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mercoledì 1 aprile 2026

DAL POLITICO LOCALE ALLA GESTIONE NAZIONALE (VARIANTE TREMEZZINA)

 



La figura di Leonardo (Leo) Carioni è storicamente legata alla Variante della Tremezzina principalmente per il suo ruolo politico come Presidente della Provincia di Como (dal 2002 al 2012). 

Durante il suo mandato, Carioni è stato uno dei principali promotori dell'opera, definendola strategica per risolvere l'annoso problema del traffico sulla Strada Statale 340 "Regina". 

Carioni ha sostenuto con forza il progetto nei primi anni 2000, lavorando per ottenere i finanziamenti necessari e l'inserimento dell'opera tra le priorità infrastrutturali della Lombardia.

Sotto la sua presidenza sono stati mossi i primi passi decisivi per la progettazione e il superamento dei vincoli ambientali, sebbene l'avvio effettivo dei cantieri sia avvenuto molto dopo il termine del suo incarico e magari c'è da chiedersi il perché.

L'approvazione del progetto definitivo, da parte di Anas, che gestisce l'appalto, nel 2019 e di quello esecutivo nel 2022 ha permesso l'avvio di questa opera, stimata inizialmente come da oltre 390 milioni di euro, ma stime non ufficiali parlano di un rincaro di un centinaio di milioni di euro.

La cifra iniziale è destinata a lievitare a causa di spese aggiuntive, tra cui la gestione dell'arsenico e degli idrocarburi rinvenuti durante gli scavi, che non risultavano durante le perizie iniziali oltre alla necessità di perizie di variante.

I lavori per la Variante della Tremezzina sono iniziati ufficialmente il 29 novembre 2021  e la stima ufficiale di fine lavori prevedeva la consegna in tempi utili per le olimpiadi del 2026.

Anas ha confermato a fine 2024 che l'obiettivo di terminare entro il 2028 è ancora considerato possibile, ma alcune fonti locali e istituzionali, a seguito delle criticità emerse, hanno indicato una finestra temporale di fine lavori più ampia, estesa tra il 2028 e il 2029. 

Senza polemizzare oltre e senza voler approfondire tecnicamente, ci troviamo ancora una volta allo scontro frontale tra ciò che un politico locale, che ama il proprio territorio, mette in progetto e ciò che un ente, un impresa, un carrozzone a gestione nazionale riesce a rallentare e a volte ad affondare.

Anas S.p.A. è parte del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane dal 2018 ed è vigilata dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, con socio unico il Ministero dell'Economia.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, sta coordinando l'iter per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, un'opera considerata strategica per il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria da parte del Governo e da Salvini stesso, tanto è vero che è stato confermato uno stanziamento di 13,5 miliardi di euro per la realizzazione dell'opera. 

Quindi stiamo parlando di miliardi contro milioni di euro per un opera lunga un terzo confronto alla Tremezzina, con davanti a noi una sola certezza, la Tremezzina sarà davvero utile, una volta ultimata, e col solito dubbio sulla realizzazione del ponte, di cui si parla dalle calende greche.

Se ami il tuo territorio, se ne vuoi il benessere, se vuoi che i soldi dei tuoi balzelli restino sul territorio sostieni o vieni a far parte di "Patto per il Nord", l'unico movimento che ha a cuore ancora le istanze del Nord, l'unico movimento che può ancora permettersi di definirsi il "Sindacato del Nord"!!!!


Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como





PRONTO SOCCORSO, UNA DIFFICOLTA' NON SOLO COMASCA DA RISOLVERE

 


Apprendiamo i dati seguenti, che riguardano il territorio comasco, ma poi andremo oltre, attraverso un articolo del quotidiano locale "La Provincia di Como".Precisiamo che si illustra il tempo di permanenza totale che comprende, oltre la sala d'attesa la valutazione clinica, gli accertamenti diagnostici, le consulenze specialistiche.Al Pronto soccorso del Sant’Anna si parla di dieci ore e cinque minuti, a Cantù in media sette ore e 13 minuti, a Menaggio tre ore e otto minuti.Ma ai codici di importanza minore può capitare di aspettare invece anche un giorno intero e più.

