunale ho raccolto otto voti, compresi quelli di "mammà e mogliera".
 

Volevo farti gli auguri di un buon Natale cara la mia C.D.A., tu probabilmente indosserai cachemire o modelli dell'ultima moda...io il maglione di quattro anni fa.
Tu probabilmente cenerai nei locali più in, io magari comprerò gli ingredienti della caponata nei discount.
Una cosa è certa però, io gli auguri agli amici potrò farli fiero a testa alta e gonfio della mia dignità...tu sei sicura che potrai fare altrettanto?
 

Tanti auguri di buon Natale dal suddito Giorgio Bargna.

giovedì 26 novembre 2015

Edulcorazione

Non ho mai sopportato il "politicamente corretto" ed i "radical chic", sono il risultato ed i promotori primi di un mondo dorato che chiude in gabbia il futuro.

Come spesso è successo in passato prendo spunto dal pensiero di Alain de Benoist, concordo con lui sui risultati dell'evoluzione del messaggio e del fine che la società degli ultimi decenni ha cercato di inculcarci per renderci dei perfetti beoti.

Scriveva il filosofo francese: "Uno dei connotati caratteristici dell’ 'impero del bene' è quell’invasione del campo politico da parte del lacrimevole e del compassionevole che fa sì che alla minima catastrofe che abbia una portata mediatica i ministri ormai si precipitano per esprimere la loro 'emozione' ".
L’evoluzione del linguaggio è significativa, decisiva, indirizzante.

Oggi si preferisce parlare di “fratture sociali” anziché di conflitti sociali.
Guai oggi a parlare di sfruttati, sarebbe automatico il rimando al sistema capitalista, sono più comodi, accattivanti e rilassanti termini quali “diseredati”, “esclusi”, “sfavoriti”, “più bisognosi”. Scriveva de Benoist: "Anche il concetto di 'lotta-contro-tutte-lediscriminazioni', del resto, è stato sostituito da quello di 'lotta contro le ineguaglianza', che la lottadi classe ancora evocava".
E proseguendo: "In 1984, George Orwell spiegava molto bene che lo scopo della 'neolingua' è 'restringere i limiti del pensiero'. Alla fine, renderemo impossibile il crimine attraverso il pensiero, perché non ci saranno più parole per esprimerlo. Il politicamente corretto funziona come la 'neolingua' orwelliana.

L’utilizzazione di parole dal senso dirottato, di termini deviati, di neologismi obliqui, dipende dalla più classica delle tecniche di sbigottimento. Per disarmare il pensiero critico, bisogna sbalordire le coscienze e sgomentare le menti".

Ha subito un lifting anche la morale; la vecchia morale fondava la propria purezza sulle regole individuali di comportamento: si riteneva che la società trovasse giovamento dall'azione benevola e impegnata degli individui che la componevano. La morale destinata ai beoti è affine alla moralizzazione della stessa società.

Riprendiamo ancora le parole del pensatore francese: "La vecchia morale diceva alle persone quel che dovevano fare, la nuova morale descrive quel che la società deve diventare. Non sono più gli individui a doversi comportare in modo corretto, ma la società a dover essere più 'giusta'. La vecchia morale era orientata al bene, mentre quella nuova è orientata al giusto".

Sostanzialmente, senza pubblicizzarlo, le società moderne aderiscono a questa morale "innovativa", fondata sul dover essere (il mondo deve diventare qualcosa di diverso da ciò che è stato sinora).

Non ho mai affrontato per quieto vivere fino ad oggi la teoria del genere; una teoria che pretende di sconnettere radicalmente l’identità sessuale dal sesso biologico.

Qui nulla può descrivere meglio del testo debenoistiano la situazione: "Questa teoria poggia su un postulato di 'neutralità' dell’appartenenza sessuale alla nascita: basterebbe allevare un bambino come una ragazza per farne una donna o allevare una bambina come un ragazzo per farne un uomo. Chi è di parere diverso viene accusato di propagare degli 'stereotipi' (si dimentica che uno stereotipo è soltanto una verità empirica abusivamente generalizzata). Questa teoria ha l’effetto di confondere i due sessi e di rendere più difficile a ciascuno di essi farsi carico della propria identità. Nei fatti, la teoria del genere è insostenibile. Non soltanto il suo postulato di una 'neutralità sessuale' originaria non corrisponde alla realtà, ma si constata che l’appartenenza sessuata favorisce sin dalla primissima infanzia, prima di ogni condizionamento, comportamenti specifici a ciascun sesso. Ciò non significa che le costruzioni sociali non svolgano alcun ruolo nella definizione dell’identità sessuale, ma che queste costruzioni sociali si sviluppano sempre a partire da una base
anatomica e fisiologica. La teoria del genere confonde peraltro il sesso biologico, il genere (maschile o femminile), l’orientamento sessuale e quello che si potrebbe chiamare sesso psicologico (il fatto che un certo numero di donne hanno tratti caratteriali maschili e un certo numero di uomini
tratti caratteriali femminili). Poggiando sull’idea che ci si possa creare da soli a partire dal nulla, in fin dei conti essa discende da una semplice fantasticheria di auto-generazione. Bisogna però prenderla molto sul serio. Nei prossimi anni, è facendo riferimento ad essa che vedremo
moltiplicarsi all’infinito le accuse di 'sessismo'. "

La standardizzazione procede spedita nella propria marcia, qualcuno però le tende lo sgambetto, più gambe si intraversano, prima ci liberiamo.

Giorgio Bargna