mercoledì 11 marzo 2026

COMO. SICUREZZA, ANALISI E CONTROMISURE


Analisi della Sicurezza in Provincia di Como: una sfida complessa tra risorse, territorio e prevenzione

Dedichiamo qualche riflessione alla sicurezza in Provincia di Como. Sebbene la cronaca sia dominata da rapine e reati di strada, il quadro complessivo è ben più articolato e richiede un’analisi profonda.

Un quadro critico La nostra provincia registra numeri preoccupanti: siamo costantemente tra le prime province italiane per furti in appartamento. Le infrastrutture di trasporto rappresentano un punto nevralgico: nel primo semestre del 2025, sono state oltre 2.900 le denunce raccolte nelle stazioni e sui treni lombardi, un dato che ci tocca da vicino data la mobilità quotidiana dei nostri pendolari. Sul fronte dello spaccio, i dati 2024 ci collocano al 59° posto, ma è l'escalation della violenza di genere e sessuale a imporre un campanello d'allarme: con circa 35 denunce mensili tra stalking, maltrattamenti e violenze, Como risulta essere, dopo Milano, tra le realtà lombarde più esposte.

Esiste inoltre una criticità spesso sottaciuta, ma di estremo rilievo sociale: la sicurezza sul lavoro. Le irregolarità in cantieri e aziende sono frequenti, come testimoniano i sei cantieri sospesi tra Como e Cantù nei primi mesi del 2026.

Oltre le polemiche: le cause strutturali Sarebbe populismo spiccio puntare il dito contro chi, sul territorio, si occupa di sicurezza. Esprimiamo la nostra massima solidarietà alle Forze dell’Ordine, costantemente sotto pressione e spesso vittime di aggressioni durante il servizio, fattore che ne limita inevitabilmente l'efficacia operativa. Il problema non è la mancanza di volontà, ma un deficit strutturale di risorse, inadeguate alla complessità di un territorio che funge da crocevia internazionale. La posizione di frontiera facilita il transito di attività illecite, mentre la presenza sotterranea, ma pervasiva, della criminalità organizzata complica ulteriormente la gestione dell'ordine pubblico.

A questo si aggiunge l'emergere, tra fine 2025 e inizio 2026, di fenomeni legati a "baby gang" e aggressioni di gruppo, che coinvolgono coetanei di diversa estrazione, in un contesto dove la percezione di una giustizia lenta e di una pena poco certa riduce drasticamente l'effetto deterrente delle operazioni di polizia. Pur mantenendo alta l’attenzione sull'immigrazione irregolare — come dimostrato dai 13 allontanamenti eseguiti dalla Questura nel marzo 2026 nei confronti di soggetti con gravi precedenti — la repressione, da sola, non basta.

Una nuova strategia: l'approccio integrato Il problema ha radici profonde che toccano il tessuto sociale. Quando la convivenza civile e il rispetto reciproco vengono meno, l'intervento deve farsi corale. Proporre di trattenere il residuo fiscale o aumentare gli organici è legittimo, ma serve anche un approccio integrato che affianchi alle misure repressive strategie educative, sociali e urbanistiche.

Cosa può fare chi amministra le città?

  • Sicurezza urbana: Potenziamento della videosorveglianza, supporto al controllo di vicinato e presidi mirati nei punti critici.

  • Prevenzione sociale: Investire in programmi scolastici sulla gestione dei conflitti e contro il bullismo; creare centri giovanili e percorsi di mentoring che offrano alternative concrete alla strada.

  • Formazione e lavoro: Contrastare la descolarizzazione con programmi di formazione professionale per offrire prospettive di futuro ai giovani più fragili.

  • Urbanistica: Progettare spazi pubblici più sicuri, migliorando l'illuminazione, curando il decoro e favorendo una "sorveglianza naturale" attraverso una pianificazione urbana attenta.

In conclusione, la sfida della sicurezza non si vince solo con le divise, ma costruendo una comunità più coesa e attenta. Queste sono le indicazioni che intendo sottoporre ai nostri Sindaci: passare da un'amministrazione che subisce l'emergenza a una che la previene.

Giorgio Bargna 

Patto per il Nord

 Como

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