Scopriamo attraverso questo dettagliato articolo che il numero dei pazienti nel tempo è calato, a salire è stata l’attesa. 

Questo a causa dell'ormai ben nota mancanza, e l'altrettanto nota difficoltà, dei ricoveri, dovuta alla sempre più elevata mancanza di letti nei reparti e, questo lo aggiungo io, la sempre più elevata mancanza di reparti nelle strutture minori.

Scopriamo anche, e non credo proprio sia un fenomeno solo comasco, che l'80% dei casi registrati sono codici bianchi o verdi, situazione che denota la mancanza di medici sul territorio, ma soprattutto che oggi il medico è difficilmente raggiungibile, in molti casi, fuori dagli orari di ambulatorio.

Attraverso una ricerca internet scopriamo che i pronto soccorso in Lombardia vivono una fase di forte crisi, con oltre la metà delle strutture (circa 30 su 45) che non rispetta i requisiti standard, causando attese spesso superiori alle 8 ore. 

Nonostante la situazione critica, la Regione ha evidenziato l'impossibilità di chiudere i presidi non a norma per non ridurre l'assistenza.

Le principali criticità includono una grave carenza di personale medico e infermieristico, accessi impropri e carenza di posti. Molti medici e infermieri abbandonano i reparti di emergenza a causa dei ritmi insostenibile, ma anche a causa, a mio avviso, di una certa mancanza di sicurezza, come evidenziato spesso dai fatti di cronaca, i quali però è non possono annoverare i vari casi di violenza verbale e maleducazione che si possono rilevare ogni giorno all'interno dei pronto soccorso.

La situazione a livello nazionale è caratterizzata da una crisi strutturale profonda, anche qui nonostante il calo degli accessi totali rispetto al passato, la riduzione del numero di strutture operative e la carenza di personale hanno creato una pressione insostenibile sul sistema, con lunghe attese, sovraffollamento e barelle nei corridoi. 

Aldilà degli "accessi impropri", scopriamo che tra il 2003 e il 2023, i pronto soccorso sono scesi da 659 a 433, con una riduzione di 226 unità.

Secondo la Società Italiana di Medicina d'Emergenza-Urgenza, mancano all'appello almeno 3.500 medici, pari al 38% del personale necessario. Anche la carenza infermieristica è critica comportando turni scoperti e condizioni disagiate, in particolare al Sud.

Questa miscela esplosiva ha creato il fenomeno del boarding, tradotta, la già citata lunga permanenza dei pazienti in barella al pronto soccorso in attesa di un posto letto in reparto. Riguardo questo vi sono studi i quali evidenziano che l'attesa prolungata in pronto soccorso e il sovraffollamento aumentano la mortalità dei pazienti.

Risolvere le difficoltà dei Pronto Soccorso richiede un approccio strutturale che vada oltre l'emergenza quotidiana, intervenendo sulla carenza di personale, il sovraffollamento e il legame con il territorio.

Ma per arrivare a questo occorre innanzitutto una classe politica ancor prima capace che onesta, ma soprattutto legata al territorio ed al bene comune.

Poi occorrono fondi, e noi di "Patto per il Nord" siamo ogni giorno sempre più convinti che il denaro della tasse e delle imposte debba restare sul territorio, per risolvere i problemi e gestire le necessità del territorio, sanità e primo soccorso compresi.

Solo attraverso questo  si potrebbero implementare i medici di base e le Case di Comunità, per gestire i codici non urgenti al di fuori dell'ospedale, oltre che rafforzare il servizio per la continuità assistenziale (ex guardia medica), per evitare accessi impropri in pronto soccorso.

Solo attraverso questo si potrà colmare il deficit di circa 3.500 medici di emergenza-urgenza, rendendo la specializzazione più attrattiva, anche attraverso migliori retribuzioni e condizioni di lavoro, contrastando così il burnout e la conseguente fuga di personale sanitario.

