sabato 18 aprile 2026

UN FUTURO BASATO SU DIGNITA', LAVORO E INDIPENDENZA ENERGETICA

 



Ne abbiamo già parlato più volte, anche qui ma è sempre meglio tornarci sopra, parlarne, discuterne, non dimenticarsi.

Nell'ideale comune quando si pensa alla Lombardia, si pensa alla regione più produttiva del

Paese, i numeri non sbagliano, ma dietro i numeri troviamo un ossimoro sociale che sta, col tempo,  diventando sempre più insostenibile.

La nostra gente, chi lavora, come chi si gode una meritata pensione, fatica ad arrivare alla terza

settimana del mese.

Se fino a qualche tempo fa quando si parlava del potere d’acquisto si ragionava di numeri e tendenze,  oggi il trend è cambiato disperatamente, parliamo di un’emergenza sociale quotidiana, partendo dall’erosione salariale.

L'inflazione e la salita vertiginosa dei prezzi negli ultimi anni si sono, si stanno, mangiando mensilità intere. 

In cambio "i padroni del vapore" hanno messo in campo bonus, spesso ridicoli, le agevolazioni in bolletta per i nuclei più vulnerabili, letta in 115 euro, scusatemi, sono una presa per i fondelli.

Anche il liberista più accanito sarà d'accordo nel definire un omicidio sociale un costo per l'affitto che sfiora spesso il 60% di uno stipendio, non solo nelle città più grandi come la nostra Como e Milano, ma ormai anche in periferia.

Ora è chiaro che non son più tempi di edilizia popolare, ma le istituzioni dovrebbero avere la decenza di attivare interventi territoriali e nazionali che calmierino i canoni.

Tutti abbiamo diritto a un esistenza dignitosa che è costituzionalmente legata a una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del lavoro, che permetta di sostenere sé stessi e la propria famiglia.

Ma in realtà non è esattamente così, spesso gli stipendi ed il loro valore, sono minati da contratti pirata e dumping, che alimentano la concorrenza sleale tra imprese e condannano i lavoratori alla povertà salariale.

La sostanza ci dice che i salari italiani, ma anche quelli lombardi, non riescono a rincorrere il costo della vita, che più di un lavoratore su dieci vive in una famiglia a rischio povertà, con retribuzioni spesso inferiori al 60% della mediana, che i prezzi dei beni alimentari sono aumentati drasticamente (+30-34% nell'ultimo decennio), che le bollette energetiche sono diventate insostenibili e che i costi abitativi/affitti sono cresciuti tra il 28% e il 60%, rendendo difficile la gestione del quotidiano.

Oggi non dobbiamo più separarci tra destra e sinistra, non dobbiamo più dividerci tra settore pubblico o privato, oggi ci dobbiamo unire tutti a difesa del nostro futuro.

La Lombardia per decenni è stata  un esempio di giustizia sociale, che non aveva assolutamente rallentato la crescita della produzione e del commercio. 

Occorre il ritorno ad una situazione dove il  lavoro sia sinonimo di dignità, stabilità e futuro, Patto per il Nord, il Sindacato del Nord, sono qui per raggiungere anche questo obbiettivo, lottiamo insieme per il Nostro Futuro.

Sarò ripetitivo, sarò nauseante, ma dobbiamo spingere sempre di più al rientro dal residuo fiscale ed all'applicazione delle gabbie salariali, ma anche verso dei piani di indipendenza energetica, riducendo la dipendenza dalle importazioni esterne per garantire stabilità economica e politica.

A mio avviso, non solo fotovoltaico, eolico e tecnologie di accumulo energetico per superare l'intermittenza delle rinnovabili, ma anche il nucleare, possibilità che l'Italia ha sempre escluso, ma che se gestita intelligentemente paga immensamente.

Unisciti a Noi, costruiamo la nuova classe politica fatta dalla gente per la gente, lottiamo insieme per riprenderci il diritto di una vita serena e felice.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


giovedì 16 aprile 2026

IL DIRITTO AUTISTICO

 



Sviluppiamo delle riflessioni, partendo da dei dati citati in un articolo pubblicato dal quotidiano locale "La Provincia di Como", che ci portano a scoprire che le diagnosi che portano al "disturbo" dello spettro autistico, nella sola provincia comasca, parlano di quasi 6mila persone interessate.

In realtà le persone interessate sono molte di più perché la situazione coinvolge anche i genitori, i fratelli, i nonni.

Va detto che nel tempo l'intercettazione del problema è decisamente migliorata in confronto a diagnosi spesso di frontiera che si avevano 25/30 anni fa.

Dobbiamo sicuramente ringraziare la scienza, ma anche un differente approccio al "problema" da parte di medici, genitori, scuole e cittadinanza.

