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sabato 21 marzo 2026

RIBADISCO PERCHE' HO SCELTO " PATTO PER IL NORD"



In questi giorni in cui il Nord, in cui chi crede nell'Autonomia, piange la scomparsa di Umberto Bossi torno a spiegare perché ho scelto "Patto per il Nord".

Seguo la politica da quando ero bambino e la RAI trasmetteva la "Tribuna Politica" di Jader Jacobelli.

Da ragazzo non ho mai amato il termine "Arco Costituzionale", sapeva già di casta quando ancora nessuno poteva immaginare il futuro.

Quattro persone con il loro carisma, con la loro capacità, la loro intelligenza mi hanno ispirato.

A livello filosofico Alain de Benoist, a livello pratico Giorgio Almirante, Umberto Bossi, Claudio Bizzozero.

Il mio primo voto andò al Movimento Sociale Italiano, innanzitutto perché emarginato, poi per il fascino di Almirante e poi perché in quel periodo mi ispirava l'idea sociale di una destra non fascista, che però dopo la mancata acclamazione a Tarchi abbandonai.

Nasceva poco dopo il "Sogno Padano", i giornalini della Lega Lombarda nelle cassette della posta, Bossi che girava per città e quartieri, verità scomode che venivano portate a galla.

Da sempre ho creduto nelle Regioni Autonome basate sui Municipi, ci credo ancora oggi, lo crederò sempre.

Non mi sono mai iscritto alla Lega, l'ho seguita, sponsorizzata, votata e poi a volte criticata.

Non apprezzai mai la coalizione con Berlusconi e poi nel Maggio del 97 le scelte di Bossi rispetto all'assalto al Campanile di San Marco, alcuni errori e scelte che non sto ad elencare, mi convinsero a  pensare alla politica locale e basta.

Aderii a "Lavori in Corso" (Lista civica canturina), sempre con il sogno bossiano in testa però, li conobbi, incontrai, apprezzai Claudio Bizzozero che considero il mio maestro politico.

Con lui, poi però, non solo la civica canturina ma tanti altri passaggi tra cui "Partito d'Azione Civica", "Movimento Autonomista Lombardo", "Fronte di Liberazione Fiscale", "Grande Nord", il comune filo di tutto questo la Regione Autonoma a Statuto Speciale della Lombardia.

Oggi sono ancora qui con Paolo Grimoldi, Giancarlo Pagliarini, Roberto Bernardelli, Angelo Alessandri, Jonny Crosio, Monica Rizzi, Giuseppe Leoni e molti altri a combattere per il mio sogno lombardo.

Come i Samurai penso che l’essenza di un’azione pura consista nel raggiungere lo scopo dopo aver sfiorato l’abisso dello scacco, ogni giorno è un passaggio in più verso la vittoria.

Patto per il Nord è l'ultimo treno che passa, concreto e determinato e li continuo la mia lotta verso il futuro che voglio per me e le generazioni a venire.

Tutto il resto sono solo chiacchiere e distintivo, citando De Niro.


Giorgio Bargna

Tessera 0624

Patto per il Nord


 

giovedì 19 marzo 2026

NEL TUO NOME, AVANTI TUTTA!!!!!

 


Non ho mai avuto la tessera della Lega, ma vi assicuro di essere il più leghista tra i "leghisti".

Ti saluto Umberto, tu non lo sai, ma io volevo invitarti al mio matrimonio, ma tu il giorno prima celebravi la "Dichiarazione di Indipendenza della Padania" e non ho osato disturbarti.

Tu sei stato il vero motivo che mi ha spinto e mi spinge oggi a fare politica.

Tu sei l'unico che ha portato l'idea di un innovazione sullo scenario politico nazionale.

Tu, da oggi, sappi che nel tuo ricordo, nel tuo onore, nella tua grandezza mi impegnerò ancora di più per portare avanti l'idea federalista.

Meriti che il sogno si coroni, meriti che il Nord abbia dignità.

Ma noi, Lumbard, siamo generosi, a volte senza saperlo e il nostro impegno porterà benessere a tutta la Nazione, perché la burocrazia, la negligenza, le mafie e il malcostume si cancellano soltanto attraverso il federalismo.

Riposa in pace Umberto, il tuo sogno verrà realizzato da Paolo, me e tutti i "ragazzi" di Patto per il Nord e grazie ancora per essere stato il mio maestro politico.


Giorgio Bargna

Segretario Provinciale

Patto per il Nord


mercoledì 18 marzo 2026

DECOLONIZZAZIONE E LAVORO PUBBLICO


Prendo spunto da un pensiero condivisibile di Gigi Cabrino pubblicato su "La Nuova Padania".

Da anni noi autonomisti, federalisti, secessionisti, e chi più ne ha più ne metta, cerchiamo la via del vivere liberi e, se non ricchi, sereni al nord.

Tante le proposte, a partire dalla secessione, per arrivare alle regioni autonome o al federalismo municipale.

Ci è sfuggito però un dettaglio, che invece Umberto Bossi focalizzava già decenni fa, siamo colonizzati.

Non in senso fisico, l'immigrazione meridionale degli anni 50 e 60 ha portato benessere a livello produttivo ed economico e non va processata, anzi, se non in un "settore".

Si perché, dobbiamo dire "mea culpa mea maxima culpa ", avendo lasciato nelle mani di chi non era autoctono ogni forma lavorativa statale.

Non stiamo a sindacare sulla produttività, non ci sarebbe controprova, ma facciamo un altro ragionamento.

La presenza di nativi nelle poste, nelle scuole, nelle varie forze di polizia, nei vari uffici pubblici avrebbe rafforzato la fiducia nello Stato e portato la forza lavoro e la tenacia dei nativi all' interno dello Stato, avrebbe sicuramente ridotto il voto "per riconoscenza", avrebbe dato sicuramente una visibilità diversa allo "Stato".

Invece il nordico, nel nostro caso il lumbard, ha sempre visto il lavoro statale quale ultima ipotesi.

Beh ragazzi, se vogliamo il federalismo, questo deve essere "guidato" da chi è nato e risiede nel territorio, compresi gli immigrati italiani di terza o quarta generazione, altrimenti gestirà sempre qualcuno che al territorio non è legato e penserà solo allo stipendio.

Quindi il mio invito personale ai giovani è di invadere il lavoro pubblico, avere dipendenti che vivono e amano il territorio è fondamentale per il territorio stesso.

Giorgio Bargna