Solo attraverso questo si potranno elaborare soluzioni scientifiche e innovazioni tecnologiche.

Giorgio Bargna

Patto per il Nord

Como

domenica 29 marzo 2026

DISAGIO ABITATIVO, A COMO E NON SOLO


Prendiamo spunto da un articolo pubblicato sul quotidiano "La Provincia di Como" del 29/03/26 per trattare un tema di importanza enorme che in un mondo atomizzato come il nostro sfugge ai radar della gente comune.
Si parla di quanto emerso in un convegno in cui si trattava del disagio abitativo oltre che della mancanza di un senso profondo del vivere in una comunità.
Il disagio abitativo è un fenomeno complesso che non riguarda solo la mancanza di un tetto, ma un insieme di condizioni che rendono l'abitare precario, inadeguato o insostenibile. Si manifesta quando una persona o una famiglia non riesce a soddisfare il proprio bisogno primario di casa in modo dignitoso e stabile.
Il disagio abitativo ha un impatto profondo, oltre che sugli anziani e le persone mature, anche sulle nuove generazioni, compromettendo il rendimento scolastico e le prospettive future dei minori che vivono in contesti precari. 
Non è un segreto che esistano delle difficoltà abitative concrete che affiancano quelle che al contrario sono situazioni create da persone che non hanno alcuna intenzione di pagare affitti e spese.
E per gli onesti spesso e volentieri si vengono a creare antipatiche situazioni di emergenza, spesso susseguenti a ritardi burocratici, a volte inconcepibili, che spesso complicano ancor di più le situazioni.
Il disagio abitativo raccoglie in gruppo una serie di persone, famiglie, spesso anziani, che quando va bene riescono a vivere decorosamente e pagando le spese vivendo in spazi angusti e/o fatiscenti.
E quando la burocrazia, cioè le Amministrazioni di vario livello, ti rema contro è difficile trovare un appoggio, un aiuto.
E' emerso che a Como l'80% degli sfratti per morosità non sono dovuti da fattori di "illegalità", ma sono dovuti alle difficoltà di persone che perdono il lavoro, che affrontano malattie importanti, che magari non riescono più ad affrontare il carovita attraverso la pensione.
Avere una casa di proprietà e viverla indecorosamente o perderla, vivere in una casa in locazione e non riuscire a pagare la pigione, porta oltretutto alla perdita della dignità, comporta problemi di serenità mentale e mina le relazioni, siano esse famigliari che più sociali.
Lo Stato non può abbandonare, innanzitutto, i propri anziani e i propri ammalati, ma nemmeno le famiglie in generale.
Non si può giungere in aiuto, quando si riesce a farlo, in estremo ritardo, va studiata ed applicata una strategia preventiva, perché la casa deve essere un diritto per tutti, innanzitutto per gli onesti integrati nella comunità, che la comunità hanno contribuito a svilupparla.
Certo, questo è un concetto che, in un Paese dove il senso di comunità è stato spazzato via dall'atomizzazione e dove si è legati alla percezione della casa di proprietà, fa un po' fatica a passare, ma che non possiamo dissimulare.
Il vero concetto è invece essere innanzitutto comunità, poi all'interno di essa, creare dignità per tutti, disoccupati (involontari), anziani, giovani, infermi e sofferenti.
Per creare strumenti e soluzioni però non basta la volontà, non bastano le parole, occorre denaro, occorre spenderlo bene.
L'argomento di cui abbiamo trattato mi convince ancora una volta in più a sostenere la necessità di Territori Autonomi, che trattengano sul proprio suolo quanto dovuto in tasse e contributi, affinché questo denaro venga speso, anzi, mi scuso, investito bene da amministratori che possiamo controllare da casa, non attraverso i racconti mediatici.
Lo scopo finale della nostra azione politica, non può che essere il benessere dei nostri territori e questo lo si può ottenere soltanto attraverso quanto scritto qui sopra.

Giorgio Bargna
Patto per il Nord
Como