Ma se è migliorata la capacità di intercettare i sintomi, non migliora sicuramente la possibile assistenza, anzi, aumentati i numeri si stringono le maglie, tanto nell'ambito sanitario, quanto nell'ambito scolastico, quanto nel superamento della maggiore età.

Da "adulti", se si è autistici, trovare percorsi che portino a sviluppare autonomia ed indipendenza diventa una sorta di Parigi-Dakar, dove è più facile trovare supporto in associazioni private che non nello "Stato".

Il primo pensiero dei genitori, soprattutto, ma non necessariamente, con l'avvicinarsi di una certa età,

è la preoccupazione per il "dopo di noi", la paura per il futuro dei propri figli autistici, evidenziando la necessità di soluzioni abitative dignitose e non istituzionalizzanti.

Restando sulla realtà comasca purtroppo non esistono molti esempi pratici paragonabili a Cascina Cristina , un centro sia  diurno che residenziale, nato dalla forza di un associazione di genitori e supportato, si da fondi pubblici provenienti da Regione Lombardia, da Fondazione Cariplo ma anche da forti donazioni private e lasciti parrocchiali.

Ma uscendo da questo esempio, tanto raro quanto valido, torniamo a qualcosa di sottolineato qualche riga sopra.

Le famiglie interessate affrontano diverse sfide, spesso legate alla gestione quotidiana e alla necessità di supporto continuo. 

L'autismo non è confinato dentro parametri precisi, ogni ragazzo ha un suo "perché", da qui nasce l'esigenza di interventi multimodali e personalizzati, con richieste di maggiore assistenza sanitaria e riabilitativa-abilitativa sul territorio. E va sottolineato che parliamo del Comasco, so di situazioni a Sud davvero drammatiche, anche nei temi trattati a inizio articolo in termine di intercettazione.

Le famiglie si trovano in situazioni di forte stress psicofisico, non è semplice capire (sia soli che con supporto) come gestire situazioni che a volte hanno dei risvolti veramente tanto pesanti da dover portare alla separazione dei ragazzi dalla famiglia. 

Esistono servizi di sollievo per gestire crisi forti e la quotidianità, ma la battaglia si affronta e si vince tra le mura di casa, ad ogni ora e davanti a mille evenienze, supportati dai propri nervi, dalla propria capacità di affrontare il momento, dall'esperienza, che, volenti o nolenti, si accumula.

Come ogni persona, anche chi è soggetto allo spettro autistico, ha diritto ad una vita sociale che comprende anche un lavoro, che è fonte essenziale per un percorso di autonomia ed indipendenza sia personale che economica, ma l'inclusione nel mondo del lavoro per adulti autistici rimane una sfida significativa.

L'inclusione lavorativa per adulti autistici richiede un approccio mirato, adattando l'ambiente e valorizzando le competenze uniche. Meno del 10% è occupato, rendendo cruciali tirocini, coaching sul posto di lavoro e formazione specifica per colmare le sfide sociali.

Spesso chi soffre di questa sindrome, tanto da ragazzo quanto da adulto, evidenzia ottime capacità in logica, informatica, attenzione ai dettagli e affidabilità, ma è fondamentale passare da un approccio assistenziale ad uno che valorizzi il potenziale lavorativo, mettendoli a loro agio, permettendogli di esprimersi al massimo, perché per loro il massimo obbiettivo non è lo stipendio, ma l'autostima e sentirsi parte del "sistema".

In un sistema sanitario e sociale che ho già descritto più volte, in un momento difficile a livello commerciale, la "battaglia" si fa sempre più ardua, ma chi vive la situazione, malgrado attimi di sconforto, non demorde mai, l'amore per un figlio non ha paragoni.

Oggi il movimento politico dove milito non occupa ancora poltrone, ma arriverà il momento in cui amministrerà città, regioni e nazione ed io sarò li a spingere affinché questo, come altri spinosi temi, venga affrontato con la dovuta serietà e capacità.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como


martedì 14 aprile 2026

EGOISMO, L'ESSERE IO, L'ESSERE DIO




Come succede qualche volta prendo spunto da un pensiero di Marcello Veneziani, troverete in parte il suo pensiero, in parte il mio, due pensieri comunque simili.

Nella vicenda del ragazzino che ha accoltellato l'insegnante ci possiamo leggere il manifesto della nostra epoca, un macabro resoconto di una parte predominante della nostra società che incrociamo anche in altre vicende più recenti che vedono protagonisti i giovani, i più fragili davanti al mondo.

Veneziani isola, interpetra, il riassunto delle frasi del tredicenne, le identifica nella sindrome che affligge il nostro tempo. 

