Quarta pubblicazione dedicata al "Documento Programmatico" di Patto per il Nord, il quale non è solo un atto costitutivo, ma una bussola politica. Attraverso una serie di pubblicazioni tematiche, intendo esporre le fondamenta, l’identità e le intenzioni del nostro Movimento. Non si tratta di una riflessione estemporanea, ma di un manifesto di intenti.
Ci dedichiamo oggi ad energie ed infrastrutture.
Energia: una priorità strategica per la competitività e l'autonomia del Paese
La questione energetica rappresenta la priorità trasversale per eccellenza: il suo impatto abbraccia la competitività delle imprese, il benessere delle famiglie e l’autonomia strategica dell’Italia. Se la transizione energetica è una necessità imprescindibile, essa deve essere governata con pragmatismo, evitando approcci ideologici che rischierebbero di compromettere il nostro sistema produttivo.
Neutralità tecnologica: una scelta di responsabilità
Per un Paese a forte vocazione manifatturiera come l’Italia, l’esclusione di tecnologie basata su pregiudizi ideologici è un lusso che non possiamo permetterci. Sosteniamo con convinzione il principio di neutralità tecnologica: ogni fonte — rinnovabili, gas naturale come vettore di transizione, nucleare di nuova generazione, idrogeno (dove economicamente sostenibile), geotermia e biomasse — deve essere valorizzata. Il criterio di selezione è semplice e rigoroso: ogni soluzione che garantisca sicurezza, affidabilità ed efficienza economica deve trovare spazio nel nostro mix energetico.
L’energia come motore, non come balzello
L’energia deve tornare a essere una leva di competitività e non un mero strumento di politica fiscale o punitiva. Le attuali accise sull’energia si traducono, di fatto, in una tassa sulla produzione. È essenziale che la bolletta energetica delle imprese — in particolare in un motore economico come il Nord Italia — converga rapidamente verso la media europea, invertendo l'attuale tendenza.
Autonomia come obiettivo geopolitico
La dipendenza da fornitori instabili è un rischio geopolitico oltre che un insostenibile onere economico. L’Italia deve puntare all’autonomia energetica. In questo scenario, il Nord, forte della sua dotazione infrastrutturale e tecnologica, è chiamato a ricoprire il ruolo di piattaforma strategica per la diversificazione delle forniture nazionali.
Realismo nei tempi e nei modi
La transizione deve essere graduale e realistica. I tempi di attuazione non possono essere dettati da calendari politici arbitrari, ma devono essere subordinati alla maturità tecnologica e alla sostenibilità economica. Forzare la transizione oltre le reali capacità di adattamento del sistema industriale significa distruggere valore e occupazione, senza produrre benefici ambientali tangibili.
L’infrastruttura come motore: superare il freno strutturale del Nord
Il ritardo infrastrutturale del Nord non è un problema di settore, ma un freno strutturale allo sviluppo. L’area più produttiva del Paese è oggi paralizzata da infrastrutture che non riescono più a sostenere il ritmo dell’economia.
Il divario con i competitor europei è evidente e misurabile in termini di velocità di collegamento, capacità logistica, connettività digitale e intermodalità. Per colmare questa distanza, le priorità d’azione devono essere radicali:
1. Corridoi europei: connettere, non isolare
Il completamento dei grandi assi di connessione (Brennero, Terzo Valico, Alta Velocità verso Est) richiede tempi certi, governance snella e un dialogo reale con i territori. Il Nord deve tornare a essere il fulcro strategico dell’Europa, non un’area isolata dalla burocrazia.
2. Logistica integrata: il sistema prima dei compartimenti
Porti, interporti, ferrovie merci e ultimo miglio devono agire come un unico ecosistema. La logistica è un pilastro della competitività, al pari di energia e fiscalità: la frammentazione gestionale è un costo occulto che le imprese non possono più sostenere.
3. Governance territoriale: decidere con il territorio
Le scelte infrastrutturali devono essere condivise, non imposte da commissariamenti centralizzati. L’esperienza ha dimostrato il fallimento del modello "calato dall'alto": tempi dilatati, costi fuori controllo e scollamento totale dalle esigenze del tessuto produttivo. Serve un nuovo patto che valorizzi la capacità decisionale locale.
4. Infrastrutture digitali: connettività universale
La banda ultra-larga e il 5G non sono "servizi aggiuntivi", ma infrastrutture primarie. In un'economia che corre verso la digitalizzazione, la connettività non può essere a macchia di leopardo. Ogni comune, distretto industriale e area agricola deve avere pari dignità digitale.
5. Manutenzione: la cura dell’esistente
Oltre alle grandi opere, serve un piano ambizioso per la cura dell'esistente. Strade provinciali, ponti, reti idriche ed edilizia pubblica (scuole e ospedali) richiedono manutenzione costante. È tempo di invertire la rotta: l'Italia deve imparare a spendere bene nella cura del proprio patrimonio tanto quanto nella pianificazione del nuovo.
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