“Non posso più vivere una vita così. Una vita piena di ingiustizia, mancanza di rispetto e banalità. Ucciderò la mia insegnante di francese. Sono unico, non imito casi precedenti. Voglio essere riconosciuto perché vado contro la norma. L’unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita conta oltre la mia. E la vita è inutile se decidi di viverla come un topo. Le regole non sono cose da seguire ma da infrangere, perché devo vendicarmi”. 

Cosa possiamo riconoscere dentro l'Io di chi si crede Dio ed odia tutto ciò che non si riconosce in lui?

Sicuramente ci possiamo riconoscere del disagio più o meno sociale e come afferma Veneziani ci possiamo riconoscere anche il disprezzo della realtà e la considerazione di sé come Unico, Individuo Assoluto, senza limiti e freni. 

Io sono sempre stato un ribelle, ancora lo sono oggi, ma con un codice d'onore, una sorta di vademecum, con il rispetto per il prossimo.

Veneziani, e sono in accordo con lui, vede trasparire in quelle parole la voglia di emergere e distinguersi andando contro la norma e le regole, vendicandosi del mondo. 

Infine la regola regina dell’egoismo, anzi dell’autoesaltazione presente: conto solo io e la mia vita, non gli altri e la loro vita; non voglio vivere come loro una vita da topi.

Qui ragazzi, lasciamo perdere le congetture tipo famiglia difficile, caso isolato, istituzioni assenti.

Qui siamo davanti a un pensiero comune di questa epoca. 

Qui siamo davanti ad un  individualismo esasperato, per cui ogni interesse è accentrato su di sé e tutto il resto, ogni realtà oggettiva che non rientri nella propria sfera d’interessi, viene decisamente ignorata se non addirittura negata,

Qui siamo di fronte ad una miscela esplosiva che aggiunge a quanto detto nel paragrafo precedente egocentrismo, egoismo e narcisismo patologico. 

Cosa comporta questa filosofia di vita?

Chi la interpetra è disposto a rompere o rinnegare ogni genere di legame, ogni genere di impegno, è disposto anche a far del male agli altri, quando non si accontenta di trascurarli.

Sintetizza Veneziani, la traduzione più becera è: conto solo io, conta solo la mia vita, il resto non conta. È la fine delle relazioni e dei legami sociali, a partire da quelli più intimi, è la priorità assoluta di mettersi in salvo anche a costo di mandare alla malora chi ci è accanto. 

Se stessimo parlando di un caso isolato non sarebbe preoccupante a livello sociologico, ma questo è un pensiero diffuso, purtroppo non solo tra i giovani.

Come esplicita Veneziani l’egoismo-egocentrismo dei vecchi fa a gara con l’egoismo-egocentrismo dei ragazzi. 

È tutto un modello di società fondato sull’individualismo e sull’atomizzazione, magari “nobilitato” con aggettivi come liberale, libertario, liberista. La differenza è tra chi vive senza gli altri, e chi vive contro gli altri, con un ego aggressivo.

E qui torniamo al mio (ma anche della mia intera generazione) codice d'onore, alla sorta di vademecum, al rispetto per il prossimo.

Molti, soprattutto gli adulti, riescono a mediare tra il proprio egoismo e quello degli altri tenendo in piedi una sorta di utilità reciproca.

Ma per i giovani è molto più facile cadere nella versione negativa anche perché è difficile poi trovare limiti insuperabili una volta accettata la prospettiva individualista. 

Ci dice Veneziani che quel principio portato alle estreme ma coerenti conseguenze si riassume in una doppia equazione: Io cioè Tutto, Voi cioè Nulla. E si può sostituire voi col mondo intero, gli altri, la società, il prossimo, mentre resta inalterato e supremo l’Io-Tutto. Insomma davanti a episodi efferati come quello di Bergamo anziché scaricare tutto su un bambino malvagio, provate a scoprire quanta dose di quell’atteggiamento si nasconde in voi e intorno a voi. Allora si capirà che l’aspetto peggiore di quell’episodio non è il fatto di essere abnorme ma di rappresentare seppur in modo estremo una nuova, tremenda normalità. 

Sono questi i danni dell'atomizzazione, di una società in  cui gli individui sono isolati, privi di legami sociali significativi, di una dimensione pubblica condivisa e di un senso di appartenenza a una comunità.

La società atomizzata è caratterizzata da una profonda passività, da un egoismo diffuso, dalla mancanza di mutualità e purtroppo anche dall'abbandono dell'altro al proprio destino.

E l'altro, non molto raramente è nostro figlio, quindi assumiamoci anche noi le colpe. almeno fino quando non avremo ristabilito il senso di comunità perché vivere in comunità aiuta a trasformare la fragilità in risorse condivise e irrora la consapevolezza che il singolo conta per il gruppo e viceversa.

Giorgio